Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Prodotto da:

Rai Storia

Supervisione artistica:

Giuliana Varone

Voci:

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
0

Dixit - volti di parole

Stavolta siamo costretti a occuparci del documentario. E che sarà mai?, si dirà. Che cosa può succedere in un documentario, quale problema traduttivo può affacciarsi da suscitare l’attenzione del “critico”? Si tratta di una traduzione di testi di servizio, ai fini di sistemare le didascalie, o l’oversound, insomma quali problemi tecnici possono insorgere? Forse l’uso di qualche termine sbagliato, come flop per fiasco e ricoverato per internato? Bè, un po’ poco. E poi, perché costretti? Bè, perché in questa epoca confusa, piena di tanti troppi segnali, se non si vuole vedere tutto sfuggire di mano e perdere di vista gli orizzonti che delimitano la realtà in una marmellata vischiosa in cui tutto è lecito e nulla è definitivo, forse è il caso di fissare un punto. E cioè: c’è differenza tra il tradurre la realtà (e cioè creare una versione italiana dei documentari stranieri) e tradurre la così detta fiction (e cioè film, telefilm, cartoni animati, etc)? Sappiamo che storicamente la produzione dei documentari ha preso una strada semplice e lineare per illustrare i suoi contenuti: uno o più narratori, e/o uno o più soggetti intervistati. Al momento di realizzare la versione italiana si è proceduto secondo buon senso optando per i due sistemi disponibili: i sottotitoli o l’oversound. Per quanto riguarda i primi l’assunto è chiarissimo e non ci dilunghiamo: lo spettatore ascolta il sonoro nella lingua originale e legge il testo, ed è quindi consapevole di star assistendo a un filmato che documenta una realtà di un paese straniero. Per quanto riguarda il secondo sistema che si è fatto? Si è avuta buona cura di lasciare l’inizio della colonna dialogo in lingua originale - affinché lo spettatore sappia esattamente che colui che parla è una persona reale che parla nella sua lingua - per poi dopo uno-due secondi abbassare il livello sonoro e accoppiargli il testo in lingua italiana, affinché si senta chiaramente la traduzione ma con il sottofondo del parlato originale, cosa che ricorda allo spettatore che sta assistendo a un brano di realtà. Una realtà che è quindi garantita dal suono originale e da una traduzione di servizio neutra che serve a capire il senso ma senza far perdere allo spettatore la “drammaticità” di ciò che accade - e cioè la rappresentazione della vita vera - che è garantita dal tono e dalle caratteristiche complessive dell’audio originale. Nella fiction invece che cosa accade? Attraverso il doppiaggio, si ha la sostituzione totale della colonna dialogo originale con quella italiana in cui l’attore doppiatore reinterpreta il personaggio in tutte le sue sfumature dando - a noi spettatori complici - “l’illusione” che sia reale. Ecco quindi che da una parte abbiamo la realtà e dall’altra l’illusione della realtà. Che cosa è invece successo nei documentari osservati della serie DIXIT - Volti di parole e in particolare Marilyn Monroe, i nastri segreti, Il fascismo, la caduta e le rovine, Le vie della transumanza, poi quelli sulla vita e la morte di Lady Diana (l’ex consorte di Carlo d’Inghilterra), sulla tragedia della Shoa, su Stalin, trasmessi da vari canali Rai nel corso dei primi mesi del 2013 e curati nell’edizione italiana da Giuliana Varone? Che il gioco delle parti di cui sopra non è stato rispettato e tutto è stato rimescolato per un obiettivo che non ci è chiaro, complice forse la sparizione della categoria “culturale” dei direttori di doppiaggio, cioè di qualcuno che non si limiti a stare dietro un vetro ma abbia una vaga idea di quello che sta facendo. I narratori originali non si sentono, si sentono solo quelli italiani che, tutti compresi nell’atto recitativo soffiano e ansimano tutto il tempo, insomma interpretano la narrazione con un birignao drammaturgico sopra le righe togliendo veridicità al contenuto audiovisivo, sensazione che cresce di documentario in documentario in quanto il medesimo tono iperpartecipe è utilizzato per soggetti diversi, dalla vita di un’attrice alla sofferenza degli ebrei nei campi di sterminio. Inoltre i contributi video di personaggi storici - dalla solita Monroe, ai Kennedy, ad Adolf Hitler, Lady Diana (talvolta, Daiana), Claretta Petacci, etc - sono stati doppiati con le medesime calate melodrammatiche che mettono tutto sullo stesso piano e rendono assolutamente incredibile e grottesca l’operazione, con un danno, non solo storico-culturale (infatti qui lo spettatore non è complice, ma vittima di una manipolazione della realtà), a mio avviso rilevante. Si drammatizza la Storia per renderla più vicina alla Fiction? È solo un escamotage alla ricerca di un aumento degli ascolti? O l’obiettivo - maligno - è quello di far credere al pubblico che Fiction e Realtà sono intercambiabili? Che la Realtà può essere reinterpretata, magari smussandola o inasprendola, ai fini della serenità o della fomentazione collettiva? Bè, non credo che chi abbia operato nella versione italiana di questo materiale si sia dato obiettivi così articolati e perversi, sono più disposto a credere che dietro ci sia solo il vuoto.

