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Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Charlie Chaplin

Sceneggiatura:

Charlie Chaplin

Regia:

Charlie Chaplin

Prodotto da:

CHARLES CHAPLIN PRODUCTIONS

Distribuito da:

UNITED ARTISTS (1945), BIM (2002)

Edizione italiana:

Royfilm (1961-2002)/Skema Video (1988)

Dialoghi italiani:

Roberto De Leonardis(1961)/Patrizia D'Agostino (1988)

Direttore del Doppiaggio:

Roberto Bertea (1961)/Umberto Fizz (1988)

Voci:

Charlie Chaplin:

Oreste Lionello (1972)/Claudio Trionfi (1988)

Paulette Goddard:

Melina Martello (1972)/Carla Comaschi (1988)

Henry Daniell:

Renato Turi (1972)/Roberto Barreca (1988)

1972
dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
2,5
1988
dialoghi
italiani
0
direzione
del doppiaggio
1

Il grande dittatore
(The Great Dictator, Usa 1940)


Il Grande Dittatore, uno dei capolavori più importanti dell’indiscusso genio di Chaplin è stato un film dalla gestazione e dalla storia molto travagliata.
È il primo film interamente parlato realizzato da Chaplin e l’ultimo in cui appare la figura di Charlot, il piccolo vagabondo che lo aveva portato ad un incredibile successo mondiale.
Chaplin si era rifiutato per quasi dieci anni di realizzare film con la neonata tecnica del sonoro, malgrado ormai questo nuovo elemento tecnico stesse completamente rivoluzionando la storia del cinema. La grandissima popolarità e lo straordinario potere comico del vagabondo facevano affidamento sulla mimica e non avevano bisogno di parole per poter arrivare fino al pubblico.
Per il suo primo film parlato Chaplin sceglie un soggetto incredibilmente attuale e di denuncia politico-sociale, sfruttando la sua somiglianza fisica con uno degli uomini più potenti e controversi dell'epoca.
Si dice anche che Hitler avesse scelto di portare quei piccoli baffetti proprio per richiamare la popolarità planetaria che allora aveva raggiunto Charlie Chaplin con il famoso protagonista di tutti i suoi film.
Anni dopo, nella sua autobiografia, Chaplin stesso dichiarò che non avrebbe mai realizzato Il Grande Dittatore se avesse conosciuto la vera portata delle atrocità perpetrate nei campi di concentramento dal regime nazista, perché sono fatti su cui non c’è niente da ridere.
La meravigliosa grandezza di questo capolavoro sta però nella capacità di mescolare comicità e denuncia sociale con la maestria impareggiabile di cui solo Chaplin è capace.
La trama del film è semplice e geniale: un piccolo barbiere ebreo è stato ferito durante la prima guerra mondiale; ha perso la memoria e resta per anni in ospedale. Nel frattempo nel suo paese, la Tomania, le truppe del dittatore Hynkel hanno preso il potere e tutto è cambiato, soprattutto per gli ebrei del ghetto, anche se lui è all'oscuro di tutto. La somiglianza fra il dittatore Hynkel e il piccolo barbiere ebreo è impressionante e alla fine per un intreccio di circostanze il dittatore Hynkel, che è in incognito, viene scambiato per il piccolo barbiere, mentre il barbiere ebreo, che è riuscito a fuggire insieme al comandante Schultz dal campo di concentramento con la divisa da militare, viene preso per il dittatore.
È rimasta nella storia la scena finale, in cui il piccolo barbiere ebreo fa il discorso del dittatore al popolo dell’Ostria appena invaso. Un discorso controverso che suscitò molte polemiche ma che è ancora oggi di un’attualità disarmante.,
È l’ultima apparizione che il personaggio del vagabondo, nelle vesti del piccolo barbiere ebreo, fa sul grande schermo. Alle ultime parole di questo suo famosissimo personaggio Chaplin affida una forte dichiarazione d'intenti resa ancora più emblematica dal fatto che con questa pellicola si chiuderà una fase del cinema di Chaplin e l'amato vagabondo non tornerà più in vita sullo schermo.

