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Scheda

Soggetto:

Margareth Mitchell

Sceneggiatura:

Sidney Howard

Regia:

Victor Fleming

Edizione italiana:

CDC (1949)/CVD (1977)

Dialoghi italiani:

Franco Schirato (1949)/ROBERTO DE LEONARDIS (1977)

Direttore del Doppiaggio:

FRANCO SCHIRATO (1949)/Mario Maldesi (1977)

Voci:

Vivien Leigh:

LYDIA SIMONESCHI/ADA MARIA SERRA ZANETTI

Clark Gable:

EMILIO CIGOLI/LUIGI VANNUCCHI

Leslie Howard:

SANDRO RUFFINI/RODOLFO TRAVERSA

Oliva de Havilland:

RENATA MARINI/ANGIOLA BAGGI

Hattie McDaniel:

MARIA SACCENTI/ANITA LAURENZI

Butterfly McQueen:

ZOE INCROCCI/LAURA BOCCANERA

Thomas Mitchell:

MARIO BESESTI/CORRADO GAIPA

Barbara O'Neil:

TINA LATTANZI/GIULIANA LOJODICE

1949
dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
3
1977
dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Via col vento
(Gone with the Wind, Usa 1939)

È uno dei film più amati, celebrati, proiettati nella storia del cinema. È un film diventato ormai un’icona, dove i suoi protagonisti sono simboli, e le sue immagini fanno parte del sapere nazionale.
È Via col vento, il colossal hollywoodiano tratto dall’omonimo romanzo di Margareth Mitchell, girato nel 1939 e giunto in Italia dieci anni dopo.
La trama è nota: all’alba della guerra di secessione, la bella e capricciosa Rossella O’Hara vive convinta di essere innamorata di Ashley Wilkes, che però sposa Melania. Lei crederà di amarlo per tutta la vita. Nel frattempo si sposa tre volte. L'ultimo marito è Rhett Butler. La loro vita è inquinata dal fantomatico amore di lei per l'altro. Quando muore Melania e Ashley sarebbe libero, Rossella si rende conto che l'uomo non significa niente per lei, che è stata vittima di un colossale abbaglio, che il suo vero amore è il marito. Lo rincorre e glielo dice, ma Rhett non le crede, ormai è troppo tardi.

È difficile parlare di un film così famoso, su cui sembra sia già stato detto tutto; ma è doveroso farlo, soprattutto trattando l’argomento “doppiaggio”: la fama di questa pellicola, la sua collocazione temporale, la presenza di voci diventate storiche pongono Via col vento a modello ed esempio di questa bellissima arte.
La prima, istintiva impressione che si prova ascoltando i dialoghi doppiati è quella di sentire i personaggi parlare come libri stampati. Come caratteristica linguistica del film si può indicare infatti l’assoluto azzeramento della variabilità: non c’è traccia di termini dialettali, di costrutti sintattici, parole o forme verbali poco consoni a uno stile sorvegliato. La lingua usata nel film è un italiano “monolitico”, che si mantiene inalterato sia per i giovani che per i vecchi, per i ricchi e per i poveri; che regola allo stesso modo i rapporti tra padri e figli, tra marito e moglie, tra cugine. È la lingua in uso nei film doppiati degli anni Quaranta e Cinquanta, fluida, ben costruita, anche se talvolta un po’ forzata.
La sensazione di ascoltare una lingua sorvegliata è ancora più forte se si confrontano i dialoghi doppiati con quelli originali. La versione americana è caratterizzata da un linguaggio che ammette al suo interno anche espressioni familiari, o semplicemente più colloquiali.
Prendiamo come esempio il dialogo tra Rossella e Ashley nella biblioteca dei Wilkes: i due giovani sono soli, finalmente faccia a faccia, e Rossella può confessare ad Ashley il suo amore. La situazione è tesa: il giovane respinge a malincuore le offerte della ragazza, e lei non se ne fa una ragione.
Nella versione originale troviamo questo scambio di battute:

Ashley: «Well… isn’t it enough that you gathered every other men’s heart today? You’ve always had mine. You cut your teeth on it».
Rossella: «Don’t tease me now. Have I your heart, my darling? I love you, I love you».

Rossella: «I know I love you, and I want to be your wife! You don’t love Melanie! »
Ashley: «She’s like me, Scarlett. She’s part of my blood, and we understand each other».

