Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Terrence Malick
Sceneggiatura:
Terrence Malick
Regia:
Terrence Malick
Prodotto da:
SARAH GREEN, BILL POHLAD, BRAD PITT, DEDE GARDNER, GRANT HILL,NICOLAS GONDA PER PLAN B ENTERTAINMENT
Distribuito da:
01 Distribution
Edizione italiana:
CDC SEFIT GROUP
Dialoghi italiani:
SANDRO ACERBO
Direttore del Doppiaggio:
SANDRO ACERBO
Assistente al doppiaggio:
CATERINA PIFERI
Fonico di doppiaggio:
FABIO BENEDETTI
Fonico di mix:
FABIO TOSTI
Sonorizzazione:
CDC SEFIT GROUP
Supervisione artistica:
ANTONELLA CANTURI
Voci:
Hunter McCracken:
Luca Baldini
Brad Pitt:
Sandro Acerbo
Sean Penn:
Massimo Rossi
Jessica Chastain:
Valentina Mari
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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È davvero incredibile che a Cannes si siano di nuovo entusiasmati per l’ultima sbrodolata retorica di Malick, 140 minuti di delirio estetizzante e para-religioso per dire che - ebbene sì - la vita e la morte sono un mistero, con una interminabile sequenza che va dalla molecola ai giorni nostri, che non si capisce se sia la pubblicità di Photoshop o una puntata di Voyager e che raggiunge l’apoteosi del ridicolo quando ci rifila a tradimento addirittura uno scarto di montaggio di Jurassic Park.
È evidente l’intento provocatorio del Malick (che qui finge che non esistano né Koyaanisqatsi né 2001 Odissea nello spazio), l’abile cineasta che è riuscito a diventare un genio senza averne mai dato prova (l’agiografia preventiva di Mymovies lo definisce “di origine assira”, nientedimeno), facendo quel (fortunatamente poco) cinema come se noi al cinema non ci fossimo mai andati. Attività lecita, ci mancherebbe; quello che lascia perplessi è l’immancabile osanna della critica, forse finalizzata solo a far sentire lo spettatore troppo scemo se non capisce, troppo ignorante se non attinge, troppo cinico se sghignazza, a mantenere, insomma, la dovuta distanza tra l’Opera e i poveri mortali.
Chissà quanto travaglio per il povero Acerbo nel misurarsi con tali vette del pensiero. L’uomo ha fatto quel che poteva, tradito forse talvolta dal sonno, il che spiegherebbe qualche scarto di senso nel magniloquente fluire della voce narrante fuori campo. E anche i doppiatori, chiamati a evocare il nulla, cercano di non sfigurare sfiatando a più non posso. Ma a Malick sta bene così.
Giovanni Rampazzo
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