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doppiaggio sì, doppiaggio no

David Lynch dichiara :

Il doppiaggio è la rovina del cinema.
Modifica completamente la sorte, il gusto di un film

David Lynch, presentando all’ultima Mostra di Venezia il suo “Inland Empire” ha dichiarato: «Il doppiaggio è la rovina del cinema. Modifica completamente la sorte, il gusto di un film».

Il dibattito “doppiaggio sì, doppiaggio no” si mantiene accesissimo dai tempi del sondaggio guidato negli anni ’40 da Michelangelo Antonioni sulla rivista “Cinema” e vede irriducibili sostenitori dei due fronti sia tra gli spettatori sia tra i registi.

Al di là delle convinzioni personali, quello che ci ha colpito e che ci ha spinto ad approfondire l’argomento è la veemenza con cui Lynch esprime il suo legittimo parere ma che poi non investe nel sostenerlo, per esempio impedendo l’odiata pratica. L’altro fatto che ci ha fatto pensare è questo: Lynch ci sembra un autore abbastanza “intellettuale” da dare il giusto valore alle cose. Perché, allora, non vede nel doppiaggio una possibilità in più offerta alla sua opera di essere conosciuta e apprezzata e invece offende chi, con dedizione e forse anche con passione, in fondo lavora (anche) nel suo interesse?

Abbiamo voluto sentire sull’argomento, gli “attori” italiani del contendere, ovvero il distributore Valerio De Paolis della BIM, il dialoghista Giorgio Tausani e il direttore del doppiaggio Renzo Stacchi. Purtroppo Valerio De Paolis ci si è lungamente sottratto, e ce ne dogliamo in quanto tenevamo a un suo parere, che però siamo sempre pronti ad accogliere.

Qui di seguito riportiamo invece il parere di Giorgio Tausani e Renzo Stacchi, che hanno mostrato grande disponibilità a questa sorta di “intervista allo specchio”.

Intervistæ "allo specchio"

Giorgio Tausani [dialoghista]

Renzo Stacchi [direttore di doppiaggio]

Nota della redazione

Tutti i lettori, spettatori e addetti ai lavori, sono invitati a intervenire sull’argomento con "aggiungi il tuo punto di vista" in fondo alla pagina.

Replica [venerdì 27.04.2007 15.42]

Le affermazioni sul doppiaggio fatte da David Lynch a Venezia mi hanno inizialmente lasciato perplesso, anche perché non è la prima volta che qualcuno spara a zero su questa nefanda pratica, quella del doppiaggio, solo per finire sui giornali e quindi fare pubblicità a un film che forse ritiene debole e bisognoso di promozione. In questo caso però l’espediente non ha funzionato, visto che il film – pur ben doppiato da stimati professionisti – ha avuto un incasso inferiore ai 300.000 euro.

Ora non è ben chiaro se Lynch ha avuto una brutta esperienza in merito al doppiaggio in Italia dei suoi film precedenti o se ha un pregiudizio generale sul doppiaggio, ma nel primo caso non si può che suggerirgli di scegliere meglio i professionisti che hanno a che fare con le sue opere invece di lasciarli doppiare un tanto al chilo, nel secondo caso imponga che non vengano doppiati, ma in questo caso sia anche consapevole che una simile scelta sarebbe un piccolo grande danno culturale per il nostro pubblico il quale si vedrebbe privato dell’accesso alla comprensione.

Sono concorde quindi con quanto affermato dai miei amici e colleghi, tranne che per l’aspetto legato alla libertà di scelta dell’autore: il regista secondo il nostro ordinamento legislativo ha tutti i diritti, in via esclusiva – insieme con gli altri autori – sull’opera, e quindi anche quello di autorizzare o meno la sua traduzione, cioè il doppiaggio o il sottotitolaggio; il fatto di mettere a disposizione del pubblico il film non gli fa perdere il diritto di vietarne ogni manipolazione; al contrario l’ordinamento definito dalle leggi statunitensi (e in generale da quelle della loro area di influenza, vedi UK e Australia) non prevede i così detti diritti morali, che però il regista può rivendicare individualmente in ambito contrattuale.

