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Scheda

Soggetto:

Jon Krakauer

Sceneggiatura:

Sean Penn

Regia:

Sean Penn

Prodotto da:

PARAMOUNT VANTAGE, RIVER ROAD FILMS, ART LINSON PRODUCTIONS, INTO THE WILD, RIVER ROAD ENTERTAINMENT

Distribuito da:

Bim

Edizione italiana:

PCM AUDIO/CAST DOPPIAGGIO

Dialoghi italiani:

Giorgio Tausani

Direttore del Doppiaggio:

Rodolfo Bianchi

Assistente al doppiaggio:

FRANCESCA RIZZITIELLO

Fonico di doppiaggio:

MARCO DEL RICCIO

Fonico di mix:

CLAUDIO TOSELLI

Voci:

Emile Hirsch:

MASSIMILIANO ALTO

Catherine Keener:

ROBERTA PELLINI

Hal Holbrook:

BRUNO ALESSANDRO

Vince Vaughn:

ANGELO MAGGI

Marcia Gay Harden:

ROBERTA GREGANTI

William Hurt:

RODOLFO BIANCHI

Jena Malone:

CHIARA GIONCARDI

dialoghi
italiani
4,5
direzione
del doppiaggio
4

Into the wild
(Into the wild, Usa 2007)

Tratto da una storia vera, narra di una giovane che, dopo la laurea, decide di vivere a contatto con la natura «senza orologio, senza telefono», solo, fino a raggiungere l’Alaska.
Sulla sua strada incontrerà tante persone che lo aiuteranno, lavorerà per poter acquistare il necessario per affrontare il freddo e vivrà in un «magic bus» trovato per caso nella distesa di ghiaccio.
Ci accompagnano durante il percorso le sue letture (Pasternak, Tolstoj, Levi, Lord Byron), le canzoni che raccontano i suoi stati d’animo, le sue riflessioni mentre le scrive, le riflessioni di sua sorella, rimasta a casa.
Stremato dalla fame, non può allontanarsi dal suo riparo per l’impossibilità di attraversare il fiume in piena, si nutrirà per errore di un’erba velenosa (confusa con una commestibile) e morirà, a soli ventitré anni.
Sarà trovato da alcuni cacciatori di alce, insieme con il suo diario, dal quale apprendiamo tutte le avventure vissute.
Il film, lento rispetto ai soliti film cui ci ha abituato Hollywood, pieni di dialoghi che si sovrappongono l’uno sull’altro, ci fa entrare piano piano a contatto con la «natura selvaggia».
L’adattamento è dei migliori; ci rende bene tutti i caratteri dei vari personaggi che Chris/Alex incontra sul suo cammino, dagli hippies a Ron agli agricoltori.
Già il cartello iniziale ci introduce bene, con una traduzione adeguata dei versi di Lord Byron.
Ma soprattutto il dialoghista è stato attento alla crescita interiore di Chris, al suo percorso spirituale attraverso la vita a contatto con la natura -la narrazione stessa è divisa in capitoli che descrivono le fasi di questo percorso-, e quindi, a parte le ottime traduzioni dei romanzi e i cartelli per le canzoni che interpretano i vari stati d’animo che accompagnano il protagonista, troviamo vari livelli di linguaggio, a seconda delle persone con cui parla e dell’argomento di cui parla: quasi inconcludente nel cercare di spiegare il suo intento agli agricoltori, più “ispirato” con gli hippies, più pacato e ragionevole con l’anziano Ron, prima di raggiungere la meta finale, l’Alaska.
Un esempio per tutti della differenza di linguaggio: l’hippie suo amico gli si rivolge invitandolo a mostrare più interesse per una ragazzina:«Quella povera ragazza è lì che si farebbe un paletto della recinzione e tu stai qui a farti gli addominali dell’asceta»; mentre il tono delle riflessioni di Alex è:«Se ammettiamo che l’essere umano possa essere governato dalla ragione ci precludiamo la possibilità di vivere».
Dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, della correttezza dei cartelli è la mancata traduzione della canzone della ragazza nel campeggio, canzone che nulla ha a che vedere con il percorso di Alex, e, quindi, non è necessario che noi ne comprendiamo le parole.
Da segnalare inoltre l’ottima scelta per il passaggio dal lei al tu con Ron: per quest’ultimo è giunto il momento in cui ha bisogno di essere scosso, e Alex cerca di convincerlo ad abbandonare la sua solitudine e i suoi tristi ricordi per ricominciare – anche alla sua età – una nuova vita.
Anche per quanto riguarda la direzione del doppiaggio mi sembra sia stato fatto un buon lavoro.
Tutti i personaggi che incontriamo sono credibili, ma una menzione particolare meritano Roberta Pellini e Bruno Alessandro. Lei, madre abbandonata da un figlio, mostra tutta la sua preoccupazione per Alex, come se lui stesso fosse il suo ragazzo; Bruno Alessandro mostra la stanchezza dei suoi anni vissuti in solitudine, ma anche la voglia di tornare a vivere, grazie ad Alex. Massimiliano Alto mostra grande duttilità, capacità di seguire la maturazione del suo personaggio e di rendere, nei vari dialoghi, via via l’entusiasmo, la demoralizzazione, la paura, la capacità di essere giovane con i giovani (e quindi sconclusionato nelle parole come nel dirle) e di riflettere su se stesso e con Ron.

Elisabetta Fumagalli

Il punto di vista di...

sarebbe stato più giusto premiare questo film al posto di mikael clayton, senza nulla togliere a Vairano...sono film di spessore differrente. da una parte il doppiaggio che deve trasmettere emozioni quasi sussurate e quindi più complesse, sfumate, dall'altra un doppiaggio anche superficale ed in certi momenti scollato. forse per evitare di dover premiare uno piuttosto che l'altro, potrebbero dividere i film per generi, categorie, contenuti... grazie

Francesco Nicolai

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