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Scheda

Soggetto:

Nick Schou, Gary Webb

Sceneggiatura:

Peter Landesman

Regia:

Michael Cuesta

Edizione italiana:

CDR

Dialoghi italiani:

FRANCESCO MARCUCCI

Direttore del Doppiaggio:

ALESSANDRO ROSSI

Assistente al doppiaggio:

ROBERTA SCHIAVON

Fonico di doppiaggio:

DAVIDE STORANI

Fonico di mix:

CHRISTIAN POLINI

Voci:

Jeremy Renner:

CHRISTIAN IANSANTE

Rosemarie DeWitt:

LAURA ROMANO

Ray Liotta:

MASSIMO ROSSI

Barry Pepper:

STEFANO BENASSI

Mary Elizabeth Winstead:

CHIARA GIONCARDI

Paz Vega:

ILARIA LATINI

Oliver Platt:

CARLO COSOLO

Michael Sheen:

LORIS LODDI

Richard Schiff:

ANTONIO PALUMBO

Andy Garcia:

LUCA BIAGINI

Tim Blake Nelson:

SERGIO LUCCHETTI

Robert Patrick:

NINO PRESTER

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
2

La regola del gioco
(Kill the Messenger, USA 2014)

L'intenzione sarà stata buona, ma il risultato non raggiunge la sufficienza e il film si perde per strada, a causa di una sceneggiatura che non riesce a tenere in equilibrio la parte "pubblica" e il privato del protagonista. Un'occasione mancata per collocare nella storia - del cinema - la denuncia delle implicazioni dei servizi segreti statunitensi nella diffusione della droga nel proprio paese per finanziare i Contras, e sostenere così, negli anni '80, la guerra ai cosiddetti paesi comunisti del Centro-America, Nicaragua in testa.  Tra l'altro il film chiude annunciando la morte "sospetta" del giornalista, Gary Webb, avvenuta nel 2004, cosa su cui sarebbe valso un approfondimento, trattandosi di una storia vera, rinunciando magari a molte scene di sbrodolamento familiare. (E qui viene automatico chiedersi: chissà come Hollywood tratterà tra qualche anno l'attesissimo film denuncia sui rapporti tra l'Isis e simili - i simpatici terroristi sgozzainfedeli che vendono sottoprezzo ai turchi il petrolio rubato ai siriani e agli iracheni - e i servizi Usa che sembra li abbiano finanziati e addestrati.) Ma non divaghiamo. Passando alla versione italiana, va rilevato un adattamento senza pecche, con un ottimo sincrono e un ritmo naturale, da reportage, giustamente sporco, che calibra le parole sulle facce degli interpreti. La direzione sceglie le voci e le guida con maniera, permettendo ai doppiatori - tra cui va segnalata Laura Romano - di esprimersi con la necessaria naturalezza. Ma purtroppo manca sul protagonista. Infatti, pur essendo la voce di Christian Iansante adatta al soma di Jeremy Renner, il direttore non riesce a "contenere" il birignao soffiato del doppiatore, ormai riconoscibile dappertutto - dal film al documentario - e per me insopportabile. Purtroppo una mania che ormai hanno in molti e che non fa certo bene al doppiaggio.

Litta Moreno

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