Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Andy Diggle
Sceneggiatura:
Peter Berg, James Vanderbilt
Regia:
Sylvain White
Prodotto da:
DC COMICS, DC ENTERTAINMENT, DARK CASTLE ENTERTAINMENT, WEED ROAD PICTURES
Distribuito da:
Warner Bros. Italia
Edizione italiana:
DUBBING BROTHERS INT. ITALIA
Dialoghi italiani:
RUGGERO BUSETTI
Direttore del Doppiaggio:
MASSIMO CORVO
Assistente al doppiaggio:
FRANCESCA LUCCHESE
Fonico di doppiaggio:
ALESSIO MONCELSI
Fonico di mix:
EMANUELE LEOLINI
Voci:
Jeffrey Dean Morgan:
LUCA WARD
Zoe Saldana:
STELLA MUSY
Idris Elba:
ALBERTO ANGRISANO
Chris Evans:
NANNI BALDINI
Columbus Short:
ALESSANDRO BALLICO
Óscar Jaenada:
CHRISTIAN IANSANTE
Jason Patric:
ALESSANDRO QUARTA
Holt McCallany:
ROBERTO DRAGHETTI
Peter Macdissi:
MASSIMO CORVO
Peter Francis James:
MASSIMO CORVO
Tanee McCall:
ALESSIA RUBINI
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dialoghi italiani |
3,5 | |||
direzione del doppiaggio |
3 | |||
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Come si sa il fumetto, come i graffiti preistorici, ha dei limiti e per di più al contrario della letteratura dà poco spazio all’immaginazione; se poi lo trasponiamo nel cinema (che altro non è se non la sua evoluzione in movimento) si corre il rischio di bruciarne la semplicità descrittiva, che è una delle sue qualità. Ma gli americani sono maestri in questo genere e in questo genere di operazioni e quindi The Losers funziona, abbastanza, e il fumettone animato scorre velocemente, compatto, ben montato e ben recitato tanto da permettermi la serena digestione di un doppio piatto di orzo e fagioli preparato secondo la ricetta di una mia amica di Udine. Cosa che per esempio non mi era capitata durante la visione della Donna del lago, un film banale e indigesto di qualche tempo fa da cui però mi salvò una bella dose di nocino. Ma torniamo ai nostri Perdenti. Il doppiaggio non fa gran fatica ad adeguarsi alla narrazione grazie anche a un dialogo, forse poco creativo, ma semplice, scorrevole e ben inserito nelle facce dei protagonisti. Le voci – tutte di rodati professionisti - sono ben scelte, espressive e incollate ai caratteri e macinano il tutto in scioltezza. Da rilevare giusto qualche parola bruciata – anche a me da piccola la maestra diceva «non mangiarti le parole!» – e qualche salto di impostazione su Max nei cambi scena. Ma il film è quello che è e saremmo eccessivi a pretendere troppo.
Marnie Bannister
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