Giacomo Depero

Il punto di vista di...

Caro Depero, finalmente Asinc si occupa anche dei documentari, una parte sensibile della nostra tv quotidiana. Posso dire che sono inciampata nei documentari che hai citato e il fastidio causatomi dal doppiaggio assurdo mi ha allontanata immediatamente dal programma. Mi permetto di aggiungere un paio di cose: essendo una aficionada dei documentari, ho vissuto con smarrimento la scomparsa di Claudio Capone, a cui si sono succedute diverse voci, tra cui oggi spiccano Iansante e quello che io chiamo "Jeff" , per aver interpretato lo storico spot del Magic Bullet, un elettrodomestico americano. "Jeff" mi fa venire l'orticaria, perchè penso sempre alla maionese e ai frappé ghiacciati. Iansante è fin troppo composto, un po' bocca a bocciuol di rosa. Il risultato è che per me i documentari sono divenuti un po' difficili da seguire, anche per via del vertiginoso crollo qualitativo dei contenuti. Sarebbe bello se Asinc volesse occuparsi di produzioni più modeste, ma che comunque hanno una grande parte nella nostra domesticità, come le varie serie che vanno in onda sui diversi canali digitali. Si tratta certo di un aspetto più sociologico che estetico dell'attuale tv, ma credo sarebbe proprio questo il lato più interessante.

Lidia Zitara

Il punto di vista di...

Pur non avendo ascoltato gli obbrobri di cui parla il sig. Depero - e sono sicuro che tali siano-, sono convinto che il problema risieda principalmente nella scarsa preparazione dei doppiatori coinvolti e non nella pratica di doppiare delle interviste a mo' di film. Posso dirlo con consapevolezza perché negli anni '60 Piero Angela compose un ritratto di Mata Hari realizzato con interviste a personaggi reali che la conobbero e la Rai affidò il doppiaggio alla CDC con esito talmente perfetto che il risultato è stato magnificamente credibile anche pochi anni fa quando lo stesso Angela ha riutilizzato quelle vecchie interviste doppiate da Simoneschi, Cigoli, Bellini (cito i primi tre che mi ricordo) per un nuovo documentario sulla celebre spia. Sono d'accordo sul fatto che l'oversound sia sempre la miglior politica da adottare per sincronizzare determinati prodotti, ma quando il livello artistico è alto si può optare anche per la via tradizionale senza rimpiangere l'altra maniera. Il problema è: oggi esistono altri Simoneschi, Cigoli, Bellini? La risposta è purtroppo ovvia...

Francesco

Il punto di vista di...