Uno dei principali problemi del doppiaggio è la lingua. Chaplin, che aveva studiato a fondo i discorsi di Hitler, aveva scelto di far parlare il dittatore in una lingua completamente inventata, dalle sonorità che ricordano il tedesco. I suoi discorsi erano completamente improvvisati e in tutte le differenti versioni di doppiaggio in italiano che è possibile reperire oggi la scelta è sempre stata quella di lasciare in originale questi discorsi.
Il problema principale che questa scelta ha comportato è l’armonizzazione fra la voce originale di Chaplin che parla in una lingua inventata e la voce del doppiatore. È una questione che non credo sia stata mai risolta in maniera completamente soddisfacente, ma d'altronde doppiando quelle scene si sarebbe persa gran parte della forza interpretativa del personaggio che Chaplin aveva creato.
La storia italiana sia della distribuzione che del doppiaggio di questo capolavoro è complessa e di non semplice ricostruzione. Il film apparve per la prima volta in Italia nel 1945, subito dopo la fine della guerra. Venne proiettato all’epoca in versione originale con i sottotitoli ma con ogni probabilità non ebbe una grande diffusione visto che la maggior parte della popolazione non conosceva l’inglese, non sapeva leggere e comunque non era sicuramente semplice per il pubblico dell’epoca poter seguire un lungometraggio di due ore completamente sottotitolato.
Non si sa con certezza se quella prima versione arrivata in Italia sia integrale: il fatto sicuro è che fino al 2002 alcune scene furono censurate e tagliate per «rispetto verso donna Rachele, la vedova di Mussolini».
Si hanno notizie di una prima versione doppiata nel 1949, curata dalla CDC, nella quale Augusto Marcacci è la voce del piccolo barbiere ebreo e del dittatore Hynkel. Le altre voci sono quelle di Lydia Simoneschi per Hannah, Carlo Romano per Napaloni e la voce narrante è quella di Giulio Panicali. Oggi non si riescono purtroppo a reperire copie di questa versione che è con ogni probabilità andata definitivamente persa. Secondo alcune fonti non ci fu mai neanche una vera e propria distribuzione cinematografica della pellicola con questa versione di doppiaggio.
Nel 1961 venne realizzato un nuovo doppiaggio a cura della Royfilm in collaborazione con la CVD. È questa senz’altro la versione più nota e diffusa del doppiaggio di questo capolavoro, nella quale Oreste Lionello dà voce al dittatore Hynkel e al piccolo barbiere ebreo, sui dialoghi di Roberto De Leonardis e con la direzione di Roberto Bertea. La versione restaurata del film è uscita nel dicembre del 2002 ed è questo il doppiaggio che compare nel Dvd.
Nel 1988 la Skema Video realizzò un altro doppiaggio per un’uscita in videocassetta, nella quale Claudio Trionfi è la voce del piccolo barbiere ebreo e di Hynkel. Questa versione fu realizzata a partire dalla versione doppiata in francese e non dall’originale. I dialoghi e l’adattamento furono curati da Patrizia D’Agostino e da Umberto Fizz, che diresse anche il doppiaggio. Oltre a Trionfi, gli altri doppiatori di cui compaiono i nomi sono Pietro Barreca per il personaggio di Garbitsch e Carla Comaschi che interpreta Hannah.
Vedere oggi questa versione del film risulta abbastanza strano sia per la bassa qualità del VHS a cui non siamo ormai quasi più abituati sia perché è una versione ancora non restaurata con una qualità video piuttosto scadente. La voce di Trionfi si armonizza abbastanza bene con quella di Chaplin, hanno un timbro simile, ma purtroppo in questa versione si avvertono nettamente gli stacchi del montaggio audio fra l’originale e il doppiato nelle scene in cui il dittatore parla prima in una lingua poi nell’altra, come durante i discorsi al popolo o nelle stanze del suo palazzo. Malgrado questo fattore tecnico di armonizzazione vocale, si percepisce la forte distanza fra la capacità interpretativa dell'attore della versione originale e del doppiatore.
Ci sono anche alcuni errori di traduzione, forse dovuti al lavoro fatto non sull’originale ma a partire dalla versione francese. Il più evidente è quando Hynkel e Garbitsch stanno tornando dal primo discorso al popolo fatto da Hynkel. I due discutono sulla necessità di tormentare gli ebrei del ghetto per far dimenticare al popolo la fame ed Hynkel dice: «è un po’ di tempo che il ghetto è in agitazione» mentre in originale si sente «things have been quiet in the ghetto lately» che è l’esatto contrario. Effettivamente nella scena successiva anche le immagini e i dialoghi dei personaggi confermano che negli ultimi tempi la situazione nel ghetto è abbastanza tranquilla, in totale contrasto perciò con quello che nel doppiato abbiamo appena sentito dire dal dittatore. Sempre per quanto riguarda i dialoghi, si può inoltre rilevare che le scelte lessicali sembrano a volte un po' approssimative, non proprie di un parlato naturale.
