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Scheda

Sceneggiatura:

David Butler, H.A.L. Craig

Regia:

Moustapha Akkad

Edizione italiana:

CD CINEDUBBING

Dialoghi italiani:

LUCIA PACCOI, MARIA TERESA DI BLASI

Direttore del Doppiaggio:

MARIA PIA DI MEO

Assistente al doppiaggio:

LISELOTTE PARISI

Fonico di mix:

FAUSTO ACHILLI

Voci:

Anthony Quinn:

Bruno Alessandro

Oliver Reed:

Massimo Corvo

Rod Steiger:

Stefano De Sando

Irene Papas:

Roberta Greganti

Raf Vallone:

Paolo Marchese

Gastone Moschin:

Fabrizio Temperini

Sky Dumont:

Sergio Lucchetti

John Gielgud:

Luciano De Ambrosis

Andrew Keir:

Ambrogio Colombo

dialoghi
italiani
1,5
direzione
del doppiaggio
1

Il leone del deserto
(Asad al-ṣaḥrâʾ, Usa/Libia, 1981)

La storia di questo film del 1981 è ben nota e dobbiamo solo a Sky, e quindi al sig. Murdoch, se gli italiani hanno potuto vederlo trenta anni dopo, nel 2009.  Infatti, lo dico a beneficio di chi non ne fosse a conoscenza, al film - girato anche in Italia e con attori italiani - venne di fatto impedita la circolazione in quanto offensivo per l’Esercito Italiano. Anche la trama è tristemente ben nota, e cioè narra le prodezze del regio Esercito fascista e del suo comandante, generale Rodolfo Graziani, che operarono in ogni modo per abbattere la resistenza dei libici comandati da Omar Mukhtar in una Libia ridotta a colonia dove la popolazione venne chiusa nei campi di concentramento e lì decimata (nei campi morirono, giustiziati o di stenti 79.784 persone). Un film storico dunque - non di grande fattura, ma ben interpretato da un cast di eccezione - non proprio in linea con la zuccherosa e quanto mai falsa immagine degli “Italiani brava gente” che si è sempre cercato di propagandare. Ma veniamo al film e al suo doppiaggio, che con questi presupposti era sicuramente da considerare un’operazione delicata e complessa, sia dal punto di vista culturale, sia da quello storico, sia da quello artistico e che invece è stato purtroppo affrontato con colpevole leggerezza. Questo in quanto sia nella scelta delle voci sia nell’impostazione delle intonazioni il direttore del doppiaggio non è stato in grado di individuare i giusti percorsi e quindi un equilibrio - che seppur difficile e reso problematico dal salto temporale di trenta anni, con gli interpreti italiani invecchiati o scomparsi - restituisse all’opera il profumo originario e necessario. Gastone Moschin, Raf Vallone, Lino Capolicchio e Claudio Gora sono del tutto scollati, francamente inascoltabili, segno di una totale assenza di cura da parte della direzione nel tentare di individuare attori in grado di riprodurre quei timbri vocali e quelle modalità recitative. E scollato è anche Mussolini, sia da Rod Steiger sia dalla sua voce che ben conosciamo (e l’effetto è ancora più penoso e imbarazzante nei fuoricampo radio). Il macellaio Graziani, già impersonato da un Oliver Reed un po’ allo sbando, è come sottointerpretato da un Massimo Corvo che non riesce a entrare nel personaggio, ma che cerca solo di coprire la voce nasale di Reed non avendone la pancia, la rabbia interiore. Molto meglio i ruoli dei libici: Bruno Alessandro riempie con cuore ed equilibrio un Anthony Quinn perfetto nell’interpretare Omar Mukhtar, Roberta Greganti, sensibile e calibrata, dà voce a un’intensa Irene Papas, e giusto è anche Luciano de Ambrosis su John Gielgud. Sbilanciati e spesso con intonazioni sbagliate molti piccoli ruoli (puoi andare! - nascondete le donne!), anche nelle scene di massa e nelle scene in cui vengono impartiti ordini militari. Spesso si vedono attori che gesticolano muti, alcune scene sono state lasciate in originale (e grazie a un mixage impreciso il senso di disagio è evidente) e infine lo speaker del cinegionale Luce gigioneggia il tono d’epoca fascista con effetti grotteschi. In questo deprimente e stonato panorama i dialoghi suonano come il colpo di grazia: civili e militari, compresi Mussolini e Graziani, si danno del lei, mentre nell’immaginario collettivo il voi era d’obbligo anche se l’obbligatorietà venne formalizzata solo nel ‘38; al maggiore fascista Tomelli* viene fatto dire «mi vedo costretto a farlo» mentre spara in testa a un ragazzo, «li stiamo raggiungendo» mentre è chiaro che li stanno perdendo, «andiamogli incontro» mentre li stanno rincorrendo. E poi frasi leziose per dei militari come «sbrighiamoci a raggiungere gli altri» o sballate come «credono che cavalcando riusciranno a sopravvivere alle armi moderne». Roba da olio di ricino.

