Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Didier Van Cauwelaert
Sceneggiatura:
Oliver Butcher, Stephen Cornwell
Regia:
Jaume Collet-Serra
Prodotto da:
PANDA, DARK CASTLE ENTERTAINMENT, STUDIO BABELSBERG, STUDIO CANAL
Distribuito da:
Warner Bros. Italia
Edizione italiana:
CDC SEFIT GROUP
Dialoghi italiani:
RUGGERO BUSETTI
Direttore del Doppiaggio:
ROBERTO GAMMINO
Assistente al doppiaggio:
SILVIA ALPI
Fonico di doppiaggio:
FABIO BENEDETTI
Fonico di mix:
FABIO TOSTI
Voci:
Liam Neeson:
Alessandro Rossi
Diane Kruger:
Claudia Catani
Bruno Ganz:
Bruno Alessandro
January Jones:
Federica De Bortoli
Frank Langella:
Luciano De Ambrosis
Aidan Quinn:
Massimo Rossi
Karl Markovics:
Francesco Vairano
Sebastian Koch:
Francesco Prando
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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Profuma di altri tempi questo bel filmetto di Collet-Serra, tanto da farmi dire che mentre sarebbe piaciuto al vecchio Alfred, per alcune sottili citazioni, forse sarebbe stato guardato con sufficienza da Robert Ludlum, l’autore della Trilogia di Bourne, per qualche analogia di troppo. Liam Neeson poi è davvero così ambiguamente poco credibile nel ruolo di cattivo da risultare spiazzante quando si comincia a sospettare la verità, tanto che il finalino buonista gli va un po’ strettino. Ma tant’è, il film si gode per quello che è, un thriller ben fatto: appassiona, emoziona e fa simpatia, anche perché - saranno i fondi che Berlino mette a disposizione per consolidare la sua immagine - fa piacere ogni tanto vedere “ben girata” una città europea. Sarà perche il giovane e bravo regista è euro-spagnolo? Adeguato il doppiaggio, con ottime voci a servire con grande efficienza i personaggi: ottimo Alessandro Rossi sul protagonista, ben attento a non sovrastarlo, e anche la De Bortoli è perfettamente incollata a January Jones, semplicemente perfetti Alessandro su un Ganz triste e tabagista e De Ambrosis su un grande, perfido Langella ed efficace la Catani su Diane Kruger. Simpatico il cameo di Vairano sul dottore barbuto. Il tutto ben orchestrato e in sintonia con l’atmosfera, come anche il dialogo che non fa una piega, ben calzato su ogni personaggio, e che serpeggia senza scosse nella metropoli multilingue, ops, a parte un «drink» che mi è andato di traverso.
Litta Moreno
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