Le frasi in corsivo sono significative per delineare il tipo di linguaggio usato; la bellissima espressione «you cut your teeth on it» rimanda all’inglese «to cut one’s teeth», il «mettere i denti» dei bambini; intesa in questo senso, l’espressione significa che il cuore di Ashley appartiene a Rossella fin da quando lei era bambina, e infatti le dice «ti sono cresciuti i denti [sul mio cuore] ». Ma lei non capisce, e gli ribatte sgarbata «don’t tease me now», ovvero, «non prenderti gioco di me». Poco più avanti, Ashley cerca di spiegare a Rossella perché ha scelto di sposare Melania, e le dice: «lei è come me, Rossella, è parte del mio sangue», a indicare non solo la parentela che li lega (Ashley e Melania sono cugini), ma un’affinità di sentimento e visione della vita.
La traduzione smorza moltissimo la forza di queste frasi, preferendovi espressioni molto più neutre:

Ashley: «Dunque non vi bastano tutti i cuori che avete conquistato oggi? Sapete che il mio vi appartiene già».
Rossella: «Oh, non burlatemi. È vero che mi amate Ashley, io vi amo, vi amo!»

Rossella: «So che vi amo e che voglio essere vostra moglie! Voi non amate Melania».
Ashley: «C’è tra lei e me una comprensione infinita, Rossella».

Non c’è traccia di denti, di sangue; scompare addirittura il «non prenderti gioco di me», sostituito da un formale e insolito «non burlatemi». I due giovani si conoscono da tempo, si confessano qui il loro amore impossibile... eppure tutto è sintatticamente perfetto.
E non smettono per un istante di darsi del “voi”. Nella versione originale questo fenomeno è meno rilevante, perché l’inglese non prevede una divisione netta tra il “tu” e il “lei” o il “voi”; ma l’italiano sì, e l’uso del “voi” (tipico della lingua letteraria) contribuisce a instaurare da subito un’atmosfera molto formale tra i personaggi. Pensiamo solo al fatto che, nella versione italiana, Rossella e Rhett smettono di darsi del “voi” solo dopo sposati, mentre Rossella e Ashley non smetteranno mai, nemmeno tra le lacrime e il dolore per la morte di Melania.

A livello complessivo, comunque, l’adattamento dei dialoghi è molto accurato; laddove le espressioni non subiscono trasformazioni evidenti come negli esempi sopra citati, la traduzione si mantiene fedele all’originale; e attenzione è data alle pause e ai movimenti labiali dei personaggi, anzi, in alcuni casi si preferisce rispettare il sincronismo labiale modificando la battuta. L’esclamazione di zia Pittypat: «oh, dear, Yankees in Georgia» è tradotta con «addio! I Nordisti in Georgia!» invece che col letterale «oh cara» o con un più simile «oh cielo». Similmente, ogni volta che Rossella sbuffa «I hate her» in direzione di Melania, la traduzione sceglie «la detesto» piuttosto che «la odio», preferendo cioè un verbo dove è presente la vocale “e” come nell’originale.

Ma un’altra caratteristica che rende questo film ancor più interessante dal punto di vista del doppiaggio è il fatto che esiste un ri-doppiaggio della pellicola, realizzato nel 1977 da Roberto de Leonardis per la CVD.
Tralasciando qui l’annosa questione se ridoppiare un film sia lecito o meno, quelli che hanno avuto la fortuna di ascoltare anche questa versione del film si sono accorti fin dalle prime battute quanto il linguaggio sia stato sapientemente svecchiato, reso meno formale e più vicino agli spettatori.
L’operazione di “modernizzazione” dei dialoghi però, è stata compiuta facendo un salto indietro anziché in avanti: sono state riprese e adattate espressioni che già si trovavano nella versione originale del film, e che l’edizione del 1949 aveva eliminato.
Prendiamo come esempio lo stesso dialogo tra Rossella e Ashley nella biblioteca; lo scambio di battute è decisamente più intenso:

Ashley: «Beh, l’aver conquistato oggi il cuore di ogni altro uomo non ti basta? Hai sempre avuto il mio; ti ci sei svezzata».
Rossella: «Oh, non prendermi in giro. Ho davvero il tuo cuore mio adorato? Io ti amo, ti amo ti amo…»

Rossella: «So solo che ti amo e che voglio essere tua moglie! Tu non ami Melania».
Ashley: «Lei è come me Rossella; è parte del mio sangue, ci comprendiamo a vicenda».

