Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
David Lindsay-Abaire
Sceneggiatura:
David Lindsay-Abaire
Regia:
John Cameron Mitchell
Prodotto da:
NICOLE KIDMAN, GEOFF LINVILLE, GIGI PRITZKER, PER SAARI, L.URDANG E D.VANECH PER BLOSSOM FILMS
Distribuito da:
Videa-CDE
Edizione italiana:
TECHNICOLOR
Dialoghi italiani:
FRANCESCO MARCUCCI
Direttore del Doppiaggio:
RODOLFO BIANCHI
Assistente al doppiaggio:
FRANCESCA RIZZITIELLO
Fonico di doppiaggio:
MARIO FREZZA
Fonico di mix:
FRANCESCO TUMMINELLO
Voci:
Nicole Kidman:
Chiara Colizzi
Aaron Eckhart:
Francesco Prando
Dianne Wiest:
Angiola Baggi
Tammy Blanchard:
Laura Lenghi
Miles Teller:
Davide Perino
Sandra Oh:
Sabrina Duranti
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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Come nel doloroso e intenso film di Moretti, La stanza del figlio, la più lacerante delle perdite viene percorsa dall’autore del soggetto e della sceneggiatura di Rabbit Hole, Lindsay-Abaire, e dal regista Cameron Mitchell nei minimi dettagli con l’aiuto di una Kidman molto coinvolta.
Ineccepibile la direzione che sceglie le voci più adeguate ai ruoli e le governa con sensibilità senza cadere mai nel melenso. Di assoluto rilievo Chiara Colizzi, che alterna freddezza e struggimento, e un accorato e straniato Francesco Prando, incollatissimo al protagonista. Eccellenti tutti gli altri.
Più problematica la resa dei dialoghi con spesso delle costruzioni che lasciano perplessi sin dalla scena iniziale in cui una vicina va a invitare i Corbett a cena; eccola:
VICINA : «È bellissimo qui dietro». (dietro?)
BECCA: «Stavo cercando di rimettere un po’ a posto il giardino». (Ci stanno, si vede)
VICINA: «Volevo sapere se siete liberi, abbiamo degli amici a cena».
BECCA: «Ah, sei gentile».
VICINA: «Sì, lo so». (Ah, bè, allora)
BECCA: «Mi dispiace tanto» (facendo no con la testa)
VICINA: «Stupidi piedi». (mah)
Si sentono inoltre espressioni troppo italiche, come «rissa da bar», termini come «gruppo di supporto», invece che di sostegno, frasi come «non è davvero pericoloso» (il cane), o pasticci come «voglio che sia sano, ovviamente, ma spero che sia una bambina», uno sbalestrante «non posso credere che tu mi abbia visto farlo» (fumare una canna), e infine un agghiacciante «sento gente che non parla che di come alimentare il vialetto». Un po’ troppo per le mie orecchie. Peccato, una maggiore attenzione avrebbe reso tutto molto più fluido e gradevole.
Salvo Cavallaro
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