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Scheda

Trasmesso in Italia da:

laeffe

Voci:

dialoghi
italiani
0
direzione
del doppiaggio
0

Chef Sarah
(Chef Sarah)

Sulle orme di Goethe, Sarah Wiener, una delle chef più note in Germania, compie un suo personale viaggio gastronomico in Italia.
Ci si chiederà perché mi dedichi a un segmento tanto insignificante del panorama audiovisivo mondiale; per di più, in un Paese di gastrofighettismo spinto come il nostro, un tale programma da principianti non sarebbe degno di alcuna nota, se non fosse che - poiché il diavolo è nei dettagli - con esso si compie, a mio parere, la soluzione finale del doppiaggio, per una serie di ragioni, estetiche ed etiche, che proverò a spiegare.
Quello che penso del similsinc credo di averlo espresso chiaramente, intervistando sull’argomento anche due illustri rappresentanti del settore, Paolinelli e Mondini (per chi non l’ha letto o vuole rileggerlo: http://www.asinc.it/as_01_066.asp).
Riassumendo, mi ponevo e ponevo il problema della sopravvivenza del concetto stesso del doppiaggio, a fronte della sua negazione operata dal similsinc con l’annullare volutamente ogni parvenza di verosimiglianza sia alla realtà (oversound) sia alla finzione (doppiaggio).
Perché il similsinc purtroppo non è uno scherzo alla Ghezzi né solo un modo originale per risparmiare (non lo sai fare, ma ti pago meno), come in fondo speravo. Il similsinc, temo, è una nuova filosofia, che possiede tutti i caratteri deleteri che distinguono questi tristi tempi: è arrogante, sbrigativo, raffazzonato; trasforma con sfrontatezza la più banale incompetenza - non saper scrivere a sinc - nella sua propria caratteristica e da questo abisso di abominio crea addirittura una nuova estetica.
Nel caso di Chef Sarah, poi, la solita cacata diventa una cacata pazzesca, perché la cuoca parla con italiani che parlano italiano e sono quindi lasciati in originale.
L’effetto, impareggiabilmente grottesco, spinge quasi alle lacrime: una tizia dichiaratamente straniera blatera palesemente fuori sinc, ma con grande profluvio di intonazioni attoriali (chissà perché tanto sforzo), con gente normale che parla normalmente la sua lingua senza recitare.
L’osservazione sul piano etico che consegue è la seguente: il programma in questione è prodotto nientepopodimeno che da ARTE ed è distribuito da laeffe, la tv “selezionata e garantita” dal gruppo Feltrinelli. Per inciso, tutti i “factual” trasmessi da laeffe sono trattati in similsinc.
Se la tv che con più pretese intellettuali non si può fa carne di porco (per restare in tema) di un programma di ARTE con tanta leggerezza, vuol dire che la situazione è grave, forse irrecuperabile.
Mi piacerebbe che qualcuno di laeffe mi spiegasse quale estetica della traduzione, o anche semplicemente della televisione, c’è alla base di tutto questo. Mi piacerebbe che qualcuno degli spettatori di laeffe (tutta gente che “pensa bene”) mi dicesse che pensa della cosa. Mi piacerebbe che qualcuno di quelli che “scrivono” o “doppiano” questa monnezza mi spiegasse perché lo fa.

Giovanni Rampazzo

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