Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Paul Bernbaum
Sceneggiatura:
Paul Bernbaum
Regia:
Allen Coulter
Prodotto da:
BACK LOT PICTURES, FOCUS FEATURES
Distribuito da:
BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
Edizione italiana:
CVD
Dialoghi italiani:
Maura Vespini
Direttore del Doppiaggio:
Maura Vespini
Assistente al doppiaggio:
PAOLA SPERANZA
Fonico di doppiaggio:
GIOVANBATTISTA MARIANI
Fonico di mix:
ROBERTO MORONI
Sonorizzazione:
TECHNICOLOR SOUND SERVICES
Voci:
Adrien Brody:
Massimiliano Manfredi
Diane Lane:
Roberta Greganti
Ben Affleck:
Riccardo Rossi
Bob Hoskins:
Ennio Coltorti
Robin Tunney:
Francesca Fiorentini
Lois Smith:
Marzia Ubaldi
Larry Cedar:
Danilo De Girolamo
Jeffrey DeMunn:
Paolo Lombardi
Brad William Henke:
Massimo Bitossi
Ted Atherton:
Niseem Onorato
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dialoghi italiani |
2,5 | |||
direzione del doppiaggio |
3,5 | |||
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Film di maniera che scimmiotta LA Confidential senza averlo capito molto, ma che fa passare il tempo sonnecchiando serenamente in attesa del finale scontato; è proprio una questione di trama e ordito, di densità della storia. E poi, dopo Marlowe e Harper e i grandi guru del genere, da Bogart a Gould, da Mitchum a Nicholson, Adrien Brody proprio non ce la fa, anche se circondato, lui bravo attore (eccelso nel Pianista, perfetto in Bread and Roses, mirabile in Summer of Sam) da altri bravissimi - Ben Affleck e Bob Hoskins in primis - ma diretti con stanchezza.
E un po’ cachettico è anche il doppiaggio, che appunto deve andar dietro al tutto dando un gusto retrò, in linea con le sapienti scenografie e i curatissimi costumi. Molto bravi la Greganti e Riccardo Rossi, e bravissimo Coltorti su Hoskins, ma curati e precisi anche gli altri, tra cui un’eccellente Marzia Ubaldi che anima la mammina di Nembo Kid. Il problema è il protagonista. È talmente sbagliato nel ruolo di Louis Simo che Manfredi - che pur lo ha interpretato alla perfezione in altri film - qui sembra del tutto scollato, non lo “sente”, non è credibile, fa notare ogni minima perdita di sinc. Ancor più problematica la resa generale a causa dei dialoghi che spesso scivolano nel doppiaggese stridendo con il décor. I soliti «drink» spiazzano anzichenò, ma «resto a fare serial» te li fa andare di traverso, «pesce spazzino, vada a togliersi il fango dai baffi» ti sfrigge, anche perché il protagonista non ce li ha, «non sa la nostra lingua» non si può più sentire neanche in salmì, «91% di audience» può dirlo Piersilvio, in Italia si dice «ascolto», idem per «non c’è ghiaccio in freezer» (il comparto del ghiaccio del frigo, a quei tempi mia nonna lo chiamava celletta), «se lo tenga il suo dannato assegno», roba da Ciquito & Paquito, per finire con un classico «avrò sempre cura di te». Sgonfierebbe ogni soufflè. E infine Burbank, non si pronuncia Burbank, ma Burbank.
Marnie Bannister
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