Recensioni Reviews
Scheda
Sceneggiatura:
William Ivory
Regia:
Nigel Cole
Prodotto da:
NUMBER 9 FILMS
Distribuito da:
LUCKY RED
Edizione italiana:
1st LINE SERVICE
Dialoghi italiani:
PAOLO MODUGNO
Direttore del Doppiaggio:
LUDOVICA MODUGNO
Assistente al doppiaggio:
ADRIANA LETTINI
Fonico di doppiaggio:
ALESSIO FAGRELLI
Fonico di mix:
FRANCESCO CUCINELLI
Sonorizzazione:
TECHNICOLOR
Voci:
Sally Hawkins:
LAURA LENGHI
Daniel Mays:
NANNI BALDINI
Miranda Richardson:
ROBERTA GREGANTI
Rosamund Pike:
SABRINA DURANTI
Jaime Winstone:
ROBERTA DE ROBERTO
Bob Hoskins:
GIORGIO LOPEZ
Kenneth Cranham:
BRUNO ALESSANDRO
Andrea Riseborough:
CLAUDIA CATANI
Geraldine James:
ALESSANDRA MUCCIOLI
Richard Schiff:
FRANCO ZUCCA
John Sessions:
CARLO VALLI
Rupert Graves:
DANILO DE GIROLAMO
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dialoghi italiani |
3,5 | |||
direzione del doppiaggio |
4 | |||
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Si può raccontare una storia sindacale usando i toni della commedia? In Gran Bretagna evidentemente sì, e Nigel Cole ci insegna come poche donne, agendo da par loro con la testa e con il cuore, possano cambiare la storia e ottenere, per se stesse e per tutte, qualcosa che fino a quel momento era impensabile: la parità di salario con gli uomini. Il tutto “solo” nel ‘68, il che fa molto pensare, per esempio al fatto che la Lucky Red non rende un grande omaggio alle donne inglesi che tanto hanno fatto anche per quelle italiane, traducendo il titolo con un ammiccante richiamo al sesso che niente ha a che fare né col titolo originale né tanto meno - se non in modo molto incidentale - con la storia.
Venendo al doppiaggio, Ludovica Modugno fa un lavoro molto buono, orchestrando un gruppo di voci italiane adeguate che danno tutte prova di grande sensibilità interpretativa. Un encomio, tra tutti, a Claudia Catani e Roberta De Roberto, giustamente “popolari”, e a Roberta Greganti, perfettamente incollata alla stupenda Miranda Richardson. Laura Lenghi avrebbe dovuto, invece, smorzare un po’ il tono troppo piagnucoloso della protagonista, a volte (come nella scena madre del congresso sindacale) ingiustificato e anche fuorviante.
Dialoghi di buon livello, generalmente molto scorrevoli, con un giusto uso del “tu” e del “lei”. Unica pecca, non aver compiuto fino in fondo lo sforzo di rendere più evidente la differenza di registro tra le classi sociali, di cui Paolo Modugno si è ricordato solo a fasi alterne, e mai nella parte della protagonista, il cui linguaggio in nulla si distingue da quello della ministra né da quello della borghese Lisa, con il risultato che le operaie sembrano anche eccessivamente sboccate, ma solo quando si ritrovano tra loro, in fabbrica, in sottana per il troppo caldo.
E a proposito delle scene in fabbrica, c’è anche un errore di mix: se si abbassa troppo il rumore delle macchine per rispettare il gusto italiano, le operaie che urlano (per farsi sentire) sembrano solo matte.
Il punto di vista di...
Caro Valerio, io sono una doppiatrice, non invento e non creo nulla. L'opera è già stata fatta, ha già avuto un regista che ha detto agli attori come interpretare i loro ruoli, io mi limito a fare esattamente quello che sento e che vedo...e non è facile. Ci tenevo a dirtelo.
Anonimo
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