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Scheda

Soggetto:

Miklós László (dal romanzo:

Sceneggiatura:

Delia Ephron, Nora Ephron

Regia:

Nora Ephron

Prodotto da:

Warner Bros., Lauren Shuler Donner

Distribuito da:

Warner Bros. Italia

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

Elettra Caporello

Direttore del Doppiaggio:

Manlio De Angelis

Assistente al doppiaggio:

Antonella Bartolomei

Voci:

Tom Hanks:

Roberto Chevalier

Meg Ryan:

Cristina Boraschi

Greg Kinnear:

Sandro Acerbo

Parker Posey:

Eleonora De Angelis

Jean Stapleton:

Alina Moradei

Steve Zahn:

Vittorio De Angelis

Heather Burns:

Rossella Acerbo

David Chappelle:

Riccardo Rossi

Dabney Coleman:

Dario Penne

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
3,5

C'è post@ per te
(You’ve got Mail, Usa 1998)

La storia di due ragazzi che si innamorano per posta senza saperlo e intrecciano per di più pessimi rapporti nella vita reale è stata vista più volte sul cinema. La prima volta nel 1940 con Scrivimi fermo posta di Ernst Lubisch con James Stewart e Margaret Sullivan. La vicenda aveva luogo a Budapest dove due ragazzi, entrambi commessi dello stesso negozio di regali, si innamorano tramite una corrispondenza epistolare, senza sapere chi sia in realtà la rispettiva controparte. Nove anni dopo Robertz Leonard la ripropone in chiave musicale con Fidanzati sconosciuti. Budapest è diventata Chicago ed il negozio di regali ora è un negozio di dischi, ma la trama è sempre la stessa.

La storia rivede la luce quasi cinquant’anni dopo quando Nora Ephron scrive la sceneggiatura e cura la regia di C’è posta per te. Questa volta ci troviamo a New York, il negozio in questione è di libri, ma i due protagonisti non lavorano nello stesso negozio, bensì si scontrano sul mercato editoriale nel momento in cui Joe apre una mega libreria Fox accanto al negozietto di libri per bambini di Kathleen, Il Negozio Dietro l’Angolo. Tra l’altro questo nome, Il Negozio Dietro l’Angolo, è un cammeo della prima versione della storia. Il titolo originale era, infatti, The Shop Around the Corner. Altra novità della versione moderna è che i due non si conoscono tramite posta, bensì in chat e poi scambiano una fitta corrispondenza cibernetica via mail – senza, però, sapere che la persona che tanto amano sul web altri non è che l’acerrimo nemico sul lavoro nella vita reale.

La commedia è molto dolce, simpatica ed indiscutibilmente romantica. Ottima anche la fotografia dell’Upper West Side di una New York vista rispettivamente in autunno quando i due si conoscono, in inverno nel periodo di crisi tra i due e dal punto di vista lavorativo per Kathleen e in primavera quando, ovviamente, tutto si aggiusta e l’amore trionfa.

Buona anche la versione italiana. Per quanto riguarda la distribuzione delle voci, sono state tutte assegnate molto bene ed ognuna si adatta perfettamente al rispettivo personaggio. Ottima la recitazione di Eleonora De Angelis in una Patricia isterica, supponente ed ipercritica.

Altra cosa molto importante, tutte le mail che i due si scambiano, i messaggi in chat ed il cartello di chiusura del negozio di Kathleen sono letti con le rispettive voci fuori campo, così lo spettatore italiano che non conosce l’inglese non perde nulla del film.

Unica pecca della direzione del doppiaggio di Roberto Chevalier: durante i festeggiamenti di Natale vediamo Kathleen che canta coi suoi amici ed il suo fidanzato attorno a Birdie che suona il piano. Kathleen sembra non riuscire a prendere una nota o ad azzeccare la melodia così si rivolge al fidanzato Frank che l’aiuta. A quel punto Kathleen risponde «I got it», ma la battuta non è stata doppiata, così come non è stata doppiata tutta la scena. Sentiamo quindi le voci originali cantare in inglese. Va bene non tradurre le canzoni, ma nella scelta dei doppiatori si dovrebbe evitare di far sentire troppo la differenza tra le loro voci e quelle originali.

