Recensioni Reviews
Scheda
Sceneggiatura:
Eric Warren Singer
Regia:
Tom Tykwer
Prodotto da:
MOSAIC MEDIA GROUP, ROSE LINE PRODUCTIONS, SIEBTE BABELSBERG FILM, STUDIO BABELSBERG
Distribuito da:
SONY PICTURES RELEASING ITALIA
Edizione italiana:
SEFIT-CDC
Dialoghi italiani:
FILIPPO OTTONI
Direttore del Doppiaggio:
FILIPPO OTTONI
Assistente al doppiaggio:
IVANA FEDELE
Fonico di doppiaggio:
FABIO BENEDETTI
Fonico di mix:
ALESSANDRO CHECCACCI
Voci:
Clive Owen:
FRANCESCO PANNOFINO
Naomi Watts:
BARBARA DE BORTOLI
Armin Mueller-Stahl:
LUCIANO DE AMBROSIS
Ulrich Thomsen:
CHRISTIAN IANSANTE
Brian F. O'Byrne:
SANDRO ACERBO
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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Una superproduzione tedesco-anglo-americana di quasi due ore – e un po’ si sente, soprattutto nel finale che non arriva mai – dove la teoria del complotto, quello delle banche che tutto fanno per il sordido profitto, trova finalmente corpo e trama. Infatti, i nostri eroi dell’Interpol scorrazzano per mezza Europa (ma fanno anche un salto a New York) nel tentativo di incastrare il Ciddià di un istituto bancario che non gode del lodo Alfano ed è particolarmente incline a commerciare in armi, ma poi – messaggio un po’ inquietante del film – il protagonista si rende conto che i sistemi legali sono insufficienti a sradicare il male e, coadiuvato da un generale sovietico in disarmo che flotta tra la sua posizione di consigliori del teratoma capitalista e la triste nostalgia del sol dell’avvenir, passa ad argomenti più convincenti, ossia meno legali, seppur consapevole che decapitato un cancro a Istambul ne spunta un altro in Lussemburgo, perché la materia umana questo è. Comunque, il tutto è ben costruito e scorre fluido, anche per via di un cast di tutto rispetto, con un Owen e un Mueller-Stahl in stato di grazia e ben diretti, un ritmo che manca nelle parti italiane, in cui ovviamente gli interpreti sono italiani – e quindi (tranne che per il bravo Alessandro Fabrizi) geneticamente modificati dai ritmi gigioneschi à la Incantesimo – per cui il film si pianta un po’.
Il doppiaggio è buono (salvo inflessioni francesi e tedesche un po’ troppo accentuate, in contraddizione con la mancanza di ogni inflessione degli italiani, che quindi si potrebbero dedurre americani) e ben diretto, la distribuzione dei ruoli è più che giusta con De Ambrosis attaccatissimo a Mueller-Stahl, ma anche la De Bortoli e Iansante; scollato invece a mio avviso Pannofino su Owen, lo sovrasta; con tutto che lui è perfettamente in parte è davvero troppo riconoscibile e ogni volta che parla ti aspetti di vederlo spuntare sulla scena. Fluidi anche i dialoghi, con solo tre sobbalzi, uno leggero: “file” per fascicolo personale, uno medio: “ho sentito la tua voce” per “ti ho sentita parlare”, e uno accentuato, che la poltrona del cine ha patito, nonostante sia dimagrita con fatica quattro chili: “fai in modo che il mio amico non è morto invano”.
Marnie Bannister
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