Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Sceneggiatura:

Lawrence Konner, Mark Rosenthal

Regia:

Mike Newell

Prodotto da:

Red Om Films, Revolution Studios, IIF

Distribuito da:

Columbia TriStar Films Italia

Edizione italiana:

Multimedia Network

Dialoghi italiani:

Enzo Bruno

Direttore del Doppiaggio:

Enzo Bruno

Assistente al doppiaggio:

Sabrina Merlini

Voci:

Julia Roberts:

Laura Boccanera

Kirsten Dunst:

Federica De Bortoli

Julia Stiles:

Barbara De Bortoli

Maggie Gyllenhaal:

Antonella Baldini

Ginnifer Goodwin:

Ilaria Latini

Dominic West:

Massimo Rossi

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
3,5

Mona Lisa smile
(Mona Lisa Smile, Usa 2003)

“Credevo di venire in un posto che avrebbe sfornato i leader di domani, non le loro mogli”. Questa frase racchiude in sé tutto il senso della pellicola. Katherine Watson è una giovane insegnante di storia dell’arte, trasferitasi al college femminile di Wellesey. L’impatto con il nuovo ambiente non è facile: Wellesey è un college conservatore, dove la disciplina e la forma sono più importanti della sostanza delle persone e dei rapporti interpersonali. L’obiettivo delle donne, insegnano i docenti del college e le stesse famiglie da cui provengono le studentesse, è quello di diventare delle perfette mogliettine, il cui unico scopo è di supportare il marito, tenere in ordine la casa ed educare i figli. Tra le materie del corso di studi, infatti, troviamo lezioni di portamento, allestimento della tavola, preparazione di cene di lavoro per i mariti e agghiaccianti schemi su come accavallare le gambe.

Tutto questo è troppo per la mentalità moderna della signorina Watson, una donna indipendente che non vede la propria vita necessariamente legata a quella di un uomo. Katherine, quindi, cercherà di insegnare alle sue allieve che nella vita c’è di più del matrimonio, che ognuna di loro può aspirare a una carriera e alla realizzazione personale. Utilizzerà l’arte per far capire loro che bisogna saper andare oltre alle apparenze, oltre la copertina patinata che vogliono costruirsi e dietro la quale nascondersi per tutta la vita. Il ruolo per il quale sono nate non è solo quello della moglie, ma è da scoprire durante il corso della vita, una vita che può lasciare spazio a emozioni più grandi dell’entusiamo per la lavatrice o per la casa nuova.

Il film è la versione al femminile dell’Attimo fuggente, il paragone è ineluttabile, tuttavia dalla sfida Mona Lisa Smile esce perdente: L’attimo fuggente è molto più drammatico e Robin Williams è insuperabile, ma il messaggio è il medesimo: sfidare le regole imposte dalla società, dalle famiglie e da ogni genere di educatore bigotto che si possa incontrare nel cammino di ogni giovane.

Ad ogni modo il film regala ad ogni donna (ma anche agli uomini) un paio d’ore di riflessione sul ruolo femminile nel tempo.

Il cast è molto buono: su tutte spicca la recitazione di Julia Roberts, mentre per le studentesse sono state scelte alcune tra le migliori giovani attrici di questi anni: Kirsten Dunst, ottima nell’interpretazione della cinica Betty Warren, Julia Stiles e Maggie Gyllenhaal.

L’edizione italiana è abbastanza buona, ma la qualità della direzione del doppiaggio è superiore di quella dei dialoghi. Le voci sono state assegnate con cura, nessuna stona rispetto al personaggio, anzi in alcuni casi lo migliorano. Un esempio è la voce di Joan Brandwyn: la scelta di Barbara De Bortoli restituisce al personaggio quel calore e quell’intensità che la voce rauca e quasi maschile di Julia Stiles gli aveva fatto perdere.

Mancano, invece, dei sottotitoli. Innanzitutto all’inizio del film c’è la scritta “Fall 1953”. Lo spettatore che non parla inglese sicuramente capisce l’anno, ma si chiederà cosa vuol dire “fall”. Non tutti sanno che “fall” è l’americano di “autumn”, derivante dal verbo cadere che rimanda all’idea delle foglie che cadono in autunno. Quindi sarebbe stato meglio sottotitolarlo. Più avanti, inoltre, Katherine mostra alle sue allieve delle diapositive riguardo a delle pubblicità sul ruolo della donna durante gli anni Cinquanta. Gli slogan non sono stati sottotitolati e questo fa perdere parte del messaggio. Sicuramente il discorso di Katherine rende noto il senso di fondo, ma quelle pubblicità sono talmente assurde che è un peccato che lo spettatore che non parla inglese le perda.

