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Scheda

Soggetto:

Rolf Hochhuth

Sceneggiatura:

Constantin Costa-Gavras, Jean-Claude Grumberg

Regia:

Constantin Costa-Gavras

Prodotto da:

KATHARINA/ RENN PRODUCTIONS;TF1 FILM PRODUCTION; KC MEDIEN; CANAL+, MEDIAPRO PICTURES; CANAL+

Distribuito da:

Mikado

Dialoghi italiani:

Elisabetta Bucciarelli

Direttore del Doppiaggio:

Elisabetta Bucciarelli

Voci:

Ulrich Tukur:

Danilo De Girolamo

Mathieu Kassovitz:

Vittorio Guerrieri

Ulrich Mühe:

Francesco Prando

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
3

Amen.
(Amen., Francia/Germania/Romania 2002)

Un altro centro di Costa Gavras, e stavolta sulla responsabilità e sulle scelte che ne derivano. Un centro scomodo e per molti motivo di profonda irritazione per come viene illustrato un momento storico, quello della seconda Guerra Mondiale, quello del nazismo, del grande olocausto degli ebrei, degli zingari, dei diversi e degli oppositori. Qui non si fanno sconti a nessuno ed è il motivo della grande importanza di questo film che, seppur concedendo poco all’estetica - e perché dovrebbe? -, pone lo spettatore di fronte al dilemma della Storia. Tutti sapevano, ma con varie scuse nessuno fece nulla, anche e soprattutto il Papa, con quella di proteggere i suoi fedeli dalle ritorsioni. Era - sempre per proteggere i suoi fedeli - il prezzo da pagare per permettere alla Germania di fermare il Comunismo senza fede? Se è così e dopo sei milioni di morti, il conflitto di coscienza resterà aperto e sanguinante per l’eternità in ogni credente; meno per il protagonista che affronta il calvario e lo Zyklon B, meno – mi sembra ovvio - per le bestie naziste che furono salvate dal Vaticano, meno per coloro – le nuove bestie, di probabile origine rettiliana - che ripropongono oggi in varie forme certe dottrine e certi comportamenti. E probabilmente meno per chi decide oggi che i danni provocati dal nazismo alle singole vittime non devono più essere pagati. Il rifiuto ufficiale della responsabilità, appunto. Mentre Costa Gavras assegna a ciascuno le sue.
E veniamo a quelle del doppiaggio. La direzione sceglie buone voci e le lascia fare. E queste si impegnano molto e senza strafare, evitando così il pericolo “macchietta” in cui è facile incorrere con ruoli così marcati, il prete buono e quello cattivo, il tedesco buono e quello cattivo, etc. Ottima interpretazione di Danilo de Girolamo su Kurt Gerstein e di rilievo le interpretazioni di Prando su Mühe e soprattutto della moglie del protagonista. Un po’ poco credibili i “vaticani civili”: ecco, forse questo è uno dei casi in cui il dialetto (quello romanesco vero, non la calata coatta), appena accennato, avrebbe potuto dare soprattutto al principe romano una maggiore verosimiglianza, sia interpretativa, sia storica. Un’occasione perduta, (mentre assistiamo sgomenti e straniati all’abuso dei dialetti nei Simpson, senza che nessuno – dall’antropologo al linguista, dal semiologo al presidente dei calabresi o dei friulani nel mondo – dica o scriva una parola). Ma veniamo ai dialoghi: per lo più neutri e scorrevoli se non fosse per qualche tonfo che lascia perplessi. Innanzitutto il discorso alla radio del papa che il prete traduce, con un effetto straniante che ricorda il famigerato doppiaggio del Disprezzo di Jan Luc Godard. Ma se il Papa parla in italiano, perché Fontana fa la simultanea? Forse sarebbe stato meglio farlo parlare in latino? Altra battuta molto poco chiara: «gli italiani sono fascisti kosher» a cui ne segue un’altra: «che ne farete di questi?» a cui non segue risposta. Infine il tonfo più imbarazzante dove viene descritto il ruolo dei nobili assistenti al soglio pontificio: «ausiliari al trono pontificio». Amen.

Giacomo Depero

Il punto di vista di...

Gentile signor Depero, dopo averla ringraziata per l'apprezzamento che mi ha rivolto, le scrivo per dirle che condivido in pieno il suo parere sul film e la riflessione che, in effetti, il tema centrale è quello della/e responsabilità. Aggiungo due fatti che, oltre ad essere stati per me motivo di crescita e soddisfazione sul piano professionale, possono completare il discorso sul doppiaggio di questo bellissimo film: quasi tutto il doppiaggio italiano è stato seguito personalmente da Constantin Costa-Gavras e lei può immaginare quale formidabile "sponda" sia stata per me quella presenza; alla prima italiana del film (a quanto ne so considerevolmente osteggiato dal Vaticano) ho avuto modo di incontrare Ulrich Tukur (che in seguito ho doppiato ne "Le vite degli altri" e in altri due films), di parlare con lui del lavoro fatto e di ringraziarlo per le belle parole che ha avuto nei miei confronti. Nel corso della mia carriera mi è capitato altrettanto solo per "Buffalo 66", ma in quel caso le cose sono state considerevolmente più agevoli visto che Vincent Gallo era sia protagonista che regista! La saluto e le auguro buon lavoro.

Danilo De Girolamo

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