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Scheda

Soggetto:

Gaston Leroux (dal romanzo “Le Fantome de l’opéra”), Andrew Lloyd Webber, Richard Stilgoe

Sceneggiatura:

Andrew Lloyd Webber, Joel Schumacher

Regia:

Joel Schumacher

Prodotto da:

Really Useful Films, Joel Schumacher Productions, Scion Films Limited

Distribuito da:

01 Distribution

Edizione italiana:

PumaisDue

Dialoghi italiani:

Masolino D’Amico, Fiamma Izzo

Direttore del Doppiaggio:

Fiamma Izzo

Assistente al doppiaggio:

Simona Romeo

Sonorizzazione:

Pinewood Shepperton Studios

Voci:

Gerard Butler:

Luca Velletri (canto) Stefano Benassi (voce)

Emmy Rossum:

Renata Fusco (canto) Myriam Catania (voce)

Patrick Wilson:

Pietro Pignatelli (canto) Francesco Bulckaen (voce

Minnie Driver:

Fiamma Izzo

Margaret Preece:

Fiamma Izzo

dialoghi
italiani
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direzione
del doppiaggio
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Il Fantasma dell’Opera
(The Phantom of the Opera, Gb/Usa 2004)

Parigi 1870. L’Opéra Populaire si prepara ad aprire la stagione con l’Annibale. Durante la prova generale la primadonna Carlotta Gudicelli abbandona il cast e sale sul palco la giovane Christine Daaé. La ragazza è la pupilla del “Fantasma dell’opera”, misterioso genio mascherato che si aggira per il teatro. Il Fantasma è follemente innamorato di Christine, sua allieva di canto e musa. Ben presto però dovrà scontrarsi con l’amore sbocciato fra Christine e il Visconte Raoul de Chagny. In un atto di estrema disperazione il Fantasma decide di rapirla e farla sua sposa; Raoul cerca di salvarla, ma sarà la compassione di lei per la deforme creatura a condurre verso un felice epilogo.

Il romanzo di Gaston Lereux venne portato in musica da Andrew Lloyd Webber nel 1986, riscosse un gran successo fin da subito, tanto che nel 1989 nacque il progetto di farne un film. Per una serie di vicissitudini tutto rimase fermo fino al 2002; oggi sotto la spinta della versione cinematografica il Fantasma è diventato il musical più rappresentato di tutti i palchi lodinesi.

La narrazione scorre veloce e leggera, veri protagonisti sono la musica ed il canto, tutto viene costruito in modo da accrescere il loro fascino ed intensificare le emozioni di cui sono portatori. L’uso della lingua è studiato nei minimi particolari e sta alla bravura degli attori riuscire a convogliare nella voce tutte le emozioni che devono toccare le corde sensibili del pubblico. Tradurre il Fantasma è come voler tradurre l’opera: il tradimento è inevitabile. Ascoltando la versione italiana viene da chiedersi, però, se forse non era il caso di sottotitolare il film e lasciare allo spettatore la libertà di lasciarsi rapire dal mondo del fantasma.

La prima cosa da dire è che la musicalità cambia da una lingua all’altra, così: «Fantasma dell’opera» è troppo lungo e non segue la musica, considerato anche che nell’originale «Phantom of the Opera» il passaggio sulle due sillabe intermedie è molto veloce. In The Mirror l’italiano cambia il ritornello «I’m your angel of music/Come to the angel of music» in «Sono il tuo angelo, vieni/Tu sei la mia musa» spostando il centro di attenzione sulla musa e annientando così l’effetto ipnotico dell’originale. Nella scena in cui Christine leva la maschera al fantasma il gioco melodico del sibilante «Secretly» viene sostituito con il suono duro del «Dentro sé».

Tralasciando un’analisi accurata della traduzione, è chiaro fin da subito che alcune scelte nuocciono al film. Il fantasma è un essere solitario ed emarginato, la musica è il suo unico contatto con il mondo e Christine è il veicolo tramite il quale farla giungere al mondo. Nella versione originale tutto questo viene spiegato nelle parole di The Music of the Night: «Night time sharpens/Heightens each sensation/Darkness stirs/And wakes inagination/Silently the senses/Abandon the defenses» (La notte acuisce/Accresce ogni sensazione/Le tenebre si mescolano/E risvegliano la fantasia/ Silenziosamente i sensi/ Abbandonano ogni difesa). Nell’adattamento italiano ogni riferimento alla musica che lui compone viene cancellato e la canzone si riduce a un mezzo per affascinare Christine e spingerla ad abbandonarsi: «Quando brami strane tentazioni/Quando vuoi oscure sensazioni/Nella notte senti/Immensi sogni ardenti».

L’amore per Christine assume così una sfumatura carnale e di seduzione, mentre in realtà il Fantasma la considera incarnazione della musica e quindi sua proprietà. Se si notano inoltre la reprise di All I ask of you, la cui versione originale recita «You will curse the day you didn’t do/All the Phantom asked of you» (Maledirai il giorno in cui non hai fatto/ciò che il Fantasma ti chiese) e poi la fine di Masquerade con quel «Your chains are still mine/You belong to me» (Le tue catene sono mie/Tu mi appartieni,) è più chiaro il possesso che lui reclama della ragazza; nella versione italiana tutto ciò scompare, rendendo la prima frase una promessa di vendetta: «Punirò quel che hai osato tu/Nient’altro il Fantasma chiede più» e mitigando la seconda in un «Arrenditi ormai/Appartieni a me».

