Recensioni Reviews
Scheda
Sceneggiatura:
Sergei Bodrov, Arif Aliyev
Regia:
Sergei Bodrov
Prodotto da:
ANDREEVSKY FLAG FILM COMPANY, KINOFABRIKA, KINOKOMPANIYA CTB, X-FILME CREATIVE POOL
Distribuito da:
BIM
Edizione italiana:
T & T
Dialoghi italiani:
Nella De Paul
Direttore del Doppiaggio:
Rodolfo Bianchi
Assistente al doppiaggio:
Francesca Rizzitiello
Fonico di doppiaggio:
Federico Costantini
Fonico di mix:
Claudio Toselli
Sonorizzazione:
PCM Audio
Voci:
Tadanobu Asano:
Fabrizio Pucci
Sun Honglei:
Angelo Maggi
Khulan Chuluun:
Laura Lenghi
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dialoghi italiani |
0,5 | |||
direzione del doppiaggio |
0,5 | |||
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Il doppiaggio italiano di questa telenovellona enciclopedica epicheggiante su infanzia e giovinezza di Gengis Khan è definibile con una parola: enfasi.
Tutto è enfatico al di là del ridicolo: il retoricissimo Pucci che, specie quando fa la voce narrante, sembra sempre chissà che ci sta per dire e poi racconta semplicemente dei fatti; tutti gli altri, in particolare il padre Yesugei, si producono in un tono da cowboy degli anni Cinquanta, mentre l’ignota doppiatrice di Hoelun proprio non è capace e i mongolini della steppa hanno la solita voce da viziatelli italiani, inimmaginabile anche nel cortile di casa loro.
Telenovellici anche i dialoghi, tutti compitini e senza alcuno spessore. I bambini (a parte che si rivolgono all’augusto genitore una volta chiamandolo papà e una volta padre), con tutto il rispetto sono pur sempre montanari medievali senza istruzione, ma in italiano sembrano libretti stampati. Gli adulti, da parte loro, discettano lapidariamente anche a tavola, mentre ruttano, com’è costume, tra un boccone e l’altro.
Qui il problema era, ma la dialoghista non sembra esserselo posto: come rendere l’eloquio mongolo del 1100, ammesso che ne esistesse uno unico?
La stessa scelta dell’uniformità linguistica, praticamente obbligata nel doppiaggio, è subito invalidata dalla battuta messa inopportunamente in bocca a Temujin: «La nostra lingua è la più bella, un giorno tutti i popoli del mondo la parleranno». Poiché è presumibile che per "mondo" il Khan intenda la steppa mongola, allora ci sta dicendo che parlavano tutti lingue diverse. Perché farglielo dire, per smentirlo subito con i fatti? Comunque, problemi di comunicazione intertribale a parte, bisognava fare una scelta di registro, possibilmente credibile, e qui non è stata fatta, arrivando addirittura a far tuonare nel mezzo della steppa un bel "abbi cura di te".
Giovanni Rampazzo
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