Ecco che qui compare quel «ti ci sei svezzata» che riprende il «you cut your teeth on it» della versione originale; e finalmente Rossella può esclamare «non prendermi in giro» al posto del più ricercato «non burlatemi».
I personaggi si danno del “tu” e del “lei” a seconda dei rapporti che intercorrono; il linguaggio in generale si fa più leggero ma non superficiale. Aumentano le interiezioni: “oh”, “beh”, “eh?”, tutte in direzione di una sempre maggior vicinanza della lingua del doppiaggio alla lingua parlata. Nei 30 anni che separano le due edizioni italiane, la società italiana si è evoluta, e con essa anche il doppiaggio.

E poi le voci. Quanta importanza rivestono le voci, nella riuscita di un doppiaggio!
C’è una grande differenza tra le voci “storiche” del doppiaggio del 1949 e quelle del 1977, ma tutte riescono a disegnare con precisione i personaggi a cui danno vita: Emilio Cigoli è perfetto per Clark Gable, ma Luigi Vannucchi aggiunge la vena di amarezza che mancava, e riesce a dare uno spessore nuovo al personaggio; Lydia Simoneschi non fa rimpiangere la voce originale di Vivien Leigh, riproponendone i toni capricciosi e impazienti, ma Ada Maria Serra Zanetti riesce a far crescere il personaggio di Rossella, che da ragazzina viziata conosce la durezza della guerra e diventa donna.

Questo ridoppiaggio non è da leggere come un tentativo di imitazione del precedente; in quest’ottica, inevitabilmente perde forza, perde fascino, e finisce per assomigliare a una sorta di “riesumazione” (impossibile) di un linguaggio e un’atmosfera che appartengono al passato, e che proprio da questa condizione traggono il loro fascino.
È vero quanto afferma Alberto Castellano: «un attore e un film ridoppiato ci restituiscono un altro attore e un altro film»; ma è proprio in quest’ottica che va visto il ridoppiaggio di Via col vento, come una creazione del tutto nuova che permette agli attori e alla vicenda di vivere una “seconda vita”.
Molti dicono che sarebbe meglio vedere i film in lingua originale. Questo è ovvio per ogni tipo di opera, ma non per questo si può negare il valore della traduzione. Non è contro il doppiaggio che bisogna lottare; ma contro il cattivo doppiaggio, contro il doppiaggio seriale, frettoloso, realizzato con ritmi da catena di montaggio; contro quel doppiaggio che appiattisce la creatività e azzera ogni possibilità di conoscere, anche solo attraverso voci, una cultura e un mondo a noi sconosciuti.

Bianca Rabbiosi

Il punto di vista di...

Ottima recensione! Vorrei far notare un errore che trovo assai grave nel magnifico doppiaggio originale e al quale lo stupendo ridoppiaggio aveva posto rimedio. Rossella dice spesso durante il film "I'll think about that tomorrow" e soprattutto lo dice sia all'inizio ai fratelli Tarleton, sia sul memorabile finale: un gran tocco d'arte che dà un senso di ciclicità alla storia. Nel ridoppiaggio la battuta era giustamente sempre adattata con "Ci penserò domani"; nella versione d'epoca la traduzione era la stessa, ad eccezione del primo caso in cui sentiamo Rossella dire ai Tarleton "Domani, vedremo...". Una svista che menoma fortemente il film. Quanto all'ottimo ridoppiaggio, devo invece dire che non comprendo perché alcuni nomi siano rimasti in italiano al pari della versione del '49, come Melania o Bella. Rossella doveva rimanere tale, un po' per la notorietà acquistata con questo nome, un po' perché trattasi di una scelta eccezionalmente ispirata per tradurre l'originale Scarlett; ugualmente era necessario tradurre il nome di sua figlia "Bonny Blue" ("Diletta" in entrambi i doppiaggi) perché il riferimento alla bandiera sarebbe andato perduto; ma perché italianizzare anche Melanie e Belle? Non ne trovo ragione. Del ridoppiaggio non apprezzo particolarmente nemmeno l'uso di "yankee" in luogo di "nordista": alle orecchie di un italiano suona troppo moderno per un film come "Via col vento" ed inoltre, conoscendo noi meno bene la storia della guerra civile rispetto agli americani, rischiamo di non capire la situazione se i riferimenti geografici non ci vengono esplicitati chiaramente. Senza dimenticare che anche a scuola da sempre si studia di "nordisti e sudisti"... influenza viacolventiana anche lì?

Francesco

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