Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
Abdel Raouf Dafri
Sceneggiatura:
Abdel Raouf Dafri, Nicolas Peufaillit
Regia:
Jacques Audiard
Prodotto da:
WHY NOT PRODUCTIONS, CHIC FILMS, PAGE 114, BIM, FRANCE 2 CINÉMA, UGC IMAGE, BIM
Distribuito da:
BIM
Edizione italiana:
PCM AUDIO
Dialoghi italiani:
GIORGIO TAUSANI
Direttore del Doppiaggio:
RODOLFO BIANCHI
Assistente al doppiaggio:
FRANCESCA RIZZITIELLO
Fonico di doppiaggio:
NICOLA SOBIESKI
Fonico di mix:
CLAUDIO TOSELLI
Supervisione artistica:
MARCELLO DE BELLIS
Voci:
Tahar Rahim:
FRANCESCO PEZZULLI
Adel Bencherif:
LORIS LODDI
Niels Arestrup:
RODOLFO BIANCHI
Hichem Yacoubi:
ANGELO MAGGI
Reda Kateb:
CHRISTIAN IANSANTE
Slimane Dazi:
ENNIO COLTORTI
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
dialoghi italiani |
3,5 | |||
direzione del doppiaggio |
4,5 | |||
![]() |
||||
![]() |
||||
![]() |
||||
![]() |
||||
![]() |
Il cinema statunitense è grande, ma quello francese non è da meno. Cinematografie che non per niente provengono da due popoli che hanno fatto due rivoluzioni che hanno segnato la storia e che li hanno resi, si fa per dire, tra i più civili del pianeta. (Che sia per questo che in Italia dopo l’ennesima rivoluzione mancata il cinema è morto?) La rivoluzione è femmina, ricrea vita, è il presupposto del cambiamento, pone le basi di un nuovo progetto, e questo Profeta – che per alcune sfumature di sceneggiatura ricorda NBK di Oliver Stone - è un bell’esempio di cinema civile, fiero, moderno e non zuccheroso che guarda all’animo umano e alla complessità della società attraverso una parabola carceraria eletta a emblema della vita contemporanea, mostrandone la cruda struttura. Solo sapendo che cosa siamo davvero e dominando i nostri incubi possiamo trovare la forza di guardare avanti ed avere la chiarezza profetica, appunto, del nostro destino. E Audiard ci riesce, con l’aiuto di tutti, macinando cinismo e dolore in un meccanismo i cui limiti sono segnati dalla follia delle regole macro/micro tribali, sincero prodotto della naturale e quindi amorale ferocia umana. E ci riesce anche con l’aiuto di un doppiaggio molto azzeccato, estremamente aderente e che non fa perdere mai credibilità a storia, atmosfere e volti. Il passaggio interlinguistico è sempre funzionale e misurato, anche tecnicamente, e l’unico appesantimento si nota solo nei sottotitoli dei cartelli che potevano forse essere rifatti in modo meno mortaccino. Come anche imbarazzante è il titolo, modificato in Italia ne Il profeta, segno purtroppo qualificante della nostrale qualità distributiva e del rispetto degli spettatori (mancano anche i titoli italiani nel dvd), non certo degli addetti al doppiaggio. Ottimi Pezzulli su Malik e Loddi su Ryad, ma anche Coltorti e Maggi nei rispettivi ruoli, e bravi tutti gli altri. Perfetto oltremisura Bianchi su Luciani. Calzanti e misurati i dialoghi, tranne – peccato – per due scivolate, la prima quando l’assistente sociale interroga Malik e contravviene a una delle regole principe: rispettare le convenzioni, cioè non svelare il trucco che il film è doppiato. Infatti dice: «Il francese è la tua lingua madre?... Con i tuoi parli francese o arabo?... Cos’hai parlato per primo il francese o l’arabo?» Avrebbe potuto dire: «La tua lingua madre qual è?... Insomma, con i tuoi come ci parli?... Hai parlato prima in lingua araba o nella nostra?» La seconda è: «Abbi cura di te, fratello». Che per un attimo ci ha trasportato nel Bronx.
Giacomo Depero
![]() |
||
![]() |
![]() |
|
![]() |
![]() |
![]() |
La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.