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Scheda

Sceneggiatura:

William Ivory

Regia:

Nigel Cole

Prodotto da:

NUMBER 9 FILMS

Distribuito da:

LUCKY RED

Edizione italiana:

1st LINE SERVICE

Dialoghi italiani:

PAOLO MODUGNO

Direttore del Doppiaggio:

LUDOVICA MODUGNO

Assistente al doppiaggio:

ADRIANA LETTINI

Fonico di doppiaggio:

ALESSIO FAGRELLI

Fonico di mix:

FRANCESCO CUCINELLI

Sonorizzazione:

TECHNICOLOR

Voci:

Sally Hawkins:

LAURA LENGHI

Daniel Mays:

NANNI BALDINI

Miranda Richardson:

ROBERTA GREGANTI

Rosamund Pike:

SABRINA DURANTI

Jaime Winstone:

ROBERTA DE ROBERTO

Bob Hoskins:

GIORGIO LOPEZ

Kenneth Cranham:

BRUNO ALESSANDRO

Andrea Riseborough:

CLAUDIA CATANI

Geraldine James:

ALESSANDRA MUCCIOLI

Richard Schiff:

FRANCO ZUCCA

John Sessions:

CARLO VALLI

Rupert Graves:

DANILO DE GIROLAMO

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4

We Want Sex
(Made in Dagenham, Gran Bretagna 2010)

Si può raccontare una storia sindacale usando i toni della commedia? In Gran Bretagna evidentemente sì, e Nigel Cole ci insegna come poche donne, agendo da par loro con la testa e con il cuore, possano cambiare la storia e ottenere, per se stesse e per tutte, qualcosa che fino a quel momento era impensabile: la parità di salario con gli uomini. Il tutto “solo” nel ‘68, il che fa molto pensare, per esempio al fatto che la Lucky Red non rende un grande omaggio alle donne inglesi che tanto hanno fatto anche per quelle italiane, traducendo il titolo con un ammiccante richiamo al sesso che niente ha a che fare né col titolo originale né tanto meno - se non in modo molto incidentale - con la storia.
Venendo al doppiaggio, Ludovica Modugno fa un lavoro molto buono, orchestrando un gruppo di voci italiane adeguate che danno tutte prova di grande sensibilità interpretativa. Un encomio, tra tutti, a Claudia Catani e Roberta De Roberto, giustamente “popolari”, e a Roberta Greganti, perfettamente incollata alla stupenda Miranda Richardson. Laura Lenghi avrebbe dovuto, invece, smorzare un po’ il tono troppo piagnucoloso della protagonista, a volte (come nella scena madre del congresso sindacale) ingiustificato e anche fuorviante.
Dialoghi di buon livello, generalmente molto scorrevoli, con un giusto uso del “tu” e del “lei”. Unica pecca, non aver compiuto fino in fondo lo sforzo di rendere più evidente la differenza di registro tra le classi sociali, di cui Paolo Modugno si è ricordato solo a fasi alterne, e mai nella parte della protagonista, il cui linguaggio in nulla si distingue da quello della ministra né da quello della borghese Lisa, con il risultato che le operaie sembrano anche eccessivamente sboccate, ma solo quando si ritrovano tra loro, in fabbrica, in sottana per il troppo caldo.
E a proposito delle scene in fabbrica, c’è anche un errore di mix: se si abbassa troppo il rumore delle macchine per rispettare il gusto italiano, le operaie che urlano (per farsi sentire) sembrano solo matte.

Valerio Moretti

Il punto di vista di...

Caro Valerio, io sono una doppiatrice, non invento e non creo nulla. L'opera è già stata fatta, ha già avuto un regista che ha detto agli attori come interpretare i loro ruoli, io mi limito a fare esattamente quello che sento e che vedo...e non è facile. Ci tenevo a dirtelo.

Anonimo

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