Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
J. Michael Straczynski
Sceneggiatura:
J. Michael Straczynski
Regia:
Clint Eastwood
Prodotto da:
CLINT EASTWOOD, BRIAN GRAZER, RON HOWARD E ROBERT LORENZ PER IMAGINE ENTERTAINMENT, MALPASO PRODUCTI
Distribuito da:
Universal Pictures Italy
Edizione italiana:
PUMAISdue
Dialoghi italiani:
FIAMMA IZZO
Direttore del Doppiaggio:
GIUPPY IZZO
Assistente al doppiaggio:
EMANUELA FANTINI
Fonico di doppiaggio:
ANTONELLO GIORGIUCCI
Fonico di mix:
FRANCESCO CUCINELLI
Sonorizzazione:
TECHNICOLOR srl
Voci:
Angelina Jolie:
CLAUDIA CATANI
John Malkovich:
LUCA BIAGINI
Jason Butler Harner:
FRANCESCO BULCKAEN
Jeffrey Donovan:
FABIO BOCCANERA
Eddie Alderson:
MANUEL MELI
Denis O'Hare:
PASQUALE ANSELMO
Geoff Pierson:
SERGIO DI STEFANO
Michael Kelly:
PINO INSEGNO
Asher Axe:
JACOPO CASTAGNA
Devon Conti:
RUGGERO VALLI
Colm Feore:
STEFANO DE SANDO
Peter Gerety:
PAOLO LOMBARDI
Gattlin Griffith:
FRANCESCO MANGIAVACCHI
Pamela Dunlap:
CRISTINA DIAN
Reed Birney:
SAVERIO INDRIO
John Harrington Bland:
ROBERTO CERTOMA'
Peter Breitmayer:
GIANNI GIULIANO
Ryan Cutrona:
BRUNO ALESSANDRO
Michelle Gunn:
BARBARA DE BORTOLI
Frank Wood:
FRANCO MANNELLA
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dialoghi italiani |
2,5 | |||
direzione del doppiaggio |
3,5 | |||
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Una storia vera, basata su documenti dell’epoca raccolti e studiati dal suo autore e sceneggiatore, J. Michael Straczynski, e raccontata in modo semplice e lineare da Clint Eastwood, che ne ha curato la regia e le musiche. Siamo a Los Angeles, fine anni ‘20. Fin dall’inizio, l’attenzione si concentra sulla protagonista della vicenda, Christine Collins (interpretata da Angelina Jolie) e su suo figlio Walter (Gattlin Griffith), la cui scomparsa segna per Christine l’inizio di una storia drammatica che la vedrà instancabile nella ricerca del figlio e determinata nella lotta contro l’incompetenza e la corruzione del Dipartimento di Polizia della città, guidato dal Capo della Polizia James E. Devis (Colm Feore) e dal Capitano J.J. Jones (Jeffrey Donovan): Christine non ritroverà mai il suo Walter ma, grazie al supporto del Reverendo Gustav Briegleb (John Malkovich), attirerà l’attenzione pubblica sul suo caso e riuscirà almeno ad avere giustizia.
Intensa l’interpretazione di Angelina Jolie che, anche grazie ai costumi d’epoca, diventa una sola cosa con Christine, un personaggio complesso che racchiude in sé la dolcezza e la fragilità di una donna, la modernità di una lavoratrice, la forza e la determinazione di una madre che né la disperazione né il senso di impotenza di fronte agli abusi delle istituzioni possono far venir meno. Ottima la scelta di Claudia Catani come voce italiana della Jolie, da lei già interpretata altre volte (in Mr & Mrs Smith, ad esempio), non solo per la somiglianza della voce, ma anche per la naturalezza con cui ha riproposto ogni singolo fiato dell’attrice americana (nonostante ne abbia aggiunto qualcuno anche quando non era necessario).
La direzione del doppiaggio è stata accurata nella scelta delle voci di protagonisti e non. Solo per citarne alcuni: il “radiofonico” Rev. Briegleb/Malkovich è stato affidato a Biagini, il Capitano Jones/Donovan a Boccanera – che ha reso il personaggio, se possibile, ancora più antipatico e supponente dell’originale, - il serial killer Gordon Northcott/J.B. Harner a Bulckaen, Carol Dexter/Ryan a Fiorentini e il Detective Ybarra/Kelly a Pino Insegno che, nonostante la diversità della voce - l’originale è più esile e meno impostata – lo ha interpretato egregiamente. Più artificiose invece le interpretazioni dei bambini che, come al solito, risultano un po’ forzate. Anche la ricostruzione dei brusii è ben fatta, nonostante questi risentano inevitabilmente del missaggio, che li allontana parecchio dall’auspicata naturalezza di cui sopra.
L’adattamento presenta alti e bassi: buona la resa stilistica del linguaggio un po’ affettato di inizio secolo e il rispetto dei riferimenti culturali essenziali per confermare la collocazione temporale della vicenda (la serie radiofonica Amos ‘n Andy, il riferimento al Presidente Coolidge, i film di Tom Mix). Eccessivo invece aver mantenuto altri riferimenti in lingua che stonano (“diner”, “coroner”, “l’ufficio del marshal”) o addirittura confondono le idee («In the clubs. Downtown» è stato reso con «Nei club. A Downtown», come se si trattasse del nome di una città!). Impossibile poi non notare alcuni calchi come «qualcuno in autorità» (per «someone in authority»), «apprezzo i suoi sentimenti» (per «I appreciate the sentiment»), fino ad arrivare alla traduzione letterale di quella che, dal contesto, è facilmente riconoscibile come espressione idiomatica: «Everybody knows women are fragile. I mean, they’re all emotions, no logic. There’s nothing going on upstairs» è stata resa con «Non succede niente al piano di sopra». A prima vista sembrerebbe un rimaneggiamento frettoloso in sala per aggiustare a tutti i costi il sync, ma l’attrice è di spalle dall’inizio alla fine della frase: non ci resta che pensare a un abbaglio di chi ha curato i dialoghi. Poco convincenti anche le espressioni «Piove grandine, neve e Democratici, fuori» (per «It’s raining cats, dogs, and Democrats out there») e «In culo a loro e al cavallo che li ha portati qui» (per «Fuck them and the horse they rode in on»).
Un ultimo appunto: non condivido la scelta di non aver tradotto i cartelli. Poco importa per le date, che sono comunque comprensibili. Ma i cartelli finali che danno informazioni importanti sulla conclusione della vicenda? Non solo una decisione simile spiazza il pubblico, ma soprattutto non è coerente con il resto del lavoro: se si decide di doppiare un prodotto, lo si deve fare fino alla fine.
Giuliana Sana
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