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direzione
del doppiaggio
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Doppiatori trasversali

Nella sua deriva decadente e terminale, il doppiaggio contamina anche segmenti che dovrebbero essere accuratamente lasciati fuori, se non altro per decenza: quelli dei programmi promozionali fatti apposta per convincere gli spettatori a versare denaro per salvare o curare bambini. Ecco infatti alcune nostre "voci", quelle che sentiamo nei film e telefilm, impegnarsi nel tono che più serioso e strappalacrime non si può per convincerci a tirar fuori 9 euro al mese per una serie di operazioni benefiche. Tanto per fare qualche esempio: l'Operation Smile (visto su RaiStoria) dove una voce maschile, accorata e affranta oltremisura ci spinge a donare 9 euro/mese per donare il sorriso ai bambini nati con il labbro leporino o con malformazioni tali da sfigurarne il volto; Azione Contro la Fame (visto su Rai24), dove un'altra voce maschile, con tono lacrimevole ma anche di sottile riprovazione, ci vuole convincere a inviare 9 euro/mese per sfamare i bambini denutriti; stessa storia, stessi toni accalorati per SaveTheChildren.it (trasmesso su vari canali Mediaset), sempre 9 euro/mese per sfamare e curare bambini; SightSavers (visto su La7 e altri), unico con voce femminile, impegnato nella strenua lotta al tracoma, sempre per 9 euro/mese; e infine, come poteva mancare, Telethon (trasmesso su vari canali, Rai, Mediaset e altri), stesso impatto emotivo ipercaricato, sempre 9 euro/mese, sempre voci maschili. Ora, quello che qui ci interessa è capire l'impatto estetico della componente audio dei messaggi sullo spettatore, sulla sua capacità di percezione della differenza che dovrebbe esistere tra una comunicazione "vera" - quella che dovrebbe vedere lo speaker professionista, neutro, stimolare lo spettatore di fronte a una realtà drammatica - e quello stesso professionista interpretare questo o quel personaggio di una "fiction". Il punto non è che l'oggetto sia la salvezza dei bambini, affamati, abbandonati o malati, il problema è la resa "artistica" della realtà. Insomma, il doppiaggio (nel senso di interpretazione) coinvolto in un campo che tocca sia il mondo della pubblicità sia quello della promozione umanitaria; il doppiaggio che si fa imbonitore, sia pure a fin di "bene". E che vantaggio estetico, o che tornaconto stilistico ne avrà il mondo professionale ad aver generato questa ulteriore confusione, come se l'inevitabilmente pessimo doppiaggio dei reality non fosse già sufficiente? Sembra la conferma di una china segnata. A latere mi sento in dovere di segnalare una caratteristica comune di questi “messaggi promozionali”, e cioè l’uso (tranne per Telethon che preferisce spettacolarizzare bimbi malati bianchi) di bambini africani, ovviamente denutriti, scheletrici e malati, esposti come oggetto pubblicitario, in barba alle norme che ne imporrebbero il mascheramento per salvaguardarne anonimato e dignità.

Giacomo Depero

Il punto di vista di...

Salve signor Depero, leggo con grande interesse quello che ha scritto sulle "voci" dei doppiatori usate per gli spot relativi a operazioni benefiche. Purtroppo mi accorgo che viviamo un periodo storico abbastanza triste da diversi punti di vista, in cui ogni essere umano ha la possibilità grazie al mezzo che sto usando anche io per risponderle, di poter dire liberamente e fare liberamente tutto ciò che si vuole. Lei fa una critica (almeno così sembra leggendo) al modo in cui il doppiaggio si fa imbonitore in campagne di promozione umanitaria per far sborsare 9 euro/mese. Io mi domando ma lei supporta una delle associazioni che ha nominato? scrive da un paese in guerra? mangia una volta a settimana? ha figli che rischiano di non arrivare neppure a 3 anni? Mi domando quanta sensibilità ci sia nelle parole che ha scritto. Mi domando ma cos'è importante, la voce che fa questo genere di spot oppure l'argomento che tratta? Mi auguro vivamente che lei non sia seduto con un bel caffè e una sigaretta, tranquillamente a casa sua, ma magari è in un paesino povero del mondo e scrivendo questo post stia incitando le persone che non hanno problemi di non avere cibo e acqua, a contribuire perché non ci sia più bisogno di fare campagne promozionali per "salvare bambini". Mi auguro che combatta nella sua vita perché non ci siano persone che soffrono, perché se cosi non fosse, invece di pensare a quale voce le chiede di aiutare chi ne ha bisogno, al mondo in cui recita o a qualunque tipo di scelta artistica; VADA A FARE IL VOLONTARIO!!!! LA DECENZA NON LA DEVONO AVERE I DOPPIATORI, MA LEI CHE SCRIVE UNA RECENSIONE DI QUESTO GENERE. "Il punto E' la salvezza dei bambini"!!!!!! NON "l'impatto estetico della componente audio dei messaggi sullo spettatore" NON "la sua capacità di percezione della differenza che dovrebbe esistere tra una comunicazione "vera" - quella che dovrebbe vedere lo speaker professionista, neutro, stimolare lo spettatore di fronte a una realtà drammatica - e quello stesso professionista interpretare questo o quel personaggio di una fiction " Se ha tanta voglia di esprimere pareri artistici che io trovo sempre giustificati e costruttivi, li faccia su argomenti "realmente" artistici, NON su questo genere di cose. Viviamo in tempi davvero bui e le sue parole ne sono la dimostrazione. Mi scuso se non vado oltre, ma credo di aver già detto abbastanza. Nella speranza di essermi sbagliato e di aver frainteso il significato intrinseco della sua recensione Cordiali Saluti

Gianni

Risposta

Caro signor Gianni, sono sinceramente desolato di aver colpito la sua sensibilità. Ciò non elimina, tuttavia, i miei forti dubbi sulla sincerità e sulla trasparenza di tante operazioni umanitarie, argomenti sui quali esistono, peraltro, diverse inchieste giornalistiche e anche giudiziarie. Ma quel che mi lascia più perplesso e che turba la mia sensibilità, al di là del comportamento meritorio di quanti sentono il dovere di condividere il loro benessere e il loro tempo con i meno fortunati, è il meccanismo perverso con cui viene instillato nei singoli il senso di colpa per non fare abbastanza per salvare il mondo, quasi che la mia sigaretta dopo pranzo fosse la causa unica e diretta (magari!) della fame degli altri. Insomma, ciò che osservavo – e che cerco di chiarirle meglio ora – è che mi pare sia in atto un tentativo di creare un clima vago e generalizzato di responsabilità delle altrui sfortune, un senso di colpa che però chi vuole può sanare a soli 9 euro al mese, senza andare a ficcare il naso, per esempio, su come vengono spesi i soldi delle sue tasse. Il mio sospetto, insomma, è che far ricadere la colpa sugli individui sia il modo che il potere ha di proteggere se stesso. In quest’ottica, trovo inopportuno che le “belle voci” del doppiaggio italiano si prestino a rendere più incisiva e pervasiva la messa in scena. Tutto qui. Cordialmente

Giacomo Depero

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