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Scheda

Soggetto:

Gorge Lucas, Jeff Nathanson

Sceneggiatura:

David Koepp

Regia:

Steven Spielberg

Prodotto da:

Frank Marshall, LucasFilm, Paramount Pictures

Distribuito da:

Paramount Pictures

Edizione italiana:

PUMAISdue

Dialoghi italiani:

Fiamma Izzo

Direttore del Doppiaggio:

Fiamma Izzo

Assistente al doppiaggio:

Simona Romeo

Fonico di doppiaggio:

CARLO RICOTTA

Fonico di mix:

CHRIS SCARABOSIO

Sonorizzazione:

Technicolor Sound Services

Supervisione artistica:

GIANFRANCO ROSI

Voci:

Harrison Ford:

MICHELE GAMMINO

Cate Blanchett:

EMANUELA ROSSI

Karen Allen:

CHIARA SALERNO

Shia LaBeouf:

ANDREA METE

John Hurt:

DARIO PENNE

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo
(Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull, Usa 2008)

Il quarto ed attesissimo episodio della saga di Indiana Jones rinvigorisce la fiamma dei film d’avventura con una storia avvincente che non ha nulla da invidiare alle tre precedenti.
In questo frangente siamo nel bel mezzo della Guerra Fredda e Indy deve vedersela con i russi che vogliono mettere le mani su una cassa, esaminata anni indietro da Jones, contenente un extraterrestre. Con la consueta destrezza Indiana riesce a scappare, ma finisce per essere accusato di essere una spia comunista e deve lasciare il suo incarico di docente di archeologia al Marshall college. Prima di partire, però, il giovane Mutt Williams gli chiede aiuto: sua madre è stata rapita a causa del suo interesse nel ritrovamento del dottor Oxley che le ha lasciato un enigma incomprensibile per rintracciarlo. Solo Indiana Jones può risalire alla soluzione dell’indovinello e così parte l’avventura dei due verso il Perù dove scopriranno che il professore è impazzito a causa di un teschio di cristallo che dà il dono della conoscenza e di straordinari poteri mentali. Anche il governo russo desidera appropriarsene per plasmare la mente degli americani, insegnando loro la vera storia e dominarli per sempre. Durante il viaggio scopriremo che la madre di Mutt altri non è che Marion Ravenwood, il suo primo amore nell’episodio I predatori dell’arca perduta.
Il serial movie non ha perso un colpo in nessuno dei quattro episodi. Sicuramente ogni spettatore ha il suo preferito, ma sono tutti d’innegabile maestria. Chi temeva di ritrovare un Harrison Ford ormai avvizzito (ricordiamo che l’attore è ormai sessantaseienne), è sicuramente restato deluso: Ford si è presentato in splendida forma e con la consueta energia, tradita solo da qualche goffaggine e divertente défaillances come quando, prigioniero dei russi, usa la frusta come liana per buttarsi su una delle loro camionette militari, ma sbaglia e si rimbalza all’indietro, finendo su un altro furgone esclamando «Porca miseria, ho calcolato male!».
Come ogni buon film seriale, non mancano i punti di continuità con gli episodi precedenti: i vestiti stessi di Jones, gli immancabili cappello e frusta, lo stile grafico del disegno dell’itinerario del professore su una cartina geografica a tutto schermo e ovviamente il celeberrimo leit-motiv.
Molto buona l’edizione italiana, sia per quanto riguarda la direzione del doppiaggio, così come per la stesura dei dialoghi.
Ottima la distribuzione delle voci. Per Indiana Jones è stato mantenuto Michele Gammino, già doppiatore di Ford ne I predatori dell’arca perduta e in Indiana Jones e l’ultima crociata (nel secondo episodio, Indiana Jones e il tempio maledetto la voce del protagonista era stata quella di Luigi La Monica). Ottima la scelta di Emanuela Rossi per una Cate Blanchett in versione sovietica, anche se Fiamma Izzo ha deciso di farle accentuare troppo l’accento russo, fino quasi a farla diventare una macchietta.
