Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Paul Haggis
Sceneggiatura:
Paul Haggis, Bobby Moresco
Regia:
Paul Haggis
Prodotto da:
Bull's Eye Entertainment, Paul Haggis Productions, Stratus Film Co., Dej Productions, Apolloproscree
Distribuito da:
Filmauro
Edizione italiana:
SEFIT-CDC
Dialoghi italiani:
Filippo Ottoni
Direttore del Doppiaggio:
Filippo Ottoni
Voci:
Sandra Bullock:
Laura Boccanera
Don Cheadle:
Angelo Maggi
Matt Dillon:
Pino Insegno
Jennifer Esposito:
Gabriella Borri
William Fichtner:
Sandro Acerbo
Brendan Fraser:
Massimo Lodolo
Terrence Howard:
Roberto Pedicini
Chris :
Roberto Gammino
Thandie Newton:
Claudia Catani
Ryan Phillippe:
Gianfranco Miranda
Michael Pena:
Simone Mori
Larenz Tate:
Nanni Baldini
Beverly Todd:
Paola Mannoni
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dialoghi italiani |
4 | |||
direzione del doppiaggio |
4,5 | |||
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A tredici anni dal capolavoro di Altman America oggi, Paul Higgis torna a incrociare storie di esseri umani sullo sfondo di una Los Angeles presa a emblema di un melting pot non digerito.
È un’umanità spaurita, angariata, incapace di rapporti minimi di convivenza, ma in fondo innocente. E infatti il biblico Big One che accelera la spinta autodistruttiva di America oggi è sostituito in Crash da una nevicata consolatrice e in qualche modo istruttiva, per chi è ancora in grado di capirlo.
Un amaro e bellissimo film, con un ottimo cast, che perde nulla o molto poco nel doppiaggio italiano.
I dialoghi sono in generale adeguati a personaggi e situazioni. È ben gestito il rapporto dei tanti immigrati con la lingua del paese ospite (che mai ci viene esplicitamente ricordato essere l’americano), come è indovinato aver mantenuto in italiano un uso sovrabbondante di “okay”, che da semplice intercalare diventa simbolo di un tentativo (penoso, in verità, visto che nessuno capisce nessuno) di parlare la stessa lingua. Tra tutti, particolarmente azzeccati sono il linguaggio e lo spirito dei duei ragazzi neri e dei ricettatori di automobili: il cinismo involontario del dialogo intorno al fatto che, come dice Discovery Channel, esistono metodi scientifici per trovare le tracce di sangue più invisibili e che alcuni assassini vengono presi mentre stanno guardando proprio Discovery Channel, è perfettamente reso in italiano.
Ma poiché la perfezione non è di questo mondo, devo segnalare anche qualche caduta, dovuta – suppongo – in qualche caso a disattenzione e in altri a tendenza all’autocompiacimento. A disattenzione è senz’altro dovuta la traduzione del dialogo del fabbro con sua figlia quando le regala un mantello fatato che la proteggerà dai pericoli: alla bambina che chiede «Devo levarlo quando faccio il bagno?», il padre risponde «No. Lo tieni su tutto il tempo», traduzione letterale dell’inglese “all the time”. Nella stessa ottica, sarebbe stato bene rendere più chiara la battuta dell’investigatore Graham alla collega Ria, di padre portoricano e madre salvadoregna, «Chi avrà fuso insieme quelle culture così diverse per produrre gente che come parcheggio usa il giardino?». La traduzione è senz’altro letterale, ma ce ne sfugge il senso.
Alla tentazione di usare un linguaggio elegante fuori luogo (quello che ho definito autocompiacimento) sono imputabili invece l’uso di “occorre” per “to need”, utilizzato ben tre volte, da personaggi molto diversi (l’uomo dell’ufficio del procuratore, il fabbro e sua figlia di sei anni): un verbo già ricercato di suo, e che quindi si fa notare, che suona particolarmente artefatto nella bocca di una bambina. Allo stesso modo l’espressione “ti turba” è messa in bocca una volta di troppo (alla moglie del regista televisivo e al comandate della polizia). Per finire, il poliziotto “buono” che dà un passaggio al ladruncolo d’auto e che finirà per ucciderlo per paura, usa un registro linguistico non aderente né al personaggio né all’originale: «Dove sei diretto?» (So, whe’re you head) «Cos’è che ti ha attratto qui stasera?» (What’s go you on the valley tonight?).
Buona la scelta e l’interpretazione dei doppiatori, tra cui segnaliamo in particolare Gabriella Borri. Un appunto sulle voci dei doppiatori dei ragazzi neri Anthony e Peter e dei poliziotti Ryan e Hanson: sicuramente non è colpa loro, ma i primi hanno la voce “per bene” e non sembrano proprio ragazzi di strada, mentre i poliziotti non riescono a replicare la recitazione “popolare” di Matt Dillon e Ryan Philippe.
Giovanni Rampazzo
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