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Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Jean Aurel, Suzanne Schiffman, François Truffaut

Sceneggiatura:

Jean Aurel, Suzanne Schiffman, François Truffaut,

Regia:

François Truffaut

Prodotto da:

LES FILMS DU CARROSSE, TF1 FILMS PRODUCTION, SAPRO FILM

Distribuito da:

CIDIF MARTINO - CREAZIONI HOME VIDEO, L'UNITA' VIDEO

Voci:

Gérard Depardieu:

Ferruccio Amendola

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
1

La signora della porta accanto
(La femme d'à côté, Francia 1981)

Forse è il caso di sfatare il mito del bel doppiaggio di una volta. È vero che nella vita qualche riferimento bisogna pur averlo, ma il rifugio consolatorio nel passato non sempre è possibile, specie quando per caso ci si imbatte in doppiaggi come quello della Signora della porta accanto, classico truffotiano sull’impossibilità dell’amore.
Evidentemente anche nei ricchi (per il doppiaggio) anni Ottanta ci scappava la pecionata, oppure i film d’autore hanno avuto sempre lo stesso trattamento al risparmio; fatto sta che la versione italiana del film è talmente piena di strafalcioni da non lasciare spazio neanche all’indulgenza della nostalgia. Volendo trovare un pregio, si può dire che gli strafalcioni sono originali, forse perché l’orrendo dizionario del doppiaggese non si era ancora strutturato e chi peccava almeno lo faceva a modo suo.
La prima cosa che salta all’orecchio sono le voci di Amendola e della Di Meo (credo) sui protagonisti Depardieu e Ardant: a parte le forti riserve sulla scelta dei singoli, così accoppiati a non guardarli si stenta a credere che non siano De Niro e la Streep. Meglio comunque non guardarli, perché sono talmente fuori sinc da dare il capogiro.
Per definire i dialoghi, invece, basta una parola: surreali. Qualche esempio, giusto per dare il profumo: la Ardant, illustratrice dilettante, che dice all’editore «non supero mai i quattro colori per poter stampare in quadricromia» dimostra chiaramente che non sa di che sta parlando, ma neanche l’editore deve conoscere il suo mestiere, visto che non batte ciglio; e neanche il marito di lei dev’essere un granché come controllore di volo, visto che al pilota in pista dice «gira a destra». E poi calchi maldestri come «avrebbe dovuto farle del bene vederti» o « decise in se stessa», e guardando vecchie foto: «qui sei scolara, prima comunione... », e Depardieu alla Ardand, prima di accoppiarsi appassionatamente: «buonasera, Mathilde».
Che questo doppiaggio non meritasse di restare nella storia, del resto, lo dimostra anche il fatto che non se ne trova notizia. Qualcosa vorrà dire.

Giovanni Rampazzo

Il punto di vista di...

Ho visto due mezze scene di questo film e confermo che Fanny Ardant è doppiata da Maria Pia Di Meo. Michèle Baumgartner, che interpreta la moglie di Bernard, ha la voce di Paila Pavese e Véronique Silver (Mme Jouve) è doppiata da Anna Miserocchi. Le tre parole stentate pronunciate in queste scene da Henri Garcin (il marito di Mathilde) non mi hanno permesso d'identificare il doppiatore con certezza, ma penso si tratti del grande Cesare Barbetti. Forse avrei dovuto vedere il film per intero per giudicare come il sig. Rampazzo, ma, da queste due sequenze a metà che ho visto, a me la direzione del doppiaggio è sembrata tutt'altro che disdicevole (non posso invece esprimermi sui dialoghi per ovvie ragioni). La Di Meo, che da questa recensione mi sembra emerga come doppiatrice scollata sulla protagonista femminile, ha doppiato spesso la Ardant e se non erro la stessa Maria Pia afferma in un'intervista presente in youtube di aver ricevuto i complimenti per la capacità di aver aggiunto qualcosa alla recitazione della Ardant (non so in quale film) che in originale mancava. Su Ferruccio Amendola, anch'io credevo che potesse non funzionare come voce di Dépardieu, invece l'ho trovato piuttosto soddisfacente. Quanto al "bel doppiaggio di una volta" di cui parla il sig. Rampazzo, personalmente non includerei gli anni '80 nel parlare dei bei tempi andati dietro al laggio: quando si cita il grande doppiaggio di un tempo, solitamente non si abbracciano nemmeno gli anni '70, il famigerato periodo dei ridoppiaggi a tutto spiano che proseguì anche nei decenni successivi e purtroppo seguita tutt'oggi a flagellare le versioni italiane dei vecchi film stranieri.

Francesco Caminiti

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