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Scheda

Soggetto:

Héctor Cabello Reyes, Thierry Degrandi

Sceneggiatura:

Radu Mihaileanu, Matthew Robbins, Alain-Michel Blanc

Regia:

Radu Mihaileanu

Prodotto da:

ALAIN ATTAL, RADU MIHAILEANU PER LES PRODUCTIONS DU TRÉSOR, OÏ OÏ OÏ PRODUCTIONS, CASTEL FILMS

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

PCM AUDIO

Dialoghi italiani:

ALESSANDRO ROSSI

Direttore del Doppiaggio:

ALESSANDRO ROSSI

Assistente al doppiaggio:

ROBERTA SCHIAVON

Fonico di doppiaggio:

FEDERICO COSTANTINI

Fonico di mix:

FABRIZIO PESCE

Voci:

Aleksei Guskov:

MASSIMO ROSSI

Mélanie Laurent:

FEDERICA DE BORTOLI

Valeriy Barinov:

FRANCO ZUCCA

Dmitri Nazarov:

PAOLO MARCHESE

Miou-Miou:

ROBERTA PALADINI

François Berléand:

LUCA BIAGINI

Anna Kamenkova Pavlova:

ROBERTA GREGANTI

dialoghi
italiani
0
direzione
del doppiaggio
0

Il concerto
(Le concert, Francia/Italia/Romania/Belgio 2009)

Il sublime e l’abominio, ovvero Il concerto e il suo doppiaggio. Radu Mihaileanu intesse un delicato capolavoro e Alessandro Rossi glielo smonta senza pietà riducendo il grottesco a macchietta, degradando la cialtroneria dell’arte in cialtroneria e basta e facendoci precipitare dalla farsa al dramma senza possibilità di salvezza.
È una tortura e un insulto sentire Aleksei Guskov e gli altri stupendi attori russi parlare come dilettanti di infimo avanspettacolo che imitano maldestramente l'accento russo. E perché poi? Stanno a Mosca, a casa loro. Quale sarebbe stata l’ideona? Davvero il distributore crede che i tre milioni e rotti di incasso siano stati garantiti o incrementati dalla bella pensata? E Radu Mihaileanu lo sa di questo bel lavoretto alla Doktor Mengele? Era d’accordo? Insomma, il peggior doppiaggio del secolo. E anche gli attori, professionisti del calibro di Massimo Rossi, perché non si sono ribellati?
Magari uno non può sempre scomodare Moni Ovadia, ma se questo è il risultato forse basterebbe utilizzare un normale professionista. Se per un errore di sicuro involontario The Millionaire è stato ridoppiato, chi ha fatto e permesso questo delitto andrebbe arrestato e internato davvero in un gulag.
Meno male che quando la rabbia e lo sgomento si sono fatti insopportabili, tutti finalmente si tacciono e c’è la musica, forse unica possibilità di riconciliazione in questo mondo di folli.

Giovanni Rampazzo

la replica...

Gentle signor Rampazzo, perché prima di imbastire una serie così offensiva di insulti non prova ad informarsi? Magari chiedendo alla distribuzione o addirittura al direttore del doppiaggio del film. Comunque, per sua tranquillità, Radu non solo sapeva ma ha preteso che il doppiaggio fosse fatto in questo modo. (sì, con i russi che parlano con l'accento russo in Russia. Che ideona, eh? Ma sa com'è, lui è il regista del film) Con profonda disistima

Alessandro Rossi

la risposta...