Curiosamente le voci internazionali per questo film sono state scelte direttamente dalla casa di produzione in America che ha deciso di non confermare Paila Pavese per Marion Ravenwood, preferendole la voce più giovane (nonostante siano passati circa vent’anni) di Chiara Salerno.
Alcune discontinuità nei sottotitoli: mentre il cartello “Rivestimento piombato”, all’interno del frigorifero in cui si rifugia Jones durante l’esplosione nucleare, è stato prontamente tradotto, altri due no. Il primo lo troviamo nelle primissime immagini del film, quando Jones e il suo collega Mac vengono introdotti nella base militare Hangar 51 nel Nevada da parte delle forze armate russe. Quando le camionette entrano di forza nella base viene distintamente inquadrato il cartello “Use of deadly force authorized”, presagio dell’imminente battaglia che viene perso dal pubblico italiano. Ugualmente non è stato tradotto lo striscione degli studenti capitalisti del Marshall College inquadrato durante la fuga di Jones e Mutt dai russi. Lo striscione riporta lo slogan “Better dead than red” e senza un cartello il messaggio politico rischia di andare perduto. Considerato che il cartello all’interno del frigorifero è stato tradotto (forse effettivamente era l’unico che poteva essere tralasciato, anche perché i tempi di entrata e di uscita sono molto ravvicinati), viene da chiedersi se il mancato sottotitolaggio degli altri due non sia voluto. Normalmente si decide di non tradurre parole d’uso comune, ma ormai si cede alla tentazione di dare per scontato che tutti capiscano il senso generale delle frasi in inglese – cosa che in effetti non è.
I dialoghi, stesi da Fiamma Izzo, hanno mantenuto il registro e il ritmo, spesso serrato, dell’originale. Menzione di merito anche ai doppiatori per aver sostenuto la velocità di alcune battute – un esempio su tutti, il veloce scambio di parole tra Indiana Jones e gli agenti dell’FBI quando lo interrogano sulla cassa contenente l’extraterrestre.
Simpaticissimo, inoltre, l’appellativo usato da Mutt nei confronti di Jones: «Ehi, Matusa!».
Per lo più i dialoghi sono stati tradotti in modo corretto, sono presenti solo alcune inesattezze. Quando l’agente Irina Spalko ordina a Jones di trovare la famigerata cassa usa la frase «Lei ci dirà per trovare ciò che cerchiamo». Molto probabilmente la battuta era grammaticalmente scorretta anche nella versione originale, tuttavia sembra un po’ troppo sbagliata, sempre sull’onda dell’eccessiva connotazione russa data al personaggio. Soprattutto se si tiene conto che la Spalko dirà senza errori frasi molto più complesse.
Per quanto riguarda il sincrono, le battute sono quasi sempre a sinc, e il labiale più o meno rispettato, tranne in un caso smaccatamente errato quando nelle sabbie mobili Jones si rifiuta di usare il serpente che Mutt gli offre per uscirne e gli chiede di chiamarlo “cima”, non ”serpente”. Così Marion e Mutt pazientemente gli chiedono «Afferra la cima», dove “cima” in originale era “rope”, quindi vediamo la bocca aprirsi nella <o> di rope e chiudersi nella <p> quando invece sentiamo la <i> e la <m> di cima che stonano davvero troppo.
Ultime due precisazioni linguistiche, quando Marion e Jones litigano perché lei gli rinfaccia di averla lasciata a una settimana dal matrimonio, l’archeologo contesta con «Credo che sapessimo entrambi che non sarebbe andata». Ma in italiano non si dice “non sarebbe andata” di una storia d’amore, al limite “non sarebbe andata bene”, meglio ancora “non avrebbe funzionato”.
Infine, quando Jones e i suoi scappano dalle formiche giganti lui grida «Andate al fiume!», ma sarebbe stato più corretto «Andate verso il fiume».
Ad ogni modo, nessun errore che possa pregiudicare l’avvincente episodio di Indiana Jones, regalando allo spettatore un paio d’ore di avventura, paesaggi spettacolari, leggende e ironia.

Alessandra Basile

Il punto di vista di...

Semplicemente bellissimo, doppiaggio eseguito magistralmente.

Francesco Nicolai

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