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Scheda

Sceneggiatura:

Peter Morgan

Regia:

Stephen Frears

Prodotto da:

Pathé Pictures International, Scott Rudin Productions

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

CD Cine Doppiaggi

Dialoghi italiani:

Filippo Ottoni

Direttore del Doppiaggio:

Filippo Ottoni

Assistente al doppiaggio:

Silvia Menozzi

Fonico di doppiaggio:

Marco Del Riccio

Fonico di mix:

Fabrizio Pesce

Sonorizzazione:

PCM audio

Voci:

Helen Mirren:

Ada Maria Serra Zanetti

Michael Sheen:

Oreste Baldini

James Cromwell:

Paolo Lombardi

Alex Jennings:

Mino Caprio

Sylvia Syms:

Miranda Bonansea

Lady Diana (immagini di repertorio):

Roberta Pellini

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
3,5

The Queen – La regina
(The Queen, Gb/Francia/Italia 2006)

La regina del titolo è Elisabetta II, e vengono raccontate la sua reazione, le sue riflessioni e le sue azioni nei giorni immediatamente seguenti la morte di Diana.

Viene descritta come una donna dura ma molto riflessiva, estremamente attaccata al suo popolo e alla sua famiglia.

Tutta la vicenda la scuote molto: forse non aveva mai compreso fino in fondo quanto gli inglesi amassero Diana, e la vediamo spesso meditare, nella difficoltà della scelta del comportamento più adeguato in questa circostanza difficile per la famiglia, per i nipoti, per il popolo, per tutta la Famiglia Reale.

La bravissima Helen Mirren, camaleontica nel riuscire a prendere le sembianze della vera Elisabetta, ha sicuramente meritato l’Oscar per la sua grande interpretazione; peccato che la doppiatrice Ada Maria Serra Zanetti a mio avviso non sia stata all’altezza del suo compito. Ci ha proposto una voce stridula, poco incline alla riflessione, a tratti quasi sgradevole, mentre la voce della Mirren, malgrado non fosse grave, ci portava di più alla pacatezza, alla riflessività; insomma era sicuramente adeguata (ovvio, è la sua!) alle espressioni del suo volto.

Più giusta la scelta di Paolo Lombardi per interpretare il principe consorte: isterico, quasi capriccioso nel voler avere sempre ragione.

A parte la scelta un po’ discutibile della voce della protagonista, in generale la direzione del doppiaggio, in quanto a intenzioni interpretative, è comunque buona, come buono è pure l’adattamento dei dialoghi. Ho visto questo film più volte, cercando di trovare qualcosa di sbagliato, qualcosa fuori luogo che potesse giustificare le aspre critiche di Valerio De Paolis (presidente della Bim, casa che distribuisce questo film in Italia), ma non ho trovato granché. Solo un errore dovuto,secondo me, più alla solita fretta con la quale sono costretti a fare i conti i dialoghisti italiani che ad incapacità.

Eccolo qui: i coniugi Blair sono giunti a Buckingham Palace perché Tony deve ricevere l’incarico di formare il governo dalla regina (un cartello ci ricorda che siamo al 2 maggio, Diana morira alla fine di agosto); il cerimoniere descrive come avverrà il colloquio con Elisabetta, e dice: «Dite Maestà con l’accento finale, sennò rischia di sembrare mesta». In originale la regina viene chiamata Madam, forse contraendo troppo il rischio è che sembri “mum”, cioè mamma. La scelta del dialoghista di un possibile equivalente italiano mi appare un po’ stentata, ma non mi sembra un errore che giustifichi le critiche mosse al doppiaggio.

Allora mi chiedo: perché De Paolis ha avuto tanto da ridire? Forse bisognerebbe avere più coscienza quando si fanno pubbliche affermazioni così gravi e gratuitamente, vista la mancanza di argomentazioni, offensive verso dei professionisti.

Arturo Pennazzi

Il punto di vista di...

Avevo visto a Londra e molto apprezzato “The Queen”. Il vostro editoriale mi ha incuriosito, e così, grazie a una delle rassegne estive romane, sono andata a rivederlo nella versione italiana. Devo dire che concordo con entrambi i punti di vista, quello del distributore e il vostro. Provo a spiegare perché. Il doppiaggio italiano, dal mio punto di vista, non è nello spirito dell’opera, non tanto per i dialoghi, che trovo in generale corretti e adeguati, quanto per la scelta delle voci. “The Queen”, infatti, è dichiaratamente un attuale dramma shakespeariano, e tutti i personaggi rappresentano, oltre che se stessi, una figura dell’eterno gioco del potere. La grandezza del film è nel riuscire a rendere assolute e paradigmatiche persone reali, viventi, e di portarle in qualche modo al di là della storia. Se questo era l’intento (dichiarato), l’opera è perfettamente riuscita. Ed è qui che non funzionano gli interpreti italiani: tutti (esclusa Miranda Bonansea nel ruolo della Regina madre), sono caduti nella trappola dello stereotipo, dell’imitazione del personaggio, anzi della sua immagine così come possiamo intuirla noi dai rotocalchi, annullando il sottile gioco interpretativo degli attori originari, i quali riescono a restare sempre in equilibrio tra cronaca e dramma, rendendo quasi incidentale la somiglianza fisica con il personaggio reale. La distanza tra l’interpretazione degli attori inglesi e quella delle loro voci italiane è più forte e più sgradevole nella protagonista, con una Helen Mirren da stra-Oscar a cui la Serra Zanetti ha dato una voce di maniera, eliminando tutte le sfumature che facevano la grandezza dell’interprete e – ed è questo a mio parere l’errore più grande – scambiando il particolare accento della regina per un birignao altezzoso, al quale ha uniformato tutta la sua recitazione. Lo stesso vale per Oreste Baldini, che ha trasformato Tony Blair in un giovanotto un po’ isterico, mentre Michael Sheen aveva disegnato un raffinatissimo personaggio a metà tra il parvenu e lo squalo, l’assoluto del nuovo che avanza. Non so se la ragione del fallimento sia inadeguatezza, incapacità o incomprensione. Certo i doppiatori italiani, che saranno pure i migliori del mondo, non sono attori shakespeariani, e forse era impossibile trovarne di migliori. Ma la Bonansea dimostra che il “mestiere” può supplire alla mancanza di impostazione classica. In questo do ragione al distributore che non ha apprezzato il doppiaggio. Ma non posso che concordare con voi sul fatto che forse se n’è accorto troppo tardi e una sua responsabilità ci sarà pure. E aggiungo un’osservazione personale: è sicuro che il film in Italia sia stato un insuccesso per questo? può essersi diffusa la voce di non andare a vedere il film perché era doppiato male? e se il pubblico italiano è così sensibile, perché si sorbisce senza battere ciglio tanti altri doppiaggi anche peggiori di questo?

Serena Dell’Armi

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