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Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Cormac McCarthy

Sceneggiatura:

Joel e Ethan Coen

Regia:

Joel e Ethan Coen

Prodotto da:

SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, MIRAMAX FILMS, PARAMOUNT VANTAGE, PARAMOUNT CLASSICS

Distribuito da:

UNIVERSAL

Edizione italiana:

CAST DOPPIAGGIO

Dialoghi italiani:

CARLO VALLI

Direttore del Doppiaggio:

DANIELA NARDINI

Voci:

Tommy Lee Jones:

SAVERIO MORIONES

Javier Bardem:

ROBERTO PEDICINI

Josh Brolin:

ROBERTO DRAGHETTI

Woody Harrelson:

CHRISTIAN IANSANTE

Kelly Macdonald:

ILARIA LATINI

Garret Dillahunt:

FRANCESCO MEONI

Tess Harper:

GRAZIELLA POLESINANTI

Barry Corbin:

BRUNO ALESSANDRO

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
3

Non è un paese per vecchi
(No Country for Old Men, Usa 2007)

Celebrata pellicola dei fratelli Coen, trionfatrice indiscussa della scorsa stagione dei premi cinematografici, No Country for Old Men - Non è un Paese per Vecchi, si inserisce a pieno titolo nella lista dei film più interessanti degli ultimi anni.
Riadattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Cormac McCarthy - difficile ricordare altri film tratti da romanzi così fedeli al testo originario - il film racconta la sanguinosa scia di delitti che seguono al casuale ritrovamento di denaro del narcotraffico messicano da parte di Llewelyn Moss, cowboy moderno che coglie al volo l’occasione di una vita: un’occasione che si rivelerà troppo grande per lui, e che da cacciatore lo trasformerà in preda.
Moss (Josh Brolin) si ritroverà alle calcagna i narcotrafficanti, un killer determinato quanto psicopatico (interpretazione che è valsa a Javier Bardem un Oscar), un mercenario senza scrupoli e un vecchio sceriffo prossimo alla pensione che vorrebbe proteggerlo (un magistrale Tommy Lee Jones).
No Country for Old Men è un western-noir di enorme impatto visivo, con grandi interpreti e una regia impeccabile. E' un film giocato sulle assenze: assenze di sentimentalismi, di commento musicale, di dialoghi; un film i cui silenzi non possono che mettere in risalto il parlato, grazie a dialoghi spesso scarni, la cui forza sta nell’uso cosciente e misurato della lingua e nelle variazioni di registro.
Pur precisando che la natura stessa del film non si prestava a favorire un doppiaggio all’altezza della versione originale, c’è da dire che i dialoghi di Carlo Valli e la direzione di Daniela Nardini comunque deludono sotto vari aspetti.
Anche se non si può sperare che il twang texano sia reso nella versione italiana, è innegabile che la lingua sia stata generalmente appiattita e che, oltre a perdersi le sfumature linguistiche, si perdano anche i cambi di registro tra i personaggi: l’impressione è che parlino tutti allo stesso modo.
Se è vero che i dialoghi italiani sono generalmente coerenti con la traduzione italiana del libro di McCarthy (ad opera di Martina Testa per Einaudi), le scelte che si discostano da questa traduzione sono quasi sempre inappropriate. Perché, ad esempio, eliminare del tutto le espressioni colorite di Llewelyn Moss, espressioni di un uomo dai modi spicci, con una lingua senza fronzoli che ben riflette il suo personaggio burbero e sarcastico? La frase di Moss, che rivolgendosi alla moglie dice: «You keep running that mouth I'm gonna take you in the back and screw you», in italiano diventa «Se non chiudi quella bocca ti porto in camera da letto e passo ai fatti»; gli «shit» diventano «accidenti»; «Shoot my dumb ass» si perde in un castigato «Spararmi addosso», e così via.
 La censura della versione italiana non sembra sempre giustificabile per esigenze di produzione, considerando che la via dell’eufemismo è quella seguita anche nelle strategie traduttive di espressioni che non sono volgari nemmeno nell’originale: non pare esserci inventiva nella resa dei dialoghi, né particolare sforzo per connotare i personaggi.
Oltre a questo livellamento linguistico, e all’uso di un registro spesso più elevato rispetto a quello che caratterizza i personaggi della pellicola, le scelte di traduzione di Valli appaiono talvolta ambigue o erronee. Per fare un esempio, la traduzione letterale di «That Mexican brown dope» - epressione colloquiale per indicare una qualità di eroina - in «Quella roba marrone messicana» non sembra una soluzione felice: è vero che la parola «roba» in italiano può essere l’equivalente gergale di «eroina», ma la frase così costruita è poco intuitiva e lascia adito a dubbi.
In un'altra scena, lo sceriffo Bell e il vice-sceriffo mancano per un soffio il killer Anton Chigur, introdottosi  nella roulotte di Moss pochi minuti prima: a prova di ciò, la condensa su una bottiglia di latte aperta dal killer e lasciata su un tavolino.
Il «That’s aggravating» di Bell, chiosato poi dal vice-sceriffo, viene tradotto con «è preoccupante», indubbio errore di interpretazione verificabile con qualsiasi dizionario: aggravating come latinismo significa «aggravante», e in questo senso viene usato nel lessico giuridico, mentre il suo significato comune è «aggravare, peggiorare» e molto spesso «irritare o esasperare», campo semantico pertinente al contesto di questa scena.
 Un orecchio attento dovrà scontrarsi con altre sviste o traduzioni opinabili per tutta la durata del film («a deal gone wrong»/«uno scambio finito male» «he seen the same things I seen and it made an impression on me»/«ha visto le stesse cose che ho visto io e a me hanno fatto impressione»; «what's the most you've ever lost on a coin toss?»/«Qual è la cosa più grossa che hai perso a testa o croce?» - giusto per citarne alcune).
 La direzione di doppiaggio di Daniela Nardini non è del tutto convincente: alle buone prove di Saverio Moriones e Roberto Draghetti, rispettivamente nei panni dello sceriffo Ed Bell e di Llewelyn Moss, e al meritevole tentativo di Roberto Pedicini (nominato per la sua interpretazione al Gran Premio del Doppiaggio 2008) di incarnare Anton Chigur, si contrappongono scelte di voci inadatte e poca attenzione a mantenere intenzioni recitative adeguate al contesto. E' emblematico il caso di Ilaria Latini, che nell'interpretare la giovane moglie di Moss (il cui nome di battesimo, tra l'altro, viene pronunciato per tutta la durata del film in modi diversi) risulta fastidiosa per chi conosce le intenzioni e i toni dell'originale. I dialoghi con il marito prendono in italiano una pericolosa piega da soap-opera, dai modi supponenti all’alternanza di soffiati e intonazioni inadatte.
Si tratta di scelte che non convincono nemmeno nel caso di alcuni personaggi secondari, tra accenti messicani macchiettistici, e rednecks della provincia texana con toni da damerini; il risultato finale è una generale perdita delle caratterizzazioni originarie.
 E' un vero peccato che nella recitazione doppiata manchi molto del sarcasmo che contraddistingue buona parte dei personaggi, che la follia sinistra di Anton Chigur si perda a favore di un tono monocorde che non inquieta lo spettatore così come avviene nella pellicola originale, e che non venga resa giustizia ai personaggi del vice-sceriffo Wendell e del killer Carson Wells.
 In sostanza, lo si può definire un doppiaggio fatto di alti e bassi, con alcune singole scene ben rese e altre che inesorabilmente vanificano gli sforzi di chi ha curato l'edizione italiana. Forse i ritmi produttivi che ormai caratterizzano la filiera del doppiaggio hanno influenzato anche la resa di questa pellicola; di fatto rimane il rammarico per l'impossibilità di apprezzare in toto il film (e di comprenderne le sfumature) nella versione destinata al mercato italiano.

