Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Eduardo Sacheri
Sceneggiatura:
Juan José Campanella, Eduardo Sacheri
Regia:
Juan José Campanella
Prodotto da:
JUAN JOSÉ CAMPANELLA, GERARDO HERRERO, MARIELA BESUIEVSKY PER TORNASOL FILMS, HADDOCK FILMS
Distribuito da:
LUCKY RED
Edizione italiana:
CDC SEFIT GROUP
Dialoghi italiani:
VALERIO PICCOLO
Direttore del Doppiaggio:
ELEONORA DE ANGELIS
Assistente al doppiaggio:
ANTONELLA BARTOLOMEI
Fonico di doppiaggio:
GIANCARLO MATTACOLA
Fonico di mix:
FABIO TOSTI
Voci:
Soledad Villamil:
CINZIA VILLARI
Ricardo Darín:
PAOLO MARCHESE
Pablo Rago:
VITTORIO DE ANGELIS
Guillermo Francella:
OLIVIERO DINELLI
Oscar Sanchez:
GIANLUCA MACHELLI
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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Non stupisce che in Italia questo bel film argentino abbia avuto un certo gradimento, forse per la meraviglia di sentir parlare una volta tanto di giustizia in termini filosofici, mentre qui da noi di giustizia parla per finta solo qualche ricercato che se lo può permettere, e i conti con la storia finiscono pari e patta, e Bella Ciao e Giovinezza vanno a Sanremo, come se il ventennio fosse stato solo un lungo derby Roma-Lazio (figuriamoci la storia recente, e chiudiamola qua).
Passando al doppiaggio, il primo problema è nell’interpretazione. La De Angelis ha probabilmente scelto le voci in base alla somiglianza fisica. In genere funziona, ma qui il gioco non riesce: a parte Dinelli, che in qualche modo riesce a incollarsi a Francella/Sandoval e la Villari, che ha almeno il pregio di una voce poco nota nel doppiaggio, il problema è a monte, ed è che non basta strillare per fare gli argentini e giustificare l’espressività corporea che è molto distante da quella degli attori della fiction americana a cui siamo (e anche i doppiatori sono) abituati. E poi, va bene le colonne separate, ma sarebbe bene uniformare per lo meno la pronuncia dei nomi propri. Terzo grave errore: perché doppiare il giornalista alla TV e non la Isabelita Peron che parla subito dopo? Non è argentina pure lei, come tutti? E se lo si fa per rispetto, perché allora parla argentino pure il cronista allo stadio?
Per quanto riguarda l’adattamento, Piccolo alterna momenti di ispirazione (l’interrogatorio di Irene all’assassino funziona molto bene) a inciampi («appartamento tre» invece di «interno tre», «memorandum» invece di «memoriale», un «vai, tesoro» detto dalla aristocratica e inflessibile procuratrice all’impiegato) e incartamenti (a proposito, quelli che Benjamin ha scritto nella vita non possono essere «incartamenti») che rendono il tutto molto poco credibile. A questo punto, il sinc spesso approssimativo è un peccato veniale.
Giovanni Rampazzo
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