Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Sharman Macdonald
Sceneggiatura:
Alan Rickmann, Sharman Mcdonald
Regia:
Alan Rickmann
Prodotto da:
KEN LIPPER, STEVEN CLARK-HALL, EDWARD R.PRESSMAN
Distribuito da:
Medusa
Edizione italiana:
SAS
Dialoghi italiani:
Carla Vangelista
Direttore del Doppiaggio:
Filippo Ottoni
Assistente al doppiaggio:
Edoardo Cannata
Fonico di mix:
Roberto Moroni
Voci:
Emma Thompson:
Emanuela Rossi
Phyllida Law:
Marzia Ubaldi
Arlene Cockbum:
Laura Latini
Gary Hollywood:
Nanni Baldini
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dialoghi italiani |
4,5 | |||
direzione del doppiaggio |
4 | |||
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La morte è fredda, un giusto scenario quindi quello de L’ospite d’inverno, per mostrarne le capacità induttive sulle povere anime umane, troppo umane, costrette dal percorso del destino a compiere dolci, ingenue, ardite riflessioni su passato, presente e futuro che si avvitano e riavvitano sui nostri limiti fino a perdersi nella nebbia. Un cinema di poesia, quello di Rickman, che descrive con leggerezza i disperati tentativi della ragione di vincere l’indescrivibile solitudine della morte, dell’assenza. Un abisso dal quale possiamo affiorare, nell’inganno della vita, solo attraverso il desiderio, la spinta che tutto rende sopportabile, anche il rischio della morte. Un film delicatissimo che il doppiaggio - se affidato a mani sbagliate - avrebbe potuto distruggere in un baleno. Ci viene invece restituita un’opera intatta e senza inciampi; un dialogo compiuto aderente ai volti e alle storie di vita su cui sono costruiti, una trasposizione sentita e attenta, personaggio per personaggio. Dalla triste pragmaticità di Frances che ancora nasconde una speranza, alla purezza naturale della Madre, artefice della sua rinascita, alla meraviglia della scoperta, descritta nell’incontro tra i due adolescenti, allo struggente confuso candore della fanciullezza - incarnata da Sam e Tom - che si perde nella fantasia e oltre, fino all’astrazione maniacale della vera solitudine, quella generata dall’isolamento - che ci viene offerta nella superlativa interpretazione di Lily e Chloe - che trova consolazione estatica e si appaga solo nella puntuale e vaneggiante frequentazione quotidiana della morte. Altrettanto attenta, e sapiente, la direzione che riesce a imprimere agli attori - soprattutto Sam e Tom, perfetti e irraggiungibili - la giusta spinta per possedere interamente e nei dettagli le fredde ombre sullo schermo; Emanuela Rossi è perfettamente a suo agio, sempre in bilico tra dolore e passione, mentre Laura Latini e Nanni Baldini danno prova di grande sensibilità ed escursione recitativa. Unico neo, purtroppo, la scelta di Marzia Ubaldi per il ruolo di Elspeth: non si sa perché, ma - pur essendo una grande attrice - qui scolla e imposta il personaggio con un birignao da telefoni bianchi davvero insopportabile, tanto da rendere poco credibile per lo spettatore sensibile e un filo ironico la decisione della figlia di non partire più. Molto brave, misurate e ben scelte le misteriose interpreti di Lily e Chloe.
Salvo Cavallaro
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