Bravo, Giacomo Depero! Leggo sempre le Sue recensioni pubblicate in questa preziosa rivista online, ne apprezzo l'acutezza di giudizio e anche il rigore (in quest'epoca in cui, grazie all'andazzo televisivo delle emittenti nostrane, "va bene tutto", specialmente quando va malissimo), ma per la prima volta mi permetto di esprimere per iscritto la mia personale opinione perché, da "patita" del genere documentario e film-documento, ho sofferto - umanamente e professionalmente - per le scelte dei curatori dell'edizione italiana delle produzioni programmate e trasmesse in Italia, purtroppo a discapito del fine culturale prefissosi dagli autori. Ho usato il verbo al tempo passato perché ormai mi evito tale sofferenza, privilegiando le trasmissioni francesi (in particolare di France5 e de La Chaine Parlementaire) grazie all'antenna satellitare che mi connette con chi ancora dà alla cultura il valore che merita, e non solo nelle reti suddette, bensì anche nelle trasmissioni delle reti pubbliche generaliste. Ma se l'immagina, Lei, una rubrica come "Des racines et des ailes", "Thalassa" o le altre che esaltano il patrimonio artistico e naturalistico della Francia metropolitana e d'Oltremare, in prima serata sulla prima rete RAI? Meglio lasciar perdere e tornare al tema della Sua critica, giustamente spietata, circa l'edizione italiana dei documentari stranieri, in particolare per ciò che attiene all'interpretazione melodrammatica dell'over sound. Fra i doppiatori italiani vi sono certo ancora dei giovani capaci di emulare i Cucciolla, i Bertea, i Garrani e gli altri che in passato sapevano tenere il giusto rapporto fra il parlato originale e la traduzione sovrapposta: un ruolo che comporta, sì, quel grado di partecipazione necessario a coinvolgere lo spettatore, però nella saggia misura che esclude la sostituzione arbitraria del vero parlante intervistato con l'attore che gli dà voce nella traduzione. Nella parte puramente narrativa, dove la sostituzione è netta e totale, il fastidio dell'incongrua drammatizzazione ancora più insopportabile e mi permetto di indicarne il perché. Data la mia tarda età, da qualche anno non frequento più gli studi di registrazione (e da ben 13 quelli romani), ma temo che ancora valga il sistema di far parlare da seduti i cosiddetti speaker, che in tale posizione si risparmiano fiato, voce e fatica; il risultato è un suono debole, che il fonico del mixage è costretto a potenziare fino a farne uscire quell'effetto di soffiato asmatico che Lei denuncia. Forse Il vizio della prestazione "comoda" è ormai talmente congenito nei doppiatori specializzati nel genere che sarebbe impossibile ottenere da loro che timbrino la voce anche nella tonalità sommessa, sì da renderla intelligibile all'ascoltatore. Troppa fatica per un cachet considerato troppo basso? O il basso costo dell'operazione rispecchia soprattutto l'interesse dell'azienda cui è appaltato il lavoro? Mi auguro, a tal proposito, che non si ricorra più al metodo di registrare la voce fuori campo senza la proiezione della scena, bensì col semplice cronometraggio delle durate predefinite dei singoli interventi da parte dello zelante curatore! Perdonerà la mia tirata, caro Depero, se prometto di non dire mai più la mia in queste pagine ospitali? Spero di sì e concludo ringraziandoLa ancora per la Sua opera di educatore del gusto, missione oggi presso che caduta in disuso.

Rosalba Oletta

Il punto di vista di...

Salve, ho letto la recensione sui documentari e oversound. L'ho trovata interessante e giusto parlarne. le risposte date al Sig. Depero invece non le trovo molto giuste . Non si può (o secondo me non si dovrebbe) parlare sempre di persone decedute "perchè prima era meglio". Naturalmente a parte i grandi maestri che erano , i loro tempi di lavorazione erano ben altri. In queste lavorazioni manca persino l'adattamento! Questo comporta una fatica immane. E naturalmente la qualità ne risente.Quindi prima bisogna sapere di ciò che si parla prima di tirar fuori i defunti. con questo non sto a difendere (cosa che non ho fatto mai) i prodotti non buoni sia documentari sia film. Ma che il mondo sia cambiato (e forse è ora che ce ne accorgiamo) e anche un lavoro è cambiato ma di questo pare non se ne accorga nessuno.Ricordare i "tempi andati" non basta . Viviamo qui e adesso. Possiamo solo sperare che non ridoppino film e quant'altro ( cosa già avvenuta ma per fortuna rimane l'originale) Quindi che si critichino gli attori e i direttori di oggi, invece di far assurdi paragoni. Saluti

Bruno Conti

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.