Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Bruce A. Evans, Raynold Gideon
Sceneggiatura:
Bruce A. Evans, Raynold Gideon
Regia:
Bruce A. Evans
Prodotto da:
KEVIN COSTNER, RAYNOLD GIDEON E JIM WILSON PER TIG PRODUCTIONS, MGM, EDEN ROCK MEDIA, ELEMENT FILMS
Distribuito da:
BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
Dialoghi italiani:
ALESSANDRO ROSSI
Direttore del Doppiaggio:
ALESSANDRO ROSSI
Assistente al doppiaggio:
SILVIA ALPI
Fonico di doppiaggio:
STEFANO SALA
Fonico di mix:
ALESSANDRO CHECCACCI
Voci:
Kevin Costner:
SERGIO DI STEFANO
Demi Moore:
RICCARDO ROSSI
William Hurt:
LUIGI LA MONICA
Marg Helgenberger:
ROBERTA GREGANTI
Ruben Santiago-Hudson:
MASSIMO ROSSI
Danielle Panabaker:
ALESSIA AMENDOLA
Aisha Hinds:
ALESSANDRA CASSIOLI
Lindsay Crouse:
ANTONELLA GIANNINI
Jason Lewis:
GIANFRANCO MIRANDA
Matt Schulze:
ALESSANDRO BALLICO
Yasmine Delawari:
DANIELA CALO'
Marcus Hester:
MAURIZIO FIORENTINI
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dialoghi italiani |
2,5 | |||
direzione del doppiaggio |
4 | |||
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Divagazioni sul tema: il signor Hyde gode ottima salute e vive in mezzo a noi, anzi dentro di noi. Crescendo ha saputo approfittare della tecnologia, ha compiuto gli studi con profitto, si è ripulito da quel certo esibizionismo adolescenziale che si ritrovava e ha sanato il residuo senso di colpa scaricandolo su un alter ego - qui un perfetto Hurt - e quindi si diverte come un matto - anche se con moderazione - scannando e sbuzzando per affermare il buon diritto del predatore a manifestarsi affinché la specie - imbiancata di ipocrita buonismo - non osi dimenticare la sua origine. Il duo protagonista dà gran prova di sé e trasforma il tutto in un incubo algido sostenuto da un doppiaggio incalzante e molto ben diretto con un Sergio Di Stefano che accompagna il protagonista in tutte le fasi del lucido delirio in tandem con Luigi La Monica che muove con freddezza e ironia la demoniaca spalla generando pezzi di puro teatro. Azzeccatissimi anche Laura Boccanera su Demi Moore, dura e precisa (tranne che per un’intonazione interrogativa che porta fuori strada lo spettatore quando sulla scena del delitto dice: «E se queste tende fossero così ben chiuse? Perché le hai chiuse tu con uno strattone? »), e soprattutto Riccardo Rossi sull’idiota predestinato. Bene anche la mamma, con una Greganti giustamente sottotono, un po’ meno la figlia, con Alessia Amendola, giusta come voce ma che ogni tanto stenta - anche come sinc - a star dietro alla Panabaker. Ben coinvolti anche tutti gli altri tra cui va segnalata la Cassioli molto efficiente su Aisha Hinds. Tutto bene quindi, se non fosse per qualche cedimento del dialogo che arriva a guastare la festa. Alcuni esempi: «Mi caco sotto», andrebbe magari bene e invece vediamo scorrere pipì; «Memory card» non è tradotto, mentre a mio avviso bisogna sforzarsi di tradurre il più possibile certi termini altrimenti poi danno la colpa al doppiaggio di sdoganare la qualunque; insomma quando si può si deve. Un pasticcio congiuntivale: «Giriamo finché non troviamo qualcuno che pensiamo che ci piaccia uccidere». Forse il condizionale «piacerebbe» avrebbe suonato meglio. Il solito calco, qui proposto dall’assassino: «ci prenderemmo cura di lui», riferito al nascituro della figliola. E ancora, la poliziotta: «Stavo per bussare alla sua porta», inutilmente didascalico. Inoltre una stonatura: «Ecco il dipartimento di polizia che la sta cercando», ma in mano ha il biglietto da visita che Tracy Atwood gli ha appena dato. Ancora un’imprecisione: un guidatore, o un conducente, che diventa un «autista». Ancora una mancata traduzione: «il killer detto il boia», in italiano si dice assassino, si può tollerare «killer» solo al posto di sicario o associato al concetto di omicida seriale, cioè il serial-killer.
A latere una considerazione su Marshall, nome di persona ma anche sostantivo che significa maresciallo, ufficiale giudiziario, capogruppo e per estensione sceriffo, e verbo che sta per ordinare, sistemare. Ecco, il fatto che il coprotagonista sia stato chiamato così mi genera il forte dubbio che non sia il nome di persona ma un nomignolo, visto che Marshall è il parto della coscienza di Brooks. E allora per «marshall» si sarebbe dovuto trovare un equivalente in italiano che restituisse il senso - qui perduto per gli spettatori non anglofoni - della scelta degli autori.
Infine, molti cartelli inutili appaiono, fastidiosi, a disturbare la visione, ma di questo la responsabilità non è certo del dialoghista bensì del supervisore.
Salvo Cavallaro
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