In questa versione i nomi sia dei personaggi che dei luoghi vengono in alcuni casi modificati: Adenoid Hynkel diventa Astolf Hynkel, Benzino Napaloni diventa semplicemente Napoleoni e viene eliminato ogni riferimento al nome di battesimo. Bacteria, lo stato in cui Napaloni è dittatore, diventa la Patania volendo con ogni evidenza richiamare la Padania. Il territorio dell’Ostria, nome inventato con un chiaro richiamo all’Austria, in inglese anche omofono dello Stato esistente, diventa realisticamente Austria cancellando ogni traccia di allusione. Infine Garbitsch, senza nessun chiaro motivo, diventa Gabritsch.
Nella versione realizzata dalla Royfilm in collaborazione con la CVD, quella in cui Oreste Lionello è la voce di Chaplin, attualmente distribuita in Italia dalla BIM dopo il restauro della pellicola avvenuto nel 2002, ci sono altre questioni da rilevare ma sicuramente il livello qualitativo della lavorazione è nettamente più alto.
In primo luogo il lavoro è stato svolto, come di consueto, partendo dalla versione originale del film.
L’adattamento dei dialoghi fatto da De Leonardis è pressoché impeccabile sia per le scelte lessicali sia sul piano tecnico, e anche alcune piccole imperfezioni passano senz’altro in secondo piano. Ad esempio nella scena in cui il piccolo barbiere ed Hannah stanno per uscire per il loro primo appuntamento lei chiede ad una bambina di circa cinque anni di andare a vedere a che punto è il barbiere, e la piccola risponde: «Sta lustrando la testa di un uomo calvo» (in orig. «He’s polishing a bold man’s head»). Trovo che la scelta lessicale sia un po’ troppo ricercata per una bambina così piccola, ma è solo una sottigliezza che non sminuisce l’eccellenza dei dialoghi.
Per quanto riguarda la recitazione, la voce di Lionello non si armonizza perfettamente con quella di Chaplin, per cui le scene in cui si sente il dittatore parlare sia in originale sia in italiano risultano a mio parere un po’ stranianti. In questa versione si è adottata la soluzione di far parlare Benzino Napaloni, che nell’originale inglese ha un forte accento italiano, con un accento romagnolo, una scelta che trovo azzeccata sia per l’evidente richiamo a Mussolini sia perché l'accento calza molto con l’immagine del dittatore di Bacteria. In questa versione il nome di Napaloni viene cambiato da Benzino in Bonito, anche questo per sottolineare la parodia che si vuole fare di Benito Mussolini.
Ci sono però delle gravi incongruenze che non possono essere tralasciate, causate molto probabilmente da fatto che nella versione restaurata del 2002 sono state integrate alcune scene precedentemente censurate: la principale è che ci sono dei veri e propri “buchi” nel doppiaggio, nel senso che in alcune scene cambia la voce dei personaggi, e ad esempio Napaloni che avevamo sentito chiamare fino a quel momento Bonito, diventa Benzino come nella versione originale, per poi ritornare nelle scene successive ad essere chiamato Bonito. Tutto questo crea chiaramente un forte spaesamento nello spettatore.
In effetti, la maggior parte dei problemi per questa versione italiana sembra creata proprio dalla figura di Napaloni e da quella di sua moglie. La prima volta che compaiono sulla scena a bordo del treno che li sta portando in visita in Tomania dal dittatore Hynkel; lei si rivolge a Napaloni chiamandolo «papà» mentre già dopo un paio di scene, quando viene fermata dalla polizia che la crede parte della folla dice di essere «la moglie di Napaloni». In una delle scene successive, quella del ballo al palazzo di Hynkel, probabilmente censurata in una delle prime versioni distribuite in Italia, non c’è più la voce di Lionello che parla con il suo assistente Garbitsch ma quella di un altro doppiatore. Proprio in questa scena si avverte un’altra forte incongruenza in quanto il dittatore della Tomania, oltre ad avere una voce che non è più la sua, come anche Garbitsch, che ha in questa scena una voce diversa da quella che siamo stati abituati fino a quel momento ad ascoltare, parla dell’invasione dell’Austria e non più dell’Ostria, cambiando così anche il nome di un luogo già citato in precedenza e che verrà più volte ripetuto nelle scene successive. Questa situazione si protrae per qualche minuto per tutta la scena del ballo fra Hynkel e la moglie di Napaloni, e si chiude poi con uno scambio di battute fra Hynkel e il dittatore di Bacteria che proprio in questo caso viene chiamato Benzino. Si passa poi alla scena dell’incontro nella sala da pranzo in cui i due dittatori si ritrovano per chiudere il loro accordo sull’invasione dell’Ostria (non più Austria) e in cui tornano le abituali voci dei doppiatori di questa versione.
Queste gravissime incongruenze sono senz'altro imputabili in parte alla travagliata storia del film, che è stato doppiato molte volte e che ha subito degli insensati tagli di censura. Tuttavia, un capolavoro come questo di Chaplin avrebbe richiesto una attenzione nel doppiaggio almeno pari a quella sicuramente dedicata al restauro.