gentile signor Rossi, vede, a volte i registi nel loro campo sono dei geni, ma quando si parla di cose che non sono di loro stretta competenza andrebbero guidati. Non dubito che il suo amico Radu abbia addirittura preteso di rovinare il suo film, ma forse sarebbe stato bene mettergli una mano in testa e spiegargli che nel doppiaggio non si usa far parlare i personaggi con gli accenti che avrebbero se provassero a parlare in italiano. Insomma, nei film americani non si fa mai, lo sa meglio di me, e a questo punto tremo al pensiero che qualcuno possa in futuro chiedere un parere al regista sull’argomento. Le dico questo memore di un episodio simile: pare che Woody Allen – indubbiamente un altro genio – quando durante il doppiaggio della Maledizione dello scorpione di giada gli fu chiesto come si chiama il contenitore o faldone in cui si conservano i documenti, rispose “file” e, forti del suo autorevole parere, in italiano fu conservato “file”, con l’effetto di vedere un personaggio degli anni Quaranta chiedersi disperato di fronte a uno scaffale vuoto: “Dove sono i miei files?” In ogni caso, per sentirmi meno solo nella sua disistima, la giro ai colleghi Alessio Guzzano (“Peccato che l'accento russo doppiato in italiano dia esiti fantozziani, boicottando quella strepitosa figura da cinema surreale che qui è Aleksei Guskov, e non solo lui”) e Alberto Crespi (“Ha due clamorosi difetti. Uno riguarda l'edizione italiana: in originale i dialoghi sono metà in francese metà in russo, nel doppiaggio i russi sono doppiati… con accento russo, con un effetto francamente inascoltabile. Cercate una copia sottotitolata, la Bim ha promesso di distribuirne alcune”), nonché alla serie innumerevole di spettatori delusi (che converrà con me meritano lo stesso rispetto), che in tanti forum e blog hanno così variamente definito il doppiaggio del Concerto: poco felice, discutibile, una sbavatura, che definire odioso è caritatevole, stupido, ciofeca, fastidiosissimo, spropositato, assurdo, insopportabile, inascoltabile, un peccato, uno scempio, da uccidere a fustigate chi lo ha pensato, orrendo, biasimevole, grottesco, orrido... Penso di poter affermare con certezza che nessuno di noi volesse offenderla personalmente, ma solo invitare i responsabili delle edizioni italiane dei film a una maggiore attenzione e a un maggiore senso di responsabilità.

Giovanni Rampazzo

la replica...

Mettere una mano in testa a chi? Ma che sta dicendo? Come spesso accade la toppa è peggiore del buco. Il problema non è che il doppiaggio non sia piaciuto a lei e ad altri. Il problema è che lei non riesce a scrivere una sola riga senza risultare saccente, presuntuoso e insultante. Col mestiere che fa potrebbe essere un brutto difetto. Si informi di più.

Alessandro Rossi

la replica...

Salve Signor Rampazzo, non ho mai avuto il piacere di conoscerla né ho mai avuto modo di contribuire ai dibattiti su Asinc, ma dato il tono della sua “recensione” (o meglio “repulsione”, o forse ancor meglio: un tiro al piattello dove il piattello è fisso, si spara da vicino e con un grosso calibro) nei confronti di chi ha lavorato con passione e fatica al doppiaggio del film in questione e visto che si chiamano in causa anche i “responsabili delle edizioni”, mi sento in dovere di precisare i seguenti punti, che sono 11 (buona lettura!) solo perché 10 suonava un po’ calato dall’alto…: (Con simpatia, eh, mi raccomando ! ) 1) confermo che effettivamente il regista non solo conosceva, bensì ha “suggerito” la soluzione adottata; 2) al Direttore del doppiaggio, agli attori e a me medesimo, questa è da subito sembrata una forzatura: eravamo tutti ben consci che anche la cosiddetta “convenzione del doppiaggio” sarebbe saltata; ma ubi maior minor cessat. (in Puglia suonerebbe così, italianizzato : “uagliò che si dice ? Che la sarda si mangia l’alice” ) 3) il Direttore del doppiaggio e gli attori che hanno partecipato a questo lavoro sono dei professionisti così seri che hanno cercato di fare al meglio ciò che è stato chiesto loro, anche qualora non concordassero, più o meno velatamente, chi più, chi meno, chi del tutto, chi per nulla, con la strada intrapresa. Ovvero si sono dimostrati essere l’esatto opposto del sostantivo “cialtrone”, termine che lei usa a sproposito (lei in effetti utilizza cialtroneria, ma direi di non sottilizzare, che dice ?); 4) il risultato dell’operazione ha inorridito alcuni ma ha convinto altri; lei m’insegna che poche cose al mondo sono soggettive come il gusto. E che nessuno ha il dono della verità assoluta, ovvero oggettiva. Forse lo può pensare il Papa di Dio (ma tenderei ad escluderlo, a naso); forse Dio di se stesso, ma essendo Dio, Egli pensa se stesso e il suo contrario, perché tutto comprende, il vero e il falso, il tutto e il nulla, quindi non vale. Rimane il pazzo, quello vero, come si dice in Sicilia, “di catena”. (forse in passato c’era un manicomio ad Aci Catena, provincia di Catania, ora controllo; anzi controlli lei, se le va, che sicuramente approda a notizie incontrovertibili. Oppure, la stessa è espressione omologa a “pazzi da legare” – aprirei il dibbbattito). 5) come è ovvio, nessuno saprà mai se il film avrebbe incassato di più o di meno con un’altra scelta di edizione. Personalmente, sulla scorta dei dati Cinetel, ritengo che questa edizione abbia allargato notevolmente la fruizione nella cosiddetta “provincia”, ovvero fuori dai grandi centri urbani, il che di norma coincide con il buon esito di un film d’autore; 6) come dice anche Alessandro Rossi, “mettere una mano in testa al regista”…beh suvvia, siamo seri: non la trova, come dice lei, un’”ideona” un po’ naive ? Questa è una domanda retorica. 7) e, suvvia, siamo seri (e due), non le pare un po’ sopra le righe suggerire di “arrestare, internare in un Gulag”, scrivere di “folli, cialtronerie” “rabbia e sgomento” ? E che è ! Ricordiamoci che stiamo parlando di un doppiaggio che non le è piaciuto (ma sì, certamente, neanche a Guzzano e a Crespi, diamo un po’ di peso…). La sua sembrava piuttosto la descrizione di un quadro di Bosch. (Hieronymus, il pittore, non quello dei trapani). Mi scusi, ma se lei vivesse in un regime sul serio, che cosa farebbe ? Me lo lasci immaginare….Ecco, ci sono.; 8) mi permetto di suggerirle, ma lo avrà sicuramente già fatto (?), dopo tanto cinema, una lettura: le “Lezioni Americane” di Italo Calvino (in particolare quella sulla “leggerezza”); 9) corollario della 8: ovvero cercando di essere seri, non prendiamoci troppo sul serio, dai; 10) un’ultima considerazione personale: l’eleganza, l’autorevolezza, l’ironia (mi fermo qui, dai) sono come il coraggio. Però ci si può lavorare. Anzi direi che in taluni casi è doveroso. (cfr Manzoni, Alessandro, non quello dell’Agenzia pubblicitaria. A proposito, chissà se il Gran Lombardo – sempre il Manzoni - oltre a scrivere, ci parlava pure con l’accento toscano dopo aver sciacquato i panni in Arno…boia deh, anche vesta vi l’è una ‘osa da approfondire, insieme con la storia della catena – riaprirei il dibbbattito!). 11) Mi scuso se le ho fatto perdere tempo a leggere queste mie riflessioni. Ma mi ci so’ anch’un po’ divertì’o. In fondo, com’è che diceva quello ? “All work and no play makes Jack a dull boy”. Forza e coraggio

