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Scheda

Soggetto:

Robert Ludlum

Sceneggiatura:

Tony Gilroy, W. Blake Herron

Regia:

Doug Liman

Prodotto da:

Hypnotic, The Kennedy/Marshall Company, Universal Pictures, Kalima Productions Gmbh & Co. Kg, Stillk

Distribuito da:

UIP

Edizione italiana:

Cast Doppiaggio

Dialoghi italiani:

Carlo Cosolo

Direttore del Doppiaggio:

Carlo Cosolo

Assistente al doppiaggio:

Andreina D

Fonico di doppiaggio:

Mario Luini

Sonorizzazione:

SEFIT-CDC

Voci:

Matt Damon:

Francesco Bulckaen

Franka Potente:

Chiara Colizzi

Chris Cooper:

Luca Biagini

Brian Cox:

Bruno Alessandro

Julia Stiles:

Barbara De Bortoli

Gabriel Mann:

Alessandro Quarta

Orso Maria Guerrini:

Orso Maria Guerrini

Adewale Akinnuoye-Agbaje:

Stefano Mondini

Clive Owen:

Danilo De Girolamo

Tim Dutton:

Pasquale Anselmo

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
3

The Bourne identity
(The Bourne Identity, Germania/Gb/Usa 2002)

Siamo di fronte a un film di spionaggio modello James Bond, con l’agente della CIA che, salvato in mare da un peschereccio italiano (nel quale si distingue un sempreverde Orso Maria Guerrini), ha perso la memoria.

Una volta tornato sulla terraferma capisce che qualcuno lo vuole uccidere; si rende conto allora di saper usare le armi, le arti marziali, di saper parlare un sacco di lingue, ma ogni volta si sorprende di se stesso.

La Bourne girl (Marie) è una ragazza incontrata per caso all’ambasciata americana, che, per denaro, lo aiuta a fuggire.

A differenza di James Bond, Jason Bourne non ha arnesi strambi con cui sventare il proprio omicidio, ma solo la sua sensibilità e la sua capacità – dovuta al suo lavoro, ma lui non lo sa – di capire in un istante che sta per succedere qualcosa.

La direzione del doppiaggio non è malvagia, ma è senza infamia e senza lode; il tutto scorre senza intoppi, senza che ci sia alcunché a farci saltare dalla sedia, sia di veramente bello sia di veramente brutto.

A proposito dell’adattamento: solitamente, in film d’azione di questo tipo non ci sono frasi troppo colte o auliche; non sarebbe stato difficile, con un po’ di attenzione in più, rendere i dialoghi un po’ meno fuori luogo.

    Tre esempi per spiegarmi:
  1. Jason dice a Marie, subito prima di intraprendere un giro per Parigi a folle velocità, contromano, inseguiti da decine di auto e moto della polizia francese: «Quanto hai cura della tua macchina?»

  2. Marie, di nazionalità tedesca, dopo aver assistito al primo tentato omicidio di Jason, dopo aver visto il suo attentatore morire lanciandosi dalla finestra, dopo aver visto la portiera del palazzo con una pallottola in fronte, dopo aver vomitato, dice: «Avevo bisogno di un drink», con un involontario effetto parodistico.

  3. Il finale, poi, è incomprensibile:
    Marie: «Hai i documenti?»
    Jason: «No, veramente»

Elisabetta Fumagalli

Il punto di vista di...

Giusto due cosette, all’inizio del film, nelle scene girate in mare i marinai non sono del tutto credibili: cioè, ci aspetteremmo di sentire delle inflessioni dialettali campane, siciliane o soprattutto liguri, vista l’area dove si svolge la storia, mentre se ne percepisce una un po’ romanesca. Poi, nel cartello di apertura, ci avvertono che siamo a 100 chilometri da Marsiglia. Però siamo in mezzo al mare, dove il “miglio” è d’obbligo. Ma il doppiaggio non è male, per me Bulkaen è giusto su Matt Damon, svagato al punto giusto, e anche la Colizzi, molto esotica sulla Potente, come la Boccanera sulla Allen e Reggente su Scott Glenn. A parte le scivolate evidenziate però questa trilogia è davvero appassionante e il suo messaggio è chiaro: il sistema cercherà sempre di costruire macchine da guerra sempre più perfette ma sempre dovrà fare i conti con l’individuo e la sua umanità. Se poi quest’individuo è anche americano, meglio, i supereroi a stelle e strisce sono i più rassicuranti anche se hanno un centinaio di omicidi sulle spalle. Chissà se Jason un giorno ci aiuterà a dipanare il caso Abu Omar, gliene saremmo grati. Ciao.

Jenny Mirabello

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