Ragion per cui, visto che la coerenza è una caratteristica umana che fa sempre la differenza, se l’atteggiamento del regista dovesse essere quello del rifiuto del doppiaggio, dovrebbe specificarlo contrattualmente, quanto meno per onestà intellettuale nei confronti di chi si impegna artisticamente e professionalmente affinché la sua opera sia divulgata nel migliore dei modi possibili.

Personalmente ritengo che dietro questi atteggiamenti che si richiamano alla vecchia querelle degli anni ‘30 altro non ci sia oggi che una visione solipsistica e provinciale della cultura e stupisce che autori (e produttori, e distributori, e istituzioni) non siano in grado di elaborare un pensiero diverso in questo ambito, tanto da non capire neanche che più si chiamano fuori da una discussione concreta che garantisca loro la massima qualità, più - nel disinteresse generale - sarà vittoriosa la logica del mercato che prevede al prezzo più basso la qualità in funzione direttamente proporzionale; contenti loro...

contenti tutti?

Mario Paolinelli

Replica [martedì 02.10.2007 16.27]

Ho letto non so dove che i film di almodovar sono più visti da noi doppiati che in Spagna in originale, però almodovar dice che non devono essere doppiati;
ora delle due l’una: o vuoi fare i soldi o ti vedono in meno che in spagna, o forse non ti ci fanno neanche uscire.

Xké invece non fanno come kubrik che seguiva tutti i doppiaggi se ci tengono ai loro film, così magari il doppiaggio migliora e non rimpiangiamo i sottotitoli.
Dico, un biglietto costa sette euro, ma Xkè devo sentire un doppiaggio di schifo? io ormai al cinema ci vado solo se so che è doppiato bene e gli altri me li vedo a casa di amici che se li scaricano in rete, è molto meglio e coi soldi del cine ci facciamo portare le pizze

siete forti asinc, ciao

Fabrizio

Replica [lunedì 25.02.2008 12.50]

Abbiamo i doppiatori più bravi.
Capita che recitino pure meglio degli attori...
A Linch e ad Almodovar vorrei dire che i dvd hanno la possibilità anche di avere la lingua originale con i sottotitoli, quindi che si occupino delle traduzioni secondo il loro 'genio'. Siccome un numero estremamente piccolo di persone conosce l'inglese perfettamente (l'americano nel caso dei films di Lynch) o lo spagnolo, che poi comprende catalano eccetera, saremmo comunque limitatamente capaci di apprezzare fino in fondo la recitazione in lingua originale. Al cinema siete una risorsa a cui non vogliamo rinunciare, fidatevi! Grazie per il vostro importante lavoro.

Paola

Replica [mercoledì 18.03.2008 21.09]

Buonasera,
sono Francesco e sto frequentando un corso di doppiaggio a Bologna. Ritengo assolutamente necessario il doppiaggio di qualsivoglia opera, prodotto, capolavoro che approdi in Italia.
Se non fosse così anche un regista cinese o svedese potrebbe rivendicare il diritto della lingua originale...
e allora si che avrebbe successo.
Non si può proporre un film in lingua originale, chi lo capirebbe??
Per non parlare del fatto che spesso è proprio il doppiaggio a tirare su un film con attori non tanto incisivi quanto i nostri doppiatori fenomeni e professionisti.

Saluti

Francesco

Replica [martedì 02.03.2010 14.53]

Anche io mi chiamo Francesco e il mio sogno sarebbe diventare doppiatore...

Lynch forse non si rende conto dell'importanza artistica in primo luogo di questa professione. La voce ci regala la comprensione in una maniera incredibilmente espressiva e con i grandi doppiatori che abbiamo in Italia, possiamo solo ringraziare chi questo lavoro lo fa seriamente e con passione. Se Lynch fosse un vero artista apprezzerebbe la trasmissione delle sue opere e la fatica di altri artisti che si impegnano per divulgarle....ma ho i miei dubbi!

Grazie a tutti voi per il vostro impegno e il vostro lavoro.

Francesco

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