Letizia Sacchi

Il punto di vista di...

Volevo solo precisare che il doppiaggio Royfilm è del 1972, non del 1961 e che , effettivamente, le incongruenze segnalate derivano solo dal doppiaggio ex novo fatto dalle scene ancora censurate all'epoca e reinserite solo nel recente restauro. Chi ha curato l'adattamento delle scene aggiunte avrebbe dovuto far sì che tali incongruenze non ci fossero, cosa che evidentemente non è avvenuta.

Nunziante Valoroso

Il punto di vista di...

Ottima recensione, sig.ra Sacchi. Ma vi è una grossa imprecisione: il doppiaggio di Roberto De Leonardis risale al 1972, ben 11 anni dopo la data da Lei indicata. Nel 1961 la CVD non esisteva nemmeno e fu fondata proprio nel '72 da Oreste Lionello che fino ad allora aveva fatto parte della CDC. Quanto al primo introvabile doppiaggio, anche il sito di Antonio Genna (antoniogenna.net) riporta Augusto Marcacci sia come voce di Adenoid Hynkel che del barbiere ebreo, ma secondo doppiocinema.net Marcacci doppiava solo il dittatore e Gianfranco Bellini faceva il barbiere (la divisione delle due voci è per me una scelta molto poco intelligente). Infine mi permetto di dissentire sul voto 3,5 su 5 (cioè 7 in una scala da 1 a 10) dato ai dialoghi del doppiaggio di De Leonardis. Lei ha perfettamente ragione sulla forte incongruenza delle parti doppiate di recente per colmare le censure della copia italiana d'epoca, ma non è certo a causa di De Leonardis, dialoghista di livello talmente elevato che non merita un 7 per colpa di suoi moderni colleghi poco attenti e professionali. Lei stessa ha riconosciuto che il suo adattamento del copione è molto preciso e puntuale (la terminologia bellica, poi, è perfetta, visto che De Leonardis era stato un comandante nella Marina della seconda guerra mondiale). Io avrei dato 5 su 5 e alla direzione del doppiaggio avrei assegnato 3,5 o forse anche 4 su 5. Saluti.

Francesco Caminiti

Il punto di vista di...

Vi ringraziamo per le segnalazioni. Vi ricordiamo però che i "voti" vanno da 1 a 5.

la redazione

Il punto di vista di...

Complimenti a Letizia Sacchi per la recensione. Ho visto la versione restaurata del film ieri sera per la prima volta (precedentemente avevo solo visto alcune scene di questo capolavoro) e ho pensato esattamente le stesse cose che ho letto nell’intervento della Sacchi, soprattutto per quanto riguarda il doppiaggio. Avevo capito che c’erano delle lacune nel doppiaggio del ‘61, lacune colmate nel 2002 in maniera pressoché approssimativa e senza tenere conto né dell’armonizzazione delle voci né della coerenza dei termini e dei nomi usati in precedenza e successivamente. Per me è stato facile accorgermene in quanto ho la passione per il doppiaggio e tutto ciò che ha a che fare con la “musicalità”, ma mi rendo conto che per lo spettatore medio tutto ciò è causa di confusione e cattiva comprensione. A questo proposito mi viene in mente un altro film che presenta una problematica simile: The Blues Brothers. La versione DVD è stata restaurata rispetto a quella del vecchio VHS, e nella nuova versione sono state inserite diverse scene inedite. Fortunatamente una è completamente “muta” (Elwood che parcheggia l’auto in un garage minuscolo); nelle altre scene però i personaggi parlano ed è qui che vengono a galla le “lacune”. Poiché era quasi impossibile riprodurre le voci storiche dei protagonisti del film, i direttori del doppiaggio (credo) hanno semplicemente deciso di....lasciare le scene in originale e sottotitolarle! Ora, da profana, chiedo: non sarebbe stato meglio fare lo stesso con Il grande dittatore?

Claudia Domanico

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