Recensioni Reviews
Scheda
Soggetto:
John e Donna Mcloughlin, William, Allison Jimeno (basato sulla storia vera)
Sceneggiatura:
Andrea Berloff
Regia:
Oliver Stone
Prodotto da:
Paramount Pictures
Distribuito da:
UIP
Edizione italiana:
SEFIT-CDC
Dialoghi italiani:
Sandro Acerbo
Direttore del Doppiaggio:
Sandro Acerbo
Assistente al doppiaggio:
Emiliana Luini
Voci:
Nicolas Cage:
Pasquale Anselmo
Michael Peña:
Francesco Venditti
Jay Hernandez:
Francesco Pezzulli
Maria Bello:
Laura Romano
Maggie Gyllenhaal:
Rossella Acerbo
Stephen Dorff:
Francesco Prando
Donna Murphy:
Cristina Boraschi
Michael Shannon:
Riccardo Rossi
Jude Ciccolella:
Angelo Nicotra
Frank Whaley:
Sandro Acerbo
Brad William Henke:
Francesco Pannofino
Stoney Westmoreland:
Claudio Fattoretto
William Mapother:
Roberto Certomà
Tommy Asher:
Andrea Lavagnino
Peter McRobbie:
Michele Gammino
Jon Bernthal:
Roberto Gammino
Tom Wright:
Alessandro Rossi
Nicholas Turturro:
Frabrizio Manfredi
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dialoghi italiani |
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direzione del doppiaggio |
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A 4 anni dalla tragedia che ha colpito le Torri gemelle, il cinema americano ci offre la sua visione dei fatti e ci consegna dei nuovi eroi. World Trade Center è la storia della squadra di pompieri che arrivò per prima sul luogo della tragedia dell’11 settembre e che rimase sepolta sotto le macerie della prima torre. Di tutta la squadra sopravvissero solo due uomini: John McLoughlin e Will Jimeno .
Film didattico, eroico, edificante: quando si tratta di parlare dei propri eroi il cinema americano confeziona sempre prodotti perfetti, pieni di pathos, con nobili protagonisti che senza paura apparente affrontano ogni tipo di situazione. Il soggetto indubbiamente facilita il cinema dei buoni sentimenti e ci tiene tutti con il fiato sospeso. La sceneggiatura è buona e il cast conta un protagonista come Nicolas Cage, e dei comprimari di grande bravura, a partire da Maggie Gyllenhal che sa dare notevole spessore ad un ruolo di contorno come quello dell’eroica moglie, che continua ad aver fede anche quando ogni speranza sembra perduta.
Il film è il miglior concentrato di sentimenti patriottici e buonismo che Hollywood poteva produrre. Purtroppo la traduzione italiana del film sembra soffrire di una certa apatia verso questi sentimenti, riducendone ulteriormente il tono già di per sé piuttosto basso.
La scena iniziale è una lunga sequenza che mostra alcuni dei futuri eroi mentre entrano in servizio. Nessuno di loro proferisce parola, li vediamo calati nella realtà quotidiana: autostrade, metropolitana, autobus ed infine la stazione di controllo degli autobus. Durante la sequenza le persone conversano in sottofondo, ma il brusio non è stato assolutamente tradotto. Se l’accaduto può passare inosservato per la radio o il parlare che si mischia ai rumori del traffico, diventa invece fastidioso nella stazione dove si vede un agente parlare con una donna e si sente in modo chiaro “Excuse me”; il resto della conversazione non si distingue altrettanto chiaramente ma la cadenza è inglese. Stessa situazione durante il viaggio dei pompieri verso il luogo dell’incidente: le radio continuano a mandare messaggi gracchianti di cui si colgono solo poche parole non tradotte. Questa scarsa attenzione ai particolari si trova anche verso la fine del film, quando i bambini di John guardano i cartoni animati alla televisione e anche questi solo in inglese.
Suggestiva e di grande impatto emotivo è invece la scena in cui Alyson, la moglie di Will, esce di casa durante la prima notte dei due uomini sotto le macerie. Il commento sonoro della scena è un sovrapporsi di voci tratte dai diversi telegiornali, come se Alyson potesse sentire tutte le televisioni del vicinato. La notizia è sempre la stessa: due uomini sepolti sotto le macerie. Viene naturale chiedersi se l’inglese qui sia una scelta stilistica o la solita distrazione, che però contribuisce ad accrescere il pathos della scena.
Particolarmente interessante la parte dell’ex marines che rispolvera la propria divisa per far parte dei soccorsi. Bella l’opposizione della frase di estrema poesia pronunciata da quest’uomo «È come se Dio avesse calato una cortina di fumo per nascondere agli uomini ciò che non sono in grado di vedere» e la cinica replica da parte di un altro dei soccorritori: «Come no, un invasato». La frase profonda ridotta a semplice commento di un pazzo, che però interpreta la situazione a livello quasi profetico: l’incapacità umana di accettare ed affrontare la situazione.
Per tenersi in contatto e soprattutto svegli i pompieri sotto le macerie parlano di cose ordinarie, della loro vita e delle loro famiglie. Nessuno di loro è realmente “americano” sono per lo più di origini latine o italiane. Ma si sentono tutti parte del grande sogno americano pur senza dimenticare le vere origini, come Will spesso ricorda con le sue parole. Durante una delle conversazioni fra lui e Nicolas Cage infatti il pompiere chiede al capitano come si chiami la moglie e saputo che il nome è Donna risponde «Donna, è un bel nome, molto americano», quasi a sottolineare il suo sentirsi straniero in questa comunità (lui è portoricano mentre la moglie Alyson è per metà italiana).
Infine si spera in un errore di lettura del doppiatore la frase: «Allora non muore neanche tu» che Will dice a John prima che li salvino. Il ragazzo sudamericano ha dimostrato di avere buona proprietà del linguaggio degli yankee e nel caso si un errore di traduzione, sarebbe davvero grossolano!
Sulla scelta delle voci non c’è molto da dire, sicuramente buona in tutti i personaggi portati sullo schermo, così come la direzione, se non si tiene conto dell’ultima imprecisione.
Doppiaggio sempre in sincrono e ben recitato. Peccato che la traduzione abbia trascurato tutto il brusio di fondo!
Francesca De Rosa
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