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Scheda

Soggetto:

Dennis Lehane

Sceneggiatura:

Brian Helgeland

Regia:

Clint Eastwood

Prodotto da:

MALPASO PRODUCTIONS, VILLAGE ROADSHOW PICTURES, WARNER BROS., NPV ENTERTAINMENT

Distribuito da:

WARNER BROS. ITALIA

Edizione italiana:

ANGRISERVICES EDIZIONI

Dialoghi italiani:

FILIPPO OTTONI

Direttore del Doppiaggio:

FILIPPO OTTONI

Assistente al doppiaggio:

DONATELLA FANTINI

Voci:

Sean Penn:

MASSIMO ROSSI

Tim Robbins:

STEFANO DE SANDO

Kevin Bacon:

LUCA WARD

Laurence Fishburne:

MASSIMO CORVO

Marcia Gay Harden:

ROBERTA GREGANTI

Laura Linney:

ANNA CESARENI

Kevin Chapman:

BRUNO CONTI

Tom Guiry:

ALESSANDRO QUARTA

Emmy Rossum:

VALENTINA MARI

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Mystic River
(Mystic River, Usa 2003)

Mystic River, tratto dall’omonimo romanzo di Dennis Lehane, ruota attorno alle vicende di tre amici – Jimmy, Dave e Sean - cresciuti nella Boston operaia degli anni 70. Il rapimento di Dave da parte di due pedofili spezzerà la loro amicizia e segnerà per sempre le loro vite: Dave non riuscirà mai a liberarsi dall’incubo dell’abuso, mentre a Jimmy e Sean rimarrà il senso di colpa di non aver potuto far niente per lui. A distanza di anni, un altro tragico evento li riavvicinerà: la figlia di Jimmy, Katie, viene assassinata e Sean è uno dei poliziotti incaricati delle indagini, mentre Dave è uno dei sospettati. Inevitabilmente, il passato dei tre riaffiora, condizionando i loro comportamenti e le loro scelte.
La regia di Eastwood è, come sempre, riconoscibile ma non invadente, e la scelta di dare ampio spazio a un cast importante sia per i ruoli principali (Jimmy/Sean Penn, Dave/Tim Robbins, Sean/Kevin Bacon) che per le spalle (Annabeth, la moglie di Jimmy/Laura Linney, Celeste, la moglie di Dave/Marcia Gay Harden e il collega di Sean, il sergente Powers, interpretato da Laurence Fishburne) lo dimostra. Ognuno di loro ha dato vita a personaggi estremamente umani, fragili, in balìa di un destino – è proprio il caso di dirlo -  crudele, che in parte si sono costruiti con le proprie mani, attraverso le proprie scelte, e in parte non dipende da loro (tema questo caro a Eastwood, dai Ponti di Madison County a Million Dollar Baby). Un cast vincitore di due premi Oscar (a Sean Penn come Miglior Attore e a Tim Robbins come Miglior Attore Non Protagonista), a cui ne aggiungerei un terzo per Marcia Gay Harden, che ha personificato egregiamente il conflitto interiore di Celeste, divisa fra l’amore per il marito Dave e il sospetto che possa essere l’assassino di Katie.