In All I Ask of you, la dichiarazione d’amore fra Christine e Raoul, non si è tenuto conto del fatto che parte di essa sarebbe stata ripresa anche nella scena della rappresentazione del Don Juan. Si è così cambiato il ritornello in «T’amo nient’altro chiedo più», mentre l’originale è «Amami» (Love me, that’s all I ask of you) e la strofa di Raoul: «Say you need me with you, here beside you/Anywhere you go let me go to/Christine that’s all I ask of you» (Dimmi che hai bisogno di me, qui al tuo fianco/Ovunque vai fammi venire con te/Christine è tutto ciò che chiedo) si trasforma in una romanticissima «Cade pioggia sul tuo deserto/La mia pioggia voglio sia tu/Christine nient’altro chiedo più». Nel Don Juan, invece, la traduzione segue il senso dell’originale, perdendosi così il parallelo fra le due dichiarazioni, mentre il «T’amo» della versione italiana non ha la sfumatura di supplica che c’è nell’originale.

Tutto il finale del film gioca attorno alla battuta «Past the point of no return» (Passato il punto di non ritorno) che diviene «Passa il ponte fra noi due», buona soluzione per il movimento delle labbra, ma poco incisiva. Nella scena finale il Fantasma chiede a Christine di scegliere fra lui e Raoul. Lei è di fronte a un bivio ed entrambe le decisioni porteranno morte e sofferenza: «Refuse me and you’ll send your lover to his death/This is your choice/This is the point of no return!» (Rifiutami e condannerai il tuo amato a morte/Questa è la tua scelta/Questo è il punto di non ritorno). Nella versione doppiata «Se tu dici di no/Lo sai lo ucciderò/Dimmi chi vuoi/È questo il ponte fra di noi», il ponte diventa un legame, e sembra che Christine possa scegliere di non riconoscerlo.

Il film si chiude con «Non avrò mai con me gli occhi tuoi/Finì la dolce musica per noi», commovente ma traditrice del vero finale, in cui il Fantasma si rende conto di aver perso l’unico legame con il mondo e che d’ora in poi sarà relegato nel silenzio: «You alone can make my songs take flight/It’s over now the Music of the Night» (Solo tu potevi far prendere il volo alla mia musica/È finita ora la musica della notte).

Quello che più danneggia la versione italiana è la pessima scelta delle voci per i tre protagonisti. Gerard Butler, il Fantasma, fa fare alla propria voce quello che vuole; forte e decisa sa essere corposa e suadente, ed il momento successivo roca ed aspra. È impressionante il modo in cui passa dal fascino che esercita in The Music of the Night alla cattiveria e alla disperazione che si percepiscono quando gli viene tolta la maschera. Verso la fine del film la nota persuasiva della sua voce si perde e ne esce una graffiante, che mette i brividi. Luca Velletri non ha queste qualità vocali, e se la sua voce calda è idonea nella prima parte del film, nella seconda l’assenza dei toni aspri ci restituisce un Fantasma tormentato e in crisi esistenziale. Questo snatura il personaggio perché Webber lo gioca tutto sulla paura che incute, nella versione italiana più che altro fa pena. Da notare anche lo stacco netto fra le voci di Velletri, il canto, e Benassi, la voce.

Emmy Rossum impersona una Christine dalla voce sicura e corposa, l’educazione lirica si sente fin dall’inizio e cresce durante l’opera. Anche lei sa dare tante e tali sfumature alla propria voce che sono indescrivibili; e se queste caratteristiche si fanno più percepibili verso il finale del film, i sentimenti che esprime nei brani precedenti sono altrettanto forti. Renata Fusco sembra rendersi conto di tutto questo solo alla fine: la sua Christine ha la voce di un angelo, eterea ed incolore.

Patrick Wilson ha una voce calda e avvolgente, contrasta con quella del Fantasma, evoca sicurezza e tranquillità. La caratteristica principale è però quella di essere sufficientemente alta per poter supportare la Rossum nei duetti. Nel doppiaggio italiano questo particolare è stato dimenticato e Pignatelli è sempre sovrastato dalla Fusco e da Velletri, tanto da non percepirne quasi le parole.

Buona invece l’interpretazione di Carlotta Giudicelli da parte di Fiamma Izzo. La diva, che Minnie Driver si diverte a prendere in giro, ha una voce acuta e antipatica, in alcuni punti marca molto le parole, facendo apparire forzata la dizione italiana. Il compito non è facilitato dall’adattamento, che deve giocare attorno a degli inserti in italiano dell’originale, il che porta a degli effetti talvolta ridicoli.

Francesca De Rosa

Il punto di vista di...

Per quanto vero che non è a sincrono, il giudizio sulle voci italiane non lo condivido, sono interpretazioni e sfumature diverse da quelle inglesi, ma ritenerle inferiori mi pare possa essere compito solo dell'autore, io personalmente vedo più vicine al senso del film le interpretazioni italiane che non quelle inglesi! Sono un cantante lirico (studente di canto lirico, per la precisione) e ritengo che il lavoro fatto sul cantato sia piuttosto buono, e a mio parere migliore qualitativamente parlando rispetto a quello inglese.

Stefano Bellu

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