Recensioni Reviews
Scheda
Sceneggiatura:
Benoît Delépine, Gustave Kervern
Regia:
Benoît Delépine, Gustave Kervern
Prodotto da:
GMT PRODUCTIONS, NO MONEY PRODUCTIONS, ARTE FRANCE CINÉMA, DD PRODUCTIONS, MONKEY PACK FILMS
Distribuito da:
FANDANGO
Edizione italiana:
TECHNICOLOR
Dialoghi italiani:
GIOVANNA FLORIO
Direttore del Doppiaggio:
RODOLFO BIANCHI
Assistente al doppiaggio:
FRANCESCA RIZZITIELLO
Fonico di doppiaggio:
MARIO FREZZA
Fonico di mix:
ANDREA ROVERSI
Voci:
Gérard Depardieu:
RODOLFO BIANCHI
Yolande Moreau:
FRANCESCA DRAGHETTI
Isabelle Adjani:
ROBERTA PELLINI
Miss Ming:
DOMITILLA D'AMICO
Benoît Poelvoorde:
AMBROGIO COLOMBO
Blutch:
OLIVIERO DINELLI
Anna Mouglalis:
ALESSANDRA CASSIOLI
Philippe Nahon:
FRANCO ODOARDI
Albert Delpy:
BRUNO ALESSANDRO
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dialoghi italiani |
2 | |||
direzione del doppiaggio |
3,5 | |||
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La ricostruzione della propria storia contributiva come metafora del destino umano di dover fare i conti con il passato, anzi come unico momento in cui questo mondo fatto di dare e avere ci obbliga a guardarci indietro. Il grande e grosso Serge Pilardosse parte, appunto, sulla sua vecchia Münch Mammuth alla ricerca dei documenti che gli permetteranno di andare in pensione; non troverà né i documenti né i suoi vecchi datori di lavoro, ma ritroverà se stesso, farà pace con i suoi sensi di colpa (la morte, verosimilmente in un incidente di moto, della fidanzata Isabelle Adjani) e darà un nuovo valore alle cose che ha.
Detto così, sembra molto bello. Il film invece è un po’ deludente, probabilmente anche a causa dell’eccesso di aspettativa, perché il tutto rimane come al centro di un guado senza il coraggio di superarlo, e i momenti di adorabile folle poesia, come tutta la parte della nipotina Miss Ming, o di grottesco assoluto, come l’incontro con il vecchio cugino con cui Serge si ritrova a rivangare il passatempo masturbatorio comune, si alternano a lunghe stasi narrative.
Altrettanto deludente il doppiaggio. Buone le interpretazioni di Rodolfo Bianchi (Depardieu), Francesca Draghetti (la Moreau) e Domitilla D’Amico (Miss Ming), ma del tutto insufficiente l’adattamento, che, oltre ad essere molto approssimativo sul piano del sinc, è spesso letterale (nella scena del gioco della cacca-golf la cosa è talmente palese che nonostante la totale incomprensibiltà del dialogo, si intuisce chiaramente il parlato originale).
Una serie di occasioni perse, insomma, per inesperienza e/o per mancanza di coraggio, rendono il dialogo asfittico, ripetitivo, completamente privo della caratterizzazione che pure i personaggi sprizzano da tutti i pori. Esempio principe il personaggio della moglie, una grande Yolande Moreau con una faccia piena di significati, che nella versione italiana la Draghetti stenta a far esprimere, mancandole ogni appoggio testuale.
Anche la terminologia pensionistica è poco accurata, mentre una maggior precisione lessicale avrebbe reso l’incontro tra la realtà sociale e il mondo individuale molto più ridicolo e grottesco. Poca attenzione anche ai termini motociclistici: una non meglio identificata Honda 2000 e «la due tempi» (si dice «il due tempi») rendono inverosimile il dialogo tra i due vecchi centauri.
Giovanni Rampazzo
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