Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Andrés Heinz
Sceneggiatura:
Andrés Heinz, Mark Heyman, John J. McLaughlin
Regia:
Darren Aronofsky
Prodotto da:
PHOENIX PICTURES, PROTOZOA PICTURES, CROSS CREEK PICTURES
Distribuito da:
20TH CENTURY FOX ITALIA
Edizione italiana:
DUBBING BROTHERS INT. ITALIA
Dialoghi italiani:
MARIO CORDOVA
Direttore del Doppiaggio:
MARIO CORDOVA
Assistente al doppiaggio:
FRANCESCA LUCCHESE
Fonico di doppiaggio:
SAVERIO CERASELLI
Fonico di mix:
EMANUELE LEOLINI
Voci:
Natalie Portman:
Federica De Bortoli
Vincent Cassel:
Roberto Pedicini
Barbara Hershey:
Fabrizia Castagnoli
Mila Kunis:
Domitilla D'Amico
Winona Ryder:
Barbara De Bortoli
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dialoghi italiani |
3,5 | |||
direzione del doppiaggio |
4,5 | |||
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Avrebbe potuto essere una storia interessante; ho pensato: che bello, finalmente si parla di danza, finalmente verrà mostrato al mondo, attraverso questa storia, che cosa porta una persona a vivere una vita di sacrifici pur di riuscire ad esprimere con il corpo sentimenti e passioni così forti che è impossibile esprimere a parole. E invece no. E’ stata una grandissima delusione: a metà fra l’horror (che saranno mai quei segni sulla schiena? E i fantasmi che inseguono la povera ragazzina? E il cadavere dell’amica?) e l’introspezione psicologica, finisce tutto a tarallucci e vino. Il regista si sarà così compiaciuto di se stesso da perdere completamente di vista l’obiettivo che, intuisco, si era prefissato: narrare la crescita di una ragazzina, il suo distacco dalla madre opprimente, l’esplosione in una vita vera, vissuta in pieno. Non c’è riuscito.
E la versione italiana? Un solo scivolone tremendo: la fringuella danza, le si chiede che cosa sta facendo e lei cosa risponde? «Stavo solo giocando un po’»; “to play” traduce tante azioni diverse, in particolare in campo “artistico”: suonare, recitare, danzare, in fondo ci si diverte sempre (ma ricordino i nostri lettori che non è solo un gioco, quando si fa seriamente è disciplina e sacrificio); sarà per questo che in Italia chi decide di dedicarsi ad una attività di questo tipo è costretto quasi sempre a trovarsi un lavoro “vero”?
E poi il solito «drink», non se ne può più.
Sarebbe curioso, piuttosto, sapere che cosa avrà voluto dire il regista con il finale: simbolico? Due le possibilità: chiamare l’ambulanza perché il vetro nella pancia c’era significa che la bimba non ha ballato veramente, se invece simbolo doveva essere che motivo c’era di chiamare l’ambulanza? E poi a scoppio ritardato! Insomma l’adattatore ha fatto quel che ha potuto. Con la direzione invece ha fatto miracoli: Federica De Bortoli si è incollata perfettamente alla faccia della Portman, la quale è riuscita a far passare in secondo piano l’insulsaggine del film intero (sarà per questo che le hanno dato l’Oscar?). Alla fine grande plauso a Pedicini, alla Castagnoli, alla D’Amico: se non ci fosse stata una direzione pressoché impeccabile non avrei retto fino alla fine, malgrado la musica.
Il punto di vista di...
Ho letto solo oggi la recensione di Almanya scritta da Giacomo Depero, e un commento sulla mia interpretazione ne “il Cigno nero”, scritto da Vittoria Alessi. In ritardo, ma ringrazio entrambi. Il nostro è un lavoro in cui la passione (forse-talvolta- non esageriamo- ma speriamo) premia.
Fabrizia Castagnoli
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