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Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

John Godey

Sceneggiatura:

David Koepp

Regia:

Tony Scott

Prodotto da:

TONY SCOTT, TODD BLACK, JASON BLUMENTHAL E STEVE TISCH PER ESCAPE ARTISTS, SCOTT FREE PRODUCTIONS

Distribuito da:

SONY PICTURE RELEASING ITALIA

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

VALERIO PICCOLO

Direttore del Doppiaggio:

SANDRO ACERBO

Assistente al doppiaggio:

EMILIANA LUINI

Fonico di doppiaggio:

WALTER MANNINA

Fonico di mix:

ALESSANDRO CHECCACCI

Voci:

Denzel Washington:

FRANCESCO PANNOFINO

John Travolta:

CLAUDIO SORRENTINO

James Gandolfini:

STEFANO DE SANDO

John Turturro:

ANTONIO SANNA

Michael Rispoli:

DANILO DE GIROLAMO

Jason Butler Harner:

GIULIANO BONETTO

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Pelham 1 2 3 - Ostaggi in metropolitana
(The Taking of Pelham 1 2 3, Usa/Gran Bretagna 2009)

Walter è un impiegato della metropolitana di New York, temporaneamente declassato dalla sua posizione di dirigente, acquisita dopo una lunga carriera, a quella di smistatore del traffico a causa di un’indagine nei suoi confronti per aver accettato delle mazzette da alcuni costruttori di treni durante un appalto.
La sua tranquilla vita d’ufficio viene sconvolta da un attentato in metropolitana. Ryder è un terrorista un po’ fuori dal comune, ricercato, colto, che intavola con lui una trattativa. Ryder trova così interessante la conversazione telefonica con Walter che rifiuta ogni altro contatto con la polizia, desidera solo continuare a parlare con lui della vita, dell’amore, della religione. Mentre Ryder si diletta in queste disquisizioni, l’unico cruccio di Walter è quello di salvare la vita degli ostaggi.
Pelham 123 è la rivisitazione moderna di Il colpo della metropolitana di Jospeh Sargent del 1974. Con questo film gli Stati Uniti riportano sul grande schermo il tema degli attentati terroristici, così delicatamente messo da parte dai registi dopo la tragedia del World trade Center. Tony Scott lo fa senza tinte eccessive, evitando di mettere in scena una storia al cardiopalma. È uno di quei film che quando esci dal cinema, dici “carino”, alzando le spalle.
Senza gloria nemmeno i due personaggi di spicco, Denzel Washington e John Travolta. Washington sembra spaesato, imbranato, impacciato, oltre che appesantito. Ha timore di tutto quello che lo circonda, e non si capisce bene perché, considerato che ai fini della storia queste caratteristiche non sono utili – quanto meno, avrebbero potuto essere meno accentuate. Anche perché, altrimenti, rischia di non essere credibile il fatto che una persona così abbia accettato di commettere qualcosa di illegale, come prendere una tangente.
Travolta, invece, è perennemente mascherato. Sempre con berretto, occhiali e basette e pizzetto. Come se fosse il travestimento per il “perfetto terrorista”. La sua recitazione è buona, anche se avrebbe dovuto consentire qualche sfumatura in più al personaggio, non solo quella della pazzia.
Va segnalata una pecca nella sceneggiatura: Helgeland avrebbe dovuto trovare uno spazio per spiegare agli spettatori la speculazione finanziaria su cui si basa il progetto di Ryder. Chi vede il film, senza avere delle solide conoscenze in ambito economico, può azzardare delle ipotesi, più o meno azzeccate, ma perché non dedicare un paio di battute per fugare ogni dubbio sulla questione? Infatti in rete sono presenti diverse discussioni di persone che hanno visto il film e chiedono ad altri utenti una delucidazione.
Buona l’edizione italiana con Sandro Acerbo direttore del doppiaggio. Ha distribuito bene le voci, tra cui una recitazione di Sorrentino per Travolta molto buona – con l’unica pecca, però, di essere in taluni punti troppo forzata, quasi da macchietta. Per il resto, è riuscito a mantenere viva l’indole fuori dal comune del personaggio, con una punta di follia. Superba, come sempre, la recitazione di Pannofino per Denzel Washington.
Non sono stati sottotitolati, però, l’articolo del New York Post e il cartello “Keep deflecting” mostrato dal capo del team di negoziazione.
Per quanto riguarda i dialoghi, curati da Valerio Piccolo, il maggior merito che bisogna riconoscere è stato l’accorgimento di aver mantenuto un registro basso, molto colloquiale e farcito da un buon numero di parolacce. A questo, però, ha giustamente accostato un linguaggio più adatto quando i due personaggi principali parlano in termini più filosofici. L’unico dubbio riguarda la battuta di un collega di Walter che lo interroga sulla situazione in corso, quando tutti stanno ancora cercando di capire perché il treno si è fermato. L’uomo dice «Che succede? Maestro, che succede?». Questo «maestro» pare fuori luogo. Per quanto Walter fosse un dirigente e la sua lunga carriera nell’azienda di trasporti, partendo dai gradini più bassi, gli abbia permesso di sviluppare una profonda consocenza del settore, il termine sembra poco appropriato. Soprattutto in un momento concitato e pieno di domande come quello in corso.
A parte queste piccole segnalazioni, si tratta di una buona versione italiana.

Alessandra Basile

Il punto di vista di...

Sono d'accordo con la sua recensione, però anche Gandolfini è doppiato molto bene - mentre i dialoghi, si sono buoni, però spesso vanno fuori sinc e ogni tanto finisce la parola e le labbra si muovono ancora, e poi la faccenda della borsa si capisce poco. Ciao

Luchino

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