*Buffa assonanza di cognome con il capitano Tonelli, fascista nel film Casablanca del 1942, le cui scene, nell’edizione italiana del 1946, sotto il governo De Gasperi, vennero tagliate dalla censura. Chissà, forse per rispetto della memoria di Virginia Tonelli, partigiana friulana bruciata viva dai fascisti nella Risiera di San Sabba nel 1944.

Giacomo Depero

Il punto di vista di...

Dalla Sua frase "un equilibrio - che seppur difficile e reso problematico dal salto temporale di trenta anni, con gli interpreti italiani invecchiati o scomparsi [...]" deduco che, se il film fosse stato doppiato a suo tempo, Lei avrebbe voluto che gli attori italiani coinvolti in questo film si autodoppiassero. Non sia mai! Potrei usare gli esempi moderni di Monica Bellucci o Asia Argento che danno la voce a sé stesse nell'edizione italiana dei loro film stranieri con risultati scioccanti! Ma visto che in questa pellicola recita Raf Vallone, userò proprio lui come paragone: ha mai visto "Jean Harlow, la donna che non sapeva amare" in cui Vallone si autodoppia? Ascoltato isolatamente lo si percepisce solo come "strano", quando poi scambia battute con mostri sacri del leggìo come Lydia Simoneschi (Angela Lansbury) e Maria Pia Di Meo (Carroll Baker) emerge tutto il cane d'attore che è in lui! Del resto Vallone era abitualmente doppiato anche nelle sue produzioni italiane (da Cigoli, Panicali, Pisu o altri), dunque pretendere che desse la voce a sé stesso nei film americani era impensabile! Tutto ciò per dire che il doppiaggio tardivo de "Il leone del deserto" lascia sicuramente a desiderare, ma una versione italiana che fosse arrivata nell'81 e avesse avuto Vallone come doppiatore di sé stesso sono sicuro sarebbe stata di gran lunga peggiore!

Francesco Caminiti

Il punto di vista di...

Salve, sono molto d'accordo col signor Caminiti. a parte il paragone con la Bellucci e la Argento che non c'entrano proprio nulla. prendere a paragone Vallone con tutto il rispetto mi pare veramente eccessivo sig. Depero. è proprio uno dei tanti danni fatti dal doppiaggio d'epoca a chi non sapeva recitare. quante star o fatte passate per tali sono state sempre o quasi? quindi sig. Depero ha preso a mio avviso ha preso l'esempio sbagliato. per il resto sulla direzione un po' "lasciata correre".. sono d accordo con Lei Depero. forse c'è stato poco tempo come succede non so. (Gora attore amatissimo da me non lo ricordo e quindi nemmeno chi lo doppia) ad ogni modo laddove le voci sono state "indovinate" non c'è sbaglio, dove son sbagliate son sbagliate! le scelte dei direttori a volte sono "automatiche" nel senso che ci si affida per cosi dire alla bravura dell'attore nonché a un sua fama "di categoria". si rischia di meno che provare un qualcosa di diverso. e per chi non ha molta fantasia nel distribuire e dirigere gli attori, questi sono i risultati. un buon doppiaggio ma in qualche punto sicuramente si poteva fare di più. ma non incolpo gli attori. un film così particolare aveva bisogno di più cura sì. e poi sig. Depero si rassegni: per i prossimi vent'anni Lei dovrà recensire sempre le stesse voci. vi restano i dialoghi (giustamente) e qualche direzione da votare :) Saluti

Bruno Conti

La risposta...

Concordo pienamente con le considerazioni del signor Caminiti e del signor Conti, d'altro canto la mia era una valutazione di ordine generale sul travagliato destino del film in questione che non poteva e non voleva certo sfociare in un approfondimento critico sui limiti espressivi di Vallone. Nel merito, trattandosi di una produzione straniera e quindi non soggetta alla legge nazionale del voce/volto, sono altrettanto certo che l'eventuale coraggioso distributore che avesse acquisito nell'81 i diritti di utilizzazione del Leone del Deserto per il territorio italiano avrebbe di sicuro fatto due cose: a) scorciato il film di almeno venti inutili minuti, e b) chiesto che il ruolo interpretato da Raf Vallone venisse doppiato. E nell'81 un direttore di doppiaggio avrebbe avuto voci eccellenti per coprire quel ruolo; una fra tutte, Corrado Gaipa. E questo senza nulla togliere a Raffaele Vallone che è e resta una grande e bella figura della Storia di questo paese.

gidep

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