Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Chris Kraus
Sceneggiatura:
Chris Kraus
Regia:
Chris Kraus
Prodotto da:
Kordes & Kordes Film Gmbh, Swr, Br, Arte, Journal Film Klaus Volkenborn Kg
Distribuito da:
Lady Film
Edizione italiana:
CDL
Dialoghi italiani:
Elisabetta Bucciarelli
Direttore del Doppiaggio:
Elisabetta Bucciarelli
Assistente al doppiaggio:
Gianni Simoncelli
Fonico di doppiaggio:
Simone Bertolotti
Fonico di mix:
Fausto Ancillari
Sonorizzazione:
Sound Art 23
Voci:
Monica Bleibtreu:
Graziella Polesinanti
Hannah Herzsprung:
Myriam Catania
Stefan Kurt:
Gaetano Varcasia
Richy Müller:
Vittorio Guerrieri
Sven Pippig:
Roberto Stocchi
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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Due donne spezzate dal dolore di vivere trovano un modo di sopravvivere una nell’assoluto ossequio della regola, l’altra nel suo totale rifiuto.
L’opposta attitudine verso la norma tra l’anziana Traude, ex nazista lesbica insegnante di pianoforte in un carcere femminile e la giovane omicida Jenny, stuprata dal padre e colà detenuta, sembra separare irrimediabilmente due esseri umani invece intimamente simili nell’essere soli, diversi e disadattati, asociali, non più capaci di amare e capaci di esprimersi – in modo geniale – solo attraverso il pianoforte. Non a caso le due donne convivono in un carcere e nella musica, due mondi chiusi e fondati sul ferreo rispetto della regola.
Nessuna retorica di salvezza né attraverso la rieducazione carceraria – che non esiste – né attraverso la musica: Traude sarà costretta a far evadere Jenny per permetterle di partecipare a un concorso e Jenny la ripagherà sostituendo Schumann con una furiosa esibizione di "musica negra", in un ultimo e disperato insulto al mondo che al di là di una perplessa standing ovation del pubblico, solo Traude forse è in grado di capire.
La regia è rigorosa, intensa, emotiva, tutta centrata sui particolari e sulla sensibilità dell’interpretazione, e avrebbe meritato un doppiaggio accorto.
Il doppiaggio italiano invece è senza infamia ma soprattutto senza lode. I dialoghi sono piuttosto trascurati e approssimativi. L’asciuttezza e la stringatezza dei dialoghi originali avrebbero permesso senz’altro una attenzione che è mancata, viste anche le evitabili imperfezioni come due professioniste che chiamano il solfeggio "leggere le note" o annunciare una rivolta al braccio 9 in un carcere che non ha bracci. Esemplare della superficialità della scrittura è il personaggio della psicologa, figura del grottesco teatrino del mondo normale che si confronta con la devianza, che in italiano sembra uscita da una rivista da parrucchiere.
La direzione del doppiaggio sembra non aver sollecitato altro oltre le naturali capacità degli attori. Mentre Roberto Stocchi coglie e ripropone la frustrazione della guardia Mutze, falso gigante buono, e Gaetano Varcasia rende bene il modernismo d’accatto del direttore Meyerbeer, le due protagoniste non sono adeguate: Graziella Polesinanti prova a riprodurre la recitazione compressa di Monica Bleibreu risultando però alla fine un po’ più piatta del necessario, mentre Myriam Catania sembra mancare di ogni profondità nell’affrontare il complesso personaggio di Jenny.
Giovanni Rampazzo
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