Sempre riguardo ai sottotitoli c’è un’ultima cosa da dire: nella versione italiana, senza sottotitoli, a un’ora e un quarto improvvisamente appaiono dei sottotitoli in tedesco, lasciando assolutamente perplesso lo spettatore…

Per quanto riguarda i dialoghi, molte volte il movimento delle labbra non è stato rispettato con precisione e diverse battute sono o troppo lunghe o troppo corte. Alcuni esempi: mentre Nancy mostra a Katherine la sua stanza, le fa notare l’arredamento e Katherine dice che i cuscini e i quadri al muro “sono intonati”, battuta che sta molto male sul “they match” originale. Durante la prima lezione Katherine dice “Torniamo al capitolo tre, qualcuno l’ha letto?”, ma la battuta calza male sul MdL della Roberts. Quando le ragazze chiaccherano tra di loro del passato della nuova insegnante, parlano di un flirt con William Holden e una ragazza commenta con un “Fantastico”, che però è troppo corto. Stesso problema per “Tu sei una criticona”, poco più avanti. Sempre durante i dialoghi tra le ragazze, a un certo punto parlano, sgomente, delle pillole contraccettive prese da Giselle. La più che mai rigida Betty sbotta con un “è contro il regolamento”, traduzione di “it’s against the law”. La battuta è troppo lunga e il MdL non segue l’originale, inoltre “law” in questo contesto non è inteso come regolamento, ma proprio come legge.

Il registro linguistico dei dialoghi è quasi sempre adeguato. Non bisogna dimenticare il periodo e la zona in è ambientata la storia. L’ambiente è formale e austero, ed è giusto che i dialoghi lo rispettino. Forse esagerato, però, uno scambio di battute durante il primo incontro tra Nancy e Katherine. La prima inizia: “Conoscerai i miei genitori quando mi faranno visita”, “Ti fanno visita?”, “Regolarmente”. Il personaggio di Nancy è sicuramente uno di quelli più costretti negli usi e nelle convinzioni dell’epoca, ma forse l’espressione “fare visita” riferita ai propri genitori, parlando con un’amica, è un po’ troppo formale.

In definitiva sono questi errori di adattamento che fanno scadere un po’ la versione italiana di questo film, perché al contrario la direzione del doppiaggio è stata eseguita piuttosto bene.

Alessandra Basile

Il punto di vista di...

Cara Alessandra Basile, se avessi l'età delle allieve del film, sapresti bene che “Conoscerai i miei genitori quando mi faranno visita”, “Ti fanno visita?”, “Regolarmente”, è anche troppo poco per quell'epoca (io c'ero). In quanto al resto la sincronizzazione è un fatto tecnico che non mi ha mai interessato troppo, preferisco mille volte una buona recitazione. Uno spettatore che guarda il sinc non sta seguendo il film. I sottotitoli sono responsabilità della distribuzione, che ha deciso di non farli. A mio parere non erano comunque necessari, perchè le immagini trasmettevano perfettamente l'atmosfera dell'epoca, anzi avrebbero perso qualcosa obbligando lo spettatore a rincorrere i sottotitoli. Naturalmente condivido tutte le note positive e te ne ringrazio. Cordiali saluti Enzo Bruno

Enzo Bruno

Risposta

Caro Sig. Bruno, Innanzitutto la ringrazio per la sua risposta. Fa sempre piacere che una recensione riceva dei commenti, soprattutto se così garbati – non sempre una persona che diventa oggetto di una critica, la accoglie con diplomazia e serenità. Venendo alle sue osservazioni, personalmente ritengo che il dialoghista non dovrebbe giudicare la sincronizzazione solo un fatto tecnico, ma la caratteristica che lo distingue da un tradurre tradizionale. Anche i “profani” del mestiere, infatti, spesso notano delle stonature di labiale o di sinc, senza distogliere l’attenzione dalla recitazione o dallo svolgersi del film. In merito allo scambio di battute tra Katherine e Nancy, onestamente mi pareva troppo affettatato, ad ogni modo mi fa piacere la sua segnalazione. Per quanto riguarda i sottotitoli, non approvo la scelta della casa di distribuzione. Confermo quanto scritto nel mio pezzo, sono convinta che in questo caso i sottotitoli fossero necessari. Non che, senza i sottotitoli, lo spettatore non colga più il senso del film; ma perché privarlo di una comprensione che lo spettatore anglosassone invece riceve pienamente? Soprattutto visto che si trattava di slogan pubblicitari molto forti. Grazie ancora per la sua risposta, Cordialmente Alessandra Basile

Alessandra Basile

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.