Anche il doppiaggio del film secondo me merita un premio (e, in effetti, l’ha ottenuto nel 2004 come Miglior Doppiaggio Generale al Festival Voci nell’Ombra). Innanzi tutto, per la scelta delle voci che si discostano poco dalle originali (non a caso, non è la prima volta che Massimo Rossi doppia Sean Penn, e Massimo Corvo è il "doppiatore ufficiale" di Laurence Fishburne, che ricorda inevitabilmente il Morpheus di Matrix). La voce "da bravo ragazzo" di Alessandro Quarta è perfetta per il ruolo di Tom Guiry/Brendan ed è evidente che anche le voci femminili sono state scelte con la stessa cura con cui Eastwood si è scelto il cast. L’unica nota un po’ stonata è la voce del figlio di Dave, Michael, che rispetto all’originale suona più infantile, ma si tratta di poche battute. Al contrario, trovo ironica e appropriata la scelta della voce della Signora in giallo (Alina Moradei) per l’anziana signora unica testimone (non oculare) dell’omicidio di Katie.
A parte la scelta delle voci, un altro merito della direzione del doppiaggio è quello di aver scelto attori/doppiatori di grande esperienza, che hanno offerto interpretazioni tali che la versione italiana non ha niente da invidiare a quella originale dal punto di vista della recitazione. In un film del genere, basato sull’analisi psicologica e dei sentimenti dei personaggi più che sui fatti o sui colpi di scena, dove l’intonazione, le mezze frasi e il non-detto sono essenziali per far sorgere dubbi o creare certezze, Massimo Rossi/Penn, Stefano De Sando/Robbins e Roberta Greganti/Harden hanno saputo dare voce ai personaggi più complessi: il dolore misto a rabbia di Jimmy, il vero uomo con la voce ferma e decisa che cerca faticosamente di trattenere le emozioni (con Sean Penn che muove la bocca e fa smorfie in continuazione, anche quando non emette un fiato), l’instabilità mentale di Dave, che difficilmente cambia espressione e tono di voce, tranne nei momenti di massima fragilità, l’insicurezza di Celeste che si manifesta nella sua voce tremante e nelle sue mille esitazioni.

Come la scelta delle voci e degli attori, anche i dialoghi italiani sono il frutto di un lavoro accurato caratterizzato da una quasi maniacale aderenza all’originale, secondo me qui indispensabile per cogliere ogni più piccola sfumatura che ci guida verso la risoluzione del thriller attraverso lo studio accurato della psicologia dei personaggi: Eastwood ci avverte subito, nel dialogo tra Sean e Jimmy dopo la morte di Katie, che sono proprio i dettagli, le piccole cose che contano. E i dialoghi rispettano secondo me questo tipo di approccio.
Dal punto di vista puramente linguistico, a parte un paio di calchi, come "portico" (per "porch") e "Dave, mi chiami Dave" (per "Dave, call me Dave" che è la formula inglese per dire "dammi del tu") e alcune rese non particolarmente felici come "andiamo a berci una cosa al Cantab", "ho quasi avuto un infarto", "lo aspetta un casino di dolore", "la mia bambina perduta", "come se si apprestasse a andare lontano", e "un sogno che avevo", c’è un caso in cui secondo me non è stato colto bene il senso della frase: durante lo scambio di battute tra Jimmy e la figlia, lui le dice di non fare tardi e, subito dopo, "Christ, I sound like..." "Someone’s father?", continua Katie. In italiano quest’ultima frase viene resa con "Come un padre padrone?", connotazione che secondo me non rende giustizia al rapporto speciale che scopriamo esserci stato tra Jimmy e la figlia.
A parte queste piccole sbavature, penso che l’adattamento sia ben fatto, e che un film come Mystic River se lo meriti.

Giuliana Sana

Il punto di vista di...

Gentile Giuliana, sono d'accordo solo in parte con la sua recensione. Poco da dire sulla valutazione degli attori e sulla direzione (tranne i tre ragazzi all'inizio che sembrano di san Babila), ma sul dialogo già gli esempi da lei portati avrebbero dovuto consigliarle una valutazione meno entusiastica (4 su 5 equivale a un doppiaggio più che buono). Alle cose da lei notate vorrei aggiungerne altre che le sono sfuggite: a) non si dice "lo vedemmo andar via sul retro della macchina" b) non si dice "tornai al mio appartamento" c) non si dice "uscì dalla porta di dietro". E poi, la cosa più grave secondo me, è stata quella di non far capire dall'inizio l'estrazione culturale dei protagonisti, non è da tutti capire al volo che si sta parlando della comunità irlandese di Boston se non ci si è nati o se non si ha avuto la fortuna di leggere i libri giusti. Per me non poteva dargli più di due e mezzo. Saluti e complimenti Vittorio

Vittorio

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