Giulia Toschi

Il punto di vista di...

mah... vorrei dire un paio di cose sulla recitazione di alcuni personaggi di questo film, a volte le traduzioni e adattamenti sono più difficili da avvicinare a noi anche per ragioni di sinc. ma vorrei dire alla sigra Toschi che secondo me la direzione del doppiaggio non era all'altezza del film voci piatte senza inpretazione né cambi di tono. secondo me è l'inverso. i caratteri "colorano" per loro natura , e sembra che "stonino" perché le altre sono voci "vuote". mi spiace ma dirigere vuol dire dirigere gli attori. e non solo mettere voci sbagliate su una faccia. il doppiaggio ormai è piatto e i "pedicini" sono pochi. sono i direttori che mancano ora. gli attori ci sono. ma vengono usati sempre gli stessi. e quasi tutti recitano se stessi o meglio la loro voce qualunque cosa facciano. è un grande peccato per questo mestiere. grazie

Bruno Conti

Il punto di vista di...

E' verissimo. Ha ragione Bruno Conti ma lo sa che non c'è spazio per i nuovi direttori? E gli anziani veri direttori sono surclassati? In questo film, "non è un paese per vecchi" mancano le battute della lingua originale e la freddezza, il sarcasmo dei personaggi che può dare la direzione, ma quanto tempo si ha oggi per fare il doppiaggio di un film? Sempre meno. E i risultati si vedono.

Maria Luisa Carretto

Il punto di vista di...

mah..per rispondere alla gentile signora Carretto, vede, i direttori nuovi ci sono eccome. ma per molti fattori (compresa la fretta) ci si affida a attori esperti, che danno quella "sicurezza " di cui si ha bisogno, di "quell' attore quella voce" :) e si sta più o meno tranquilli. anche coi committenti consulenti e così via. ma la mia non vuole essere una polemica ma c' è da dire in verità che alcune distribuzioni a volte sono discutibili (parlo sempre come spettatore) un giovane che doppia un vecchio o un primo attore giovane arrochito :) ma qualche volta ce la si cava a volte no, è semplice. quel che più mi preme è quel gusto della recitazione che spesso si perde. questo è il mio dispiacere. il punto è le fisique du role della voce. non tutti possiamo fare tutto. e trovo spesso una recitazione scontata senza sorprese. quindi non è solo questione di tempo gentile signora Carretto :) né di direttori nuovi o vecchi, ma di industria, di mercato, e scelte consapevoli. il resto diventa sinc. e il sinc si impara in fondo in fretta ...:)

Bruno Conti

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