Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Paul Auster
Sceneggiatura:
Paul Auster
Regia:
Wayne Wang
Prodotto da:
EUROSPACE, INTERNAL, MIRAMAX FILMS, NEUE DEUTSCHE FILM GMBH, SMOKE PRODUCTIONS
Distribuito da:
CECCHI GORI GROUP
Edizione italiana:
CDL
Dialoghi italiani:
Elisabetta Bucciarelli
Direttore del Doppiaggio:
Elisabetta Bucciarelli
Voci:
Harvey Keitel:
Ennio Coltorti
William Hurt:
Rodolfo Bianchi
Harold Perrineau Jr.:
Giorgio Borghetti
Forest Whitaker:
Massimo Corvo
Stockard Channing:
Ludovica Modugno
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
3,5 | |||
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Dopo quindici anni Smoke non si è dissolto com’è destino di molti film, non è invecchiato, o forse lo è come un gran vino, un Nebbiolo, un Oltrepò (ma quello di Broni) o un Aglianico (ma quello del Vulture, e non si offendano i beneventani), insomma è ancora un piccolo capolavoro - anche di recitazione e regia - e ci offre il suo punto di vista privilegiato con tutta la sua leggerezza. Mille storie al minuto nascono e muoiono nella Grande Mela, come ha già detto qualcuno, e vogliamo pensare che quelle narrate da Paul Auster siano tra le più poetiche. Ben scelti gli attori chiamati a sostenere una sfida difficile, quella di interpretare, anzi reinterpretare parti in un film che sembra girato per caso, rubato, in cui la spontaneità è d’obbligo. Giusto quindi Ennio Coltorti su Keitel, dimentico della sua impostazione teatrale, Rodolfo Bianchi sullo scrittore, doloroso e spaesato, ci regala una sua bellissima interpretazione, magistrale Corvo su Whitaker, nella cui miserabile disperazione vediamo e sentiamo nascere la coscienza; brutale e nuda e candidamente amorale, azzeccatissima la Modugno nel ruolo di Ruby. E bravi e precisi anche gli altri, tranne Giancarlo Esposito, doppiato fuori misura e fuori sinc. Qualche perplessità sul dialogo: a partire dai pezzi TV lasciati in originale, ad attacchi di inopportuna congiuntivite («prima che te ne vada»), alla sua inopportuna scomparsa («non sapevo che eri un fotografo»), e ad altre inesattezze a briglia sciolta: «ogni volta che guardo l’uncino» (ma non è un uncino!), «Felicity vuol dire felicità» (merita una nomination - che vuol dire candidatura - all’Oscar dell’adattamento), «mi assumi come free lance» (e il ministro del Welfare che ne dice?), «sergente Basettoni» (veramente era commissario), «due bottiglie di Chianti» (si vede chiaramente che è Mateus, un inutile vinellino portoghese), per dirne solo alcune. Infine la più scombinata - e grave, perché mette in dubbio il livello culturale dello scrittore: «Come ti è venuto in mente di fare questo progetto?». La sensazione che il lavoro di adattamento sia stato fatto senza vedere il film è forte, il dubbio è se sia stato realizzato in stato di veglia.
Il punto di vista di...
Un piccolo appunto alla critica, se posso permettermi: In "prima che te ne vada" il congiuntivo è correttissimo, direi che è d'obbligo. Prima che te ne vai non andrebbe bene.
Antonio Sanna
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