Marcello De Bellis

“Responsabile di Edizione” – BIM Distribuzione

la risposta...

Giovanni è a Venezia per la Mostra e così vedendo questi botta e risposta che mostrano, come è già avvenuto in qualche altro caso, il livello di guardia del doppiaggio italiano, mi permetto anch’io di fare qualche considerazione. Non è certo una difesa d’ufficio del collega, che non ne ha affatto bisogno, ma una dichiarazione di sConcerto nel notare che ogni volta che si tocca un punto nevralgico che si mostra in tutta evidenza, come nell’assurdo doppiaggio de Il Concerto, gli addetti ai lavori vanno in fibrillazione psicologica (ricordo che anni fa lo stesso Guzzano disse che era stato minacciato fisicamente per aver espresso le sue considerazioni su un doppiaggio), con effetti imbarazzanti. Questo non fa onore a quello che seppur retoricamente e folcloristicamente viene definito (perché è solo questo che gran parte del settore e molti giornalisti esprimono) il miglior doppiaggio del mondo. Fino alla nascita di questa rivista il concetto di critica non esisteva nel doppiaggio, era tutto lasciato alle varie sensibilità e culture dei professionisti e alla decisione finale del committente: “me piace – nun me piace”; ora non è più così e gli addetti ai lavori devono farci i conti e soprattutto imparare che ogni critica è legittima, anche la stroncatura (e questo vale per tutto lo spettacolo, la letteratura, etc), e tutti l’accettano, ci convivono, si misurano, replicano. E il doppiaggio no? Insomma, questa nuova attenzione della critica nei confronti di questo territorio finora inesplorato dovrebbe servire agli artisti e ai professionisti a crescere, a uscire dalla dimensione paleo-artigianale – che pure sa esprimere capolavori, e lo stesso Rossi soprattutto come attore ha realizzato doppiaggi di buon livello – per diventare una vera categoria artistica. E per far questo, come in questo caso, si deve cominciare a saper dire di no. Caro “Radu”, se dici una fesseria che non sta in piedi, te lo fai da solo con gli amici tuoi il doppiaggio in italiano, perché i professionisti non ci stanno a fare una brutta figura con il proprio pubblico. Stesso dovere ha il distributore, se oltre al faticare per la pagnotta ha la sensibilità di capire che sta compiendo anche un’operazione culturale. Altrimenti la cialtronaggine diventa generale, seppur mimetizzata dalla coperta corta della leggerezza. Insomma, se il lavoro senza gioco rende Jack uno da poco, il doppiaggio senza dignità rende Jack una nullità.

Giacomo Depero

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