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Scheda

Sceneggiatura:

Nastia Tarasova

Regia:

Nastia Tarasova

Prodotto da:

Nastia Tarasova, Irina Shatalova

Edizione italiana:

Monica Pacini

Supervisione artistica:

Luca Franco, Alessio Maria Bianchi

Voci:

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
0

Un cuore diviso in due
(Linar, Italia/Russia 2013)

C'è solo un momento in cui sentiamo la vera vocetta originale di Linar, s/fortunato bimbetto russo in attesa di trapianto cardiaco, e cioè quando si affaccia dalla finestra dell'ospedale e fa miao. Per il resto dei 53 minuti di documentario è tutta una finta, tranne per un'altra scena in cui c'è un'infermiera italiana che ovviamente parla italiano. Uno dei doppiaggi più brutti mai ascoltati o uno degli oversound più storpiati, a scelta. Purtroppo non ne conosciamo gli esecutori - in quanto non erano indicati nei titoli di coda - ma avremmo voluto chiedere loro perché si sono prestati a giustiziare un onorevole documentario cancellandone ogni presupposto di verità attraverso un ridicolo tentativo di doppiaggio, trasformando un brano di realtà in una fiction (mentre lo stavo guardando la mia metà che stava caricando la lavastoviglie mi ha chiesto: "Ma che serie è?").

Un pastrocchio imbarazzante, non tanto sul fronte traduttivo - anche se il sinc è pressocché zero - quanto su quello delle interpretazioni e dell'aspetto tecnico. Non c'é una voce che creda in quello che fa e dice (e perdoniamo il bambino che non è responsabile del disagio che crea), dal dottore che assiste il piccolo lungo tutto il viaggio della speranza alla madre: scollati e improbabili, tutti tesi a iperinterpretare emotivamente i protagonisti reali che non sono reinterpretabili per definizione; come pretendere che un vaso rotto di coccio, dopo essere stato incollato, suoni come prima. Per di più, ogni tanto - magie del mixage - si sente lontanissimo il brusio dell'originale, inoltre all'inizio si sente nettamente l'originale del televisore nella cameretta di ospedale del nostro piccolo protagonista e a un certo punto un'infermiera, doppiata in italiano, si mette a cantare in russo. Una chicca, il medico accompagnatore fa, in italiano: "a scuola parlava solo italiano ma qui parlerà russo", e il bambino naturalmente continua a parlare italiano. Insomma, una confusione assurda. Un insulto oltraggioso e stupido: privare del suono vero, vivo, i protagonisti di questa tremenda avventura umana per trasformarli in una finzione zuccherosa e ipermelensa. Ma per chi è stata pensata un'operazione del genere? Non certo per i non vedenti o per i bambini in età pre-scolare (è stato trasmesso da Rai3 oltre la mezzanotte), e allora che bisogno c'era di questo trattamento manipolatorio e antiestetico? C'è qualcuno in Rai che pensa che gli spettatori siano più imbecilli del necessario? Che obiettivo si voleva raggiungere, restituire la drammaticità della situazione? Bè, ci dispiace, la finzione non sarà mai drammatica come la realtà.

PS: due cose da mettere in evidenza presenti sulla scheda in rete a cura di DOC3, la prima, la frase di lancio: "I migliori documentari della stagione, tutti di respiro internazionale, caratterizzati dallo stile narrativo e dall'attenzione verso i diritti umani" (Ma non nei confronti dello spettatore). E la seconda, un mini-cv della regista: "Nastia Tarasova, diplomata in regia al Russian State Institute of Cinematography di Mosca" (La potenza dell'inglese è sbalorditiva.)

Valerio Moretti

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