Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Stieg Larsson
Sceneggiatura:
N. Arcel, R. Heisterberg, J. Frykberg
Regia:
Niels Arden Oplev, Daniel Alfredson
Prodotto da:
SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, YELLOW BIRD FILMS, RELATIVITY MEDIA, BBC FILMS
Distribuito da:
Bim
Edizione italiana:
PCM AUDIO
Dialoghi italiani:
ALESSANDRO ROSSI
Direttore del Doppiaggio:
ALESSANDRO ROSSI
Assistente al doppiaggio:
COSTANZA FRASCELLA
Fonico di doppiaggio:
FEDERICO COSTANTINI
Fonico di mix:
CLAUDIO TOSELLI
Voci:
Michael Nyqvist:
Francesco Prando
Noomi Rapace:
Federica De Bortoli
Sven-Bertil Taube:
Luciano De Ambrosis
Peter Andersson:
Sergio Di Stefano
Peter Haber:
Ambrogio Colombo
Marika Lagercrantz:
Chiara Colizzi
Björn Granath:
Saverio Moriones
Lena Endre:
Alessandra Korompay
Ingvar Hirdwall:
Franco Zucca
Georgi Staykov:
Luca Biagini
Per Oscarsson:
Sergio Fiorentini
Ralph Carlsson:
Ennio Coltorti
Johan Kylén:
Paolo Marchese
Hans-Christian Thulin:
Nanni Baldini
Ola Wahlström:
Renato Cecchetto
Annika Hallin:
Giovanna Martinuzzi
Aksel Morisse:
Gianfranco Miranda
Anders Ahlbom Rosendahl:
Luciano Roffi
Niklas Hjulström:
Danilo De Girolamo
Niklas Falk:
Michele Kalamera
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dialoghi italiani |
2,5 | |||
direzione del doppiaggio |
3,5 | |||
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Una trilogia di successo che dimostra che anche l’Europa può fare molto e bene sul fronte della fiction. Certo gode dell’onda lunga del precedente successo editoriale, ma la trasposizione audiovisiva è sempre un rischio proprio perché il paragone spesso non tiene il confronto, come spesso avviene per le produzioni italiane. Qui invece una regia attenta e un impianto della sceneggiatura solido - soprattutto per i primi due episodi - ci consegnano un’opera-tv di tutto rispetto. Meno forse per quanto riguarda la scelta degli interpreti; personalmente infatti, trovo non molto convincenti il protagonista - tra l’altro molto ben interpretato da Francesco Prando - e la sua collega/compagna. In compenso tutti gli altri sono ben scelti e funzionali, come sono altrettanto ben scelti ed efficaci i loro alter ego italiani, dalla De Bortoli su Lisbeth al padre, interpretato da Luca Biagini, giusto per citarne un paio. Il doppiaggio è condotto per tutta la trilogia con mano professionale ed equilibrata in grado sempre di dosare le giuste atmosfere e intonazioni. Qualche incespicatura invece sul dialogo, generata quasi dal voler tradurre il testo parola per parola - cosa impensabile per un audiovisivo - provoca ogni tanto delle stonature, un esempio: «questo lungo ponte è l’unico collegamento con la terraferma», perché ribadire che il ponte è lungo? Lo vediamo bene, sottolinearlo è pleonastico e rende la frase didascalica, e quindi innaturale: disturba. La stessa cosa con «eccoci in soffitta», lo vediamo che sono in soffitta e non in cantina. E ancora: «Pulisciti un po’ di sangue», insomma cose così; certo, piccolezze, ma sembrano uscite dal traduttore automatico. Inoltre spesso si sentono “americanismi” che stonano in un prodotto europeo: «email», «stai bene?», «tutto okay?». Sentita poi una frase poco centrata: «Stanotte non ho dormito mai». Infine ogni tanto il sinc, soprattutto per quanto riguarda le chiusure, lascia un po’ a desiderare.
Litta Moreno
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