Per quanto riguarda i dialoghi, possiamo riconoscere ad Elettra Caporello il merito di aver mantenuto sempre un registro medio-alto, adatto a questi personaggi che sono colti, lettori, tutti lavoratori in un modo o nell’altro nel mondo dell’editoria ed alcuni sono anche giornalisti o scrittori. Il sinc è sempre rispettato e troviamo anche alcune buone soluzioni, come quando in una mail Joe racconta a Kathleen della nuova moglie di suo padre e la descrive dicendo «Da cinque anni vive con una donna, Gillian, che deve aver studiato arredamento a Las Vegas» (For five years he’s been living with a woman, Gillian, who studied decorating at Caesar’s Palace). Ottima la trasformazione del Caesar’s Palace, noto albergo dell’eccentrica Las Vegas, nel solo nome della città, di impatto e comprensione più immediata per lo spettatore italiano.

Buona anche l’idea di tradurre i nomi dei negozi concorrenti della Megalibreria Fox, come City Books (che diventa La Città dei Libri) e The Shop Around the Corner (Il Negozio Dietro l’Angolo).

Giusta anche la scelta di cambiare lievemente il significato della battuta di Frank quando conosce Joe e gli dice che è «il distruttore della cultura». In realtà la battuta originale diceva «the destroyer of City Books», si riferiva espressamente al negozio la Città dei libri che lui ha fatto chiudere, ma il senso globale del discorso non cambia e la soluzione ha un impatto maggiore.

Purtroppo, però, ci sono anche molte scelte poco comprensibili, se non addirittura errate. Iniziamo con la scena in cui Joe porta in giro sua zia Annabel (in realtà è solo una bambina visto che è nata da una delle recenti unioni del nonno) e suo fratello. Joe chiede loro se vogliono andare al cinema ed Annabel risponde «No, non c’è niente di buono», traduzione letterale e fuori luogo (in italiano si usa “bello”) del “good” originale. Pochi minuti dopo Annabel parla con Kathleen che le mostra alcuni libri del suo negozio, Annabel sembra decisa a comprare tutti quelli che la donna le suggerisce e quando Kathleen le fa presente che suo padre allora li dovrebbe comprare tutti, la piccola risponde «Papà mi regala tutti i libri che vuoi». Ma nella versione originale la bambina non intendeva dire tutti i libri che vuole Kathleen, ma che vuole lei, infatti dice «My dad gets me all books I want».

In un’altra scena il padre di Joe chiede al figlio come stanno andando le vendite, ed in particolare gli chiede l’andamento del reparto bambini. Lui risponde che è troppo presto per dirlo perché le scuole sono chiuse. In inglese la battuta originale era proprio il contrario «School’s not out». Infatti a rigor di logica, se le scuole fossero chiuse i bambini sarebbero liberi di andare nel loro negozio. Invece non possono perché le scuole non sono ancora chiuse.

Infine quando Joe incontra Kathleen al supermercato assistiamo ad una simpatica gag tra le corsie del negozio mentre la donna cerca di evitarlo e alla cassa quando lui la vede e vuole aiutarla con la carta di credito. In diverse battute viene detto «Buon Thanksgiving», ma sarebbe stato meglio tradurre il nome della festa, come ormai si è abituati a fare, con «Buon Ringraziamento» o «Buona festa del Ringraziamento», altrimenti uno spettatore italiano che non conosce l’inglese non sa perché tutti si facciano gli auguri.

Il film è infinitamente piacevole e delizioso, l’edizione italiana non è delle peggiori in circolazione tuttavia alcuni errori nella stesura dei dialoghi vanno a discapito della qualità generale.

Alessandra Basile

Il punto di vista di...

Per quanto riguarda la traduzione di «My dad gets me all books I want» con «Papà mi regala tutti i libri che vuoi», personalmente non credo si tratti di un errore dovuto a una momentanea confusione tra i pronomi I e you. Benché ovviamente tradurre alla lettera questa frase non sarebbe stato difficile e non capisco perché non sia stato fatto, ritengo che "tutti i libri che vuoi" voglia dire semplicemente "a bizzeffe". Come quando si dice "In questa città di autobus ne hai quanti ne vuoi". Non conoscendo la versione originale, io avevo sempre inteso la frase in questo modo. Complimenti per la recensione!

Francesco Caminiti

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