Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Sceneggiatura:

David Koepp

Regia:

Curtis Hanson

Prodotto da:

STEVE TISCH

Distribuito da:

ARTISTI ASSOCIATI INTERNATIONAL

Edizione italiana:

CINEMA CINEMA

Dialoghi italiani:

TONINO ACCOLLA

Direttore del Doppiaggio:

TONINO ACCOLLA

Assistente al doppiaggio:

YURI BEDINI

Voci:

Rob Lowe:

TONINO ACCOLLA

James Spader:

LORIS LODDI

Lisa Zane:

Silvia Pepitoni

Marcia Cross:

Marina Tagliaferri

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
3,5

Cattive compagnie
(Bad Influence, Usa 1990)

Cattive Compagnie è un film notturno: buona parte delle scene chiave si svolgono nella notte californiana,  il “buono” Michael (James Spader) si lascia affascinare e trascinare dal “cattivo” Alex (Rob Lowe), che entra nella parte oscura dei suoi desideri per “sedurlo”, infondergli  fiducia in se stesso e istigarlo a compiere azioni, politicamente ed eticamente scorrette, che prima di allora non aveva avuto il coraggio di fare.
È un film del 1990, che racchiude l’essenza di quegli anni Ottanta così modaioli e rampanti, dove tutto era lecito: fare soldi, sesso, ammazzare di botte il nemico, rapinare supermercati solo per il gusto di sentirsi grandi. Alex entra nella vita di Michael e lo aiuta a liberarsi di un fidanzamento troppo soffocante e di un rivale spocchioso in ufficio, lo coinvolgendolo in una storia di sesso con una misteriosa ragazza abbordata dallo stesso Alex, che pian piano cerca di prendersi l’anima dell’ingenuo Michael, e poi tutto il resto, compresa la preziosa videocamera (che vista oggi sembra un pezzo d’antiquariato), con la quale Alex filma “l’evoluzione” di Michael; ma nonostante il ricatto, Michael riuscirà a riprendersi la sua anima, perdendo tutto il resto.
La prima differenza che si nota tra la versione originale e quella doppiata è nell’aspetto vocale-acustico; nell’originale il timbro di voce viene sempre mantenuto basso, dando alla narrazione un ritmo lento che acquisisce maggiore velocità nella fase finale del film, la resa dei conti, dove i toni diventano più alti e i dialoghi più serrati, brevi e incalzanti; il doppiaggio italiano non rende questo aspetto, poiché il timbro della voce viene sempre mantenuto alto e l’intonazione innaturale. La cosa è particolarmente evidente nella scena interna notturna, a casa di Michael, quando Alex lo spinge a confidarsi per farsi raccontare le sue paure e i suoi desideri. È una scena in cui l’intimità e la confidenza tra i due personaggi viene raccontata anche attraverso il tono basso e l’intonazione spontanea.
Nella scena in cui Michael si rende conto di quello che Alex gli ha fatto, lo si vede muovere le labbra e si intuisce (senza sentire) che sta recitando l’Ave Maria; nella versione italiana, la recitazione dell’Ave Maria avviene con un tono di voce più alto e si sente chiaramente; anche qui, l’esigenza della narrazione avrebbe richiesto un timbro di voce molto basso, quasi inesistente, poiché si tratta di un momento solipsistico del personaggio.
Dal punto di vista dell’adattamento, i dialoghi italiani non presentano particolari incongruenze o stonature rispetto al testo originale, sebbene ci siano dei punti che possono aver creato alcuni problemi, e per i quali il dialoghista ha operato principalmente scelte orientate al pubblico italiano.
Nel primo caso, l’esempio ci viene dato dalla frase che dice Ruth (interpretata dalla desperate housewife Marcia Cross, che qualche anno dopo il film avrebbe fatto parte della serie spin-off di Beverly Hills, Melrose Place), quando Michael si presenta alla festa di anniversario dei suoi genitori con i capelli pettinati all’indietro con il gel; Ruth dice che le piace, così «a little greasy but nice», che nella versione italiana diventa «un po’ leccato ma carino». Il «leccato», che non è la traduzione di «greasy» (che deriva dalla brillantina per capelli «grease») è preso in prestito dalla varietà diastratica bassa dell’italiano, e poco si addice al contesto al quale appartengono i personaggi in scena (appartenenti ad una classe agiata, e con un modo di esprimersi piuttosto formale, anche in situazioni confidenziali); un'altra “caduta” di questo genere avviene nella scena in cui Michael chiede i prezzi di un titolo ad un operatore di borsa, che gli risponde, nella versione originale, che non ha abbastanza soldi per quella transazione; nella versione italiana, l’operatore dice che «devi tirare fuori i soldini», che non rende il clima della giungla finanziaria (dove è più facile sentire una parola come «soldoni», ad un livello più basso di conversazione). Al contrario, un buon esempio, a mio parere, di adattamento orientato al pubblico di destinazione, ci viene reso da Alex, che lascia l’appartamento di Michael dopo averlo svaligiato e gli dice «Elvis has left the building» che è l’espressione che veniva utilizzata dopo i concerti di Elvis Presley per invitare il pubblico ad andare via e non aspettare invano altre apparizioni. Dopo la morte di Presley questa frase è entrata nell’uso comune per indicare che qualcosa è terminata;  in italiano viene resa con «Elvis sta per sparire per sempre», lasciando il rimando originale “Elvis” e adattando la frase, parafrasandola senza tradurla fedelmente, poiché non si tratta di un referente noto nella cultura di arrivo.
Nel caso di adattamento orientato al testo originale, troviamo come esempio la traduzione letterale dell’espressione «Going to bed with the devil, and sooner or later you have to fuck», che avrebbe potuto tradursi con «quando il diavolo ti accarezza la coda, vuole l’anima», ma probabilmente la scelta del dialoghista è stata quella di mantenere la crudezza del testo originale (o perché non conosceva l’esistenza del modo di dire in italiano?)
E in ultimo il titolo: ottima la scelta di tradurre Bad Influence (che letteralmente avrebbe potuto tradursi con Pessima Influenza) con Cattive Compagnie, che mantiene, implicitamente, la connotazione di pessima influenza data dalle cattive compagnie.

Anna Quaranta

Il punto di vista di...

gentile Quaranta, dalla lettura della sua recensione esce fuori che direzione e dialoghi non hanno centrato gli obiettivi, almeno in punti da lei considerati significativi, ma allora perchè una valutazione così alta?

Amedeo R.

La risposta...

Caro Amedeo, vado ad analizzare, insieme a Lei e a chi vorrà leggerci e partecipare, quanto ho scritto e il perchè del 3,5 per dialoghi e direzione del doppiaggio. In merito al primo punto, io scrivo che "Dal punto di vista dell’adattamento, i dialoghi italiani non presentano particolari incongruenze o stonature rispetto al testo originale, sebbene ci siano dei punti che possono aver creato alcuni problemi, e per i quali il dialoghista ha operato principalmente scelte orientate al pubblico italiano"; in effetti il dialoghista deve porsi la domanda "come parlerebbe quel personaggio in quella situazione se parlasse la mia lingua?" Reputo (e confermo la valutazione data) che le scelte operate siano state molto buone, specialmente nella scena (importante) in cui viene fatto un riferimento a Elvis Presley, noto nella cultura americana, e sconosciuto a quella italiana (e questo lo sostengo nel mio articolo); le uniche "sbavature" sono "leccato" (per "greasy", riferito ai capelli ingelatinati del protagonista) e "soldini" (che in effetti corrisponde ad un linguaggio infantile, non adatto a chi quotidianamente ha a che fare con le transazioni di Borsa, per mestiere); per entrambi i casi, i contesti situazionali che stabiliscono la relazione piuttosto "formale" tra il protagonista e la sua ragazza (e la famiglia di lei) e quella professionale tra il protagonista e il suo broker vengono presentati in scene precedenti, pertanti tali incongruenze non intaccano la comprensione di tali relazioni. In merito all'espressione "Going to bed with the devil, sooner or later you have to fuck", lascio aperto il dubbio che il dialoghista non conoscesse il modo di dire (più o meno) omologo all'italiano, sebbene la traduzione scelta confermi la crudezza del testo originario. In merito alla direzione del doppiaggio, il suo commento mi dà la possibilità di sviscerare la questione dell'orientamento della traduzione, se orientata alla cultura di partenza oppure a quella di arrivo. Sin dall'inizio sostengo che "il doppiaggio italiano non rende questo aspetto, poiché il timbro della voce viene sempre mantenuto alto e l’intonazione innaturale", riferendomi all'aspetto vocale-acustico del film in originale, con toni bassi, ritmo lento, che nel finale diventa incalzante per aumentare la tensione raccontata dalla trama, e ammetto che da questo punto di vista la valutazione data è alta rispetto a quanto scritto. Se esaminiamo la cosa dal punto di vista dell'orientamento della traduzione, questa è decisamente rivolta alla cultura di arrivo: il tono di voce di un italiano genera infatti, a volte, problemi nella comunicazione interculturale, proprio perchè (nella maggior parte dei casi) parliamo a voce più alta, rispetto a culture quali quelle anglosassoni, per esempio; la direzione del doppiaggio di questo film ha comunque individuato le giuste voci (e la giusta recitazione), calzanti per i ruoli, ma ha alzato i toni, per renderli più adatti al pubblico target. Questo, e quì è giusto il suo appunto, ha fatto perdere il passaggio nel quale il ritmo aumenta e nel film originale i toni si alzano(il "tradimento" che presta infatti la sua radice alla parola "traduzione